Sicurezza
«Ma noi stiamo lavorando per il rilancio»
L’azienda: i primi risultati sono nei limiti degli impegni assunti. I problemi più seri in Campania e nel Lazio
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VIGNALE. Poco dopo la fine dell’assemblea di Vignale, Unicoop Tirreno ha diffuso una nota in cui sostiene di essere «impegnata nel risanamento e nel rilancio dell’impresa secondo gli obiettivi fissati nel piano industriale 2017-2019. Il rilancio passa, oltre che dal miglioramento della gestione caratteristica, dalla riorganizzazione aziendale e dalla riduzione dei costi».
«Oltre a prevedere un generale efficientamento – prosegue l’azienda – la riorganizzazione passa attraverso il rilancio dei punti vendita dai quali ci si attende un miglioramento dei risultati (su alcuni nel 2017 la Cooperativa ha compiuto investimenti), ma pure con chiusure e cessioni di punti vendita in forte perdita. Parimenti si sta procedendo nella riduzione dei costi dei servizi che la sede di Vignale eroga a supporto delle attività di vendita e, più in generale, dei costi di funzionamento della cooperativa. I risultati che si registrano e le stime che si stanno proiettando per il ’17 si collocano entro i limiti che la cooperativa si è assegnata e degli impegni assunti con le coop finanziatrici. Determinante sarà il lavoro di questi ultimi mesi e la chiusura dell’esercizio annuale. Su queste basi si delineerà lo sviluppo del piano nel 2018».
Rispetto agli accordi sindacali sottoscritti Unicoop spiega che «consentono di conseguire l’obiettivo di minimizzare, con l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, gli effetti della riorganizzazione sulle persone».
Unicoop Tirreno occupa oltre 4mila dipendenti di cui oltre 400 facenti capo alle attività di sede. «A oggi – ricorda l’azienda – in coerenza con gli accordi sindacali, è stata definita l’uscita incentivata di 200 persone e il ricorso alla cassa integrazione di 130 persone a Vignale e la ricollocazione in altri punti vendita del personale di rete in esubero per chiusure ed efficientamenti con ricorso a contratti di solidarietà. Su Vignale, lo schema di utilizzo della cassa integrazione – prosegue – impatta su 62 persone. In coerenza con gli obiettivi del piano nel 2017 sono stati chiusi 8 punti vendita (4 in Toscana e 4 nel Lazio) che presentavano irrecuperabili perdite e il personale è stato ricollocato».
Il problema più serio viene individuato dall’azienda nei due punti vendita della Campania e in quello di Terracina (dove sono occupate 130 persone) «che registrano perdite per circa 2,5 milioni annui. La ricollocazione di tutto il personale è insostenibile. Per quanto riguarda le esternalizzazioni si sperimentano soluzioni che riguarderanno 5 persone in sede e una decina in 3 punti vendita del Lazio. Comprendiamo la preoccupazione dei lavoratori ma la cooperativa – è la conclusione – non può sottrarsi al dovere di adottare tutte le possibili azioni di riorganizzazione per ridurre perdite e costi operativi».
«Oltre a prevedere un generale efficientamento – prosegue l’azienda – la riorganizzazione passa attraverso il rilancio dei punti vendita dai quali ci si attende un miglioramento dei risultati (su alcuni nel 2017 la Cooperativa ha compiuto investimenti), ma pure con chiusure e cessioni di punti vendita in forte perdita. Parimenti si sta procedendo nella riduzione dei costi dei servizi che la sede di Vignale eroga a supporto delle attività di vendita e, più in generale, dei costi di funzionamento della cooperativa. I risultati che si registrano e le stime che si stanno proiettando per il ’17 si collocano entro i limiti che la cooperativa si è assegnata e degli impegni assunti con le coop finanziatrici. Determinante sarà il lavoro di questi ultimi mesi e la chiusura dell’esercizio annuale. Su queste basi si delineerà lo sviluppo del piano nel 2018».
Rispetto agli accordi sindacali sottoscritti Unicoop spiega che «consentono di conseguire l’obiettivo di minimizzare, con l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, gli effetti della riorganizzazione sulle persone».
Unicoop Tirreno occupa oltre 4mila dipendenti di cui oltre 400 facenti capo alle attività di sede. «A oggi – ricorda l’azienda – in coerenza con gli accordi sindacali, è stata definita l’uscita incentivata di 200 persone e il ricorso alla cassa integrazione di 130 persone a Vignale e la ricollocazione in altri punti vendita del personale di rete in esubero per chiusure ed efficientamenti con ricorso a contratti di solidarietà. Su Vignale, lo schema di utilizzo della cassa integrazione – prosegue – impatta su 62 persone. In coerenza con gli obiettivi del piano nel 2017 sono stati chiusi 8 punti vendita (4 in Toscana e 4 nel Lazio) che presentavano irrecuperabili perdite e il personale è stato ricollocato».
Il problema più serio viene individuato dall’azienda nei due punti vendita della Campania e in quello di Terracina (dove sono occupate 130 persone) «che registrano perdite per circa 2,5 milioni annui. La ricollocazione di tutto il personale è insostenibile. Per quanto riguarda le esternalizzazioni si sperimentano soluzioni che riguarderanno 5 persone in sede e una decina in 3 punti vendita del Lazio. Comprendiamo la preoccupazione dei lavoratori ma la cooperativa – è la conclusione – non può sottrarsi al dovere di adottare tutte le possibili azioni di riorganizzazione per ridurre perdite e costi operativi».
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