Sicurezza
«Parco e giardino, da qui il rilancio delle ville»
di Luigi Cignoni
Parla la direttrice, Antonia D’Aniello, dopo i risultati non buoni della stagione «A San Martino e ai Mulini vogliamo dare un aspetto migliore, fin dall’esterno»
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PORTOFERRAIO . Probabilmente, a influenzare la scelta dell’Imperatore francese per l’acquisto della villa di San Martino dalla famiglia Manganaro, fu la presenza dell’olivo monumentale che sorge nei pressi della scala di accesso agli appartamenti del primo piano. Un’enorme pianta che, con il suo abbondante fogliame, faceva ombrello riparando dal sole chi si accingeva a salire le scale per entrare nell’abitazione. Luogo ideale di pace e di tranquillità. Ecco cosa dovette trasmettere a Napoleone la vista del secolare olivo, l’albero citato in tutte le letterature dei popoli che si affacciano al Mediterraneo e con esso anche il bosco e la vigna, al punto da spingerlo nell’acquisto, grazie ai soldi messi a disposizione dalla sorella Paolina. Oggi questo enorme distesa di verde è diventato parco. E la direttrice delle regge napoleoniche, Antonia D’Aniello, ci ha messo gli occhi addosso per recuperare, valorizzare il sito e metterlo a disposizione dei visitatori.
«Il nostro primo obiettivo che vogliamo raggiungere – dice D’Aniello – è quello di migliorare in modo coordinata quello che è esterno alle regge, non necessariamente fermandosi al periodo in cui Bonaparte abitò questi luoghi. Si tratta di case che hanno una storia e che preesistevano al 1814 (anno in cui il sovrano francese prese possesso del Principato dell’Elba) e che hanno continuato a esistere anche dopo il 1815, giungendo a noi. Abbiamo quindi pensato a investire i fondi del Polo Museale Toscano destinati all’Elba al parco di San Martino e al giardino dei Mulini». Intanto si è proceduto a sistemare l’ingresso della galleria Demidoff, il viale d’accesso e le aiuole che si trovano all’entrata; successivamente si è passati al parco. «Si è trattato di effettuare un primo grossolano intervento costituito da pulire il sentiero d’accesso e di piantare altre specie arborei comuni della zona nei luoghi ritenuti più opportuni. La nostra prima preoccupazione è stata quella della messa in sicurezza del luogo, visto che si apriva al pubblico. Credo che effettuando questo percorso, esterno alla casa di campagna di Napoleone, credo che si abbia una migliore comprensione del luogo e anche della scelta che ha compiuto il generale prediligendo questo sito ad altri»”.
E per quanto riguarda la storia della villa cosa ha intenzione di fare?
«Ripercorre le tappe dei passaggi di proprietà successivi. Si sa che dopo i cento giorni cambiarono i padroni, finché fu acquistata dal principe Demidoff. Lo Stato italiano divenne proprietario nel 1930, dopo la famiglia Pullè e poi in parte Bernardo Barbiellini Amidei».
E per quanto riguarda la reggia de’Mulini?
«Intervenire anche qui nel giardino storico e cercare di ripristinare il camminamento sulle mura medicee da forte Stella a forte Falcone. Probabilmente quando si trasferì qui Napoleone, i campi sul retro della reggia dovevano giacere nel più completo abbandono. Si sa che il generale fece venire da Parigi il suo giardiniere preferito, Claude Hollard. L’obiettivo era quello di ricreare, su un’isola in mezzo al Tirreno, un ambiente piacevole, ricco di piante e di fiori che in un certo senso gli rinverdissero alla memoria le residenze che aveva lasciato a Parigi. Una piacevole illusione che gli potesse mitigare le amarezze quotidiane». I due musei elbani saranno riconosciuti sì come scrigno di testimonianze del passato, occasioni di studio per le nuove generazioni, ma anche luoghi in cui i visitatori provino diletto nel visitarli.
«Il nostro primo obiettivo che vogliamo raggiungere – dice D’Aniello – è quello di migliorare in modo coordinata quello che è esterno alle regge, non necessariamente fermandosi al periodo in cui Bonaparte abitò questi luoghi. Si tratta di case che hanno una storia e che preesistevano al 1814 (anno in cui il sovrano francese prese possesso del Principato dell’Elba) e che hanno continuato a esistere anche dopo il 1815, giungendo a noi. Abbiamo quindi pensato a investire i fondi del Polo Museale Toscano destinati all’Elba al parco di San Martino e al giardino dei Mulini». Intanto si è proceduto a sistemare l’ingresso della galleria Demidoff, il viale d’accesso e le aiuole che si trovano all’entrata; successivamente si è passati al parco. «Si è trattato di effettuare un primo grossolano intervento costituito da pulire il sentiero d’accesso e di piantare altre specie arborei comuni della zona nei luoghi ritenuti più opportuni. La nostra prima preoccupazione è stata quella della messa in sicurezza del luogo, visto che si apriva al pubblico. Credo che effettuando questo percorso, esterno alla casa di campagna di Napoleone, credo che si abbia una migliore comprensione del luogo e anche della scelta che ha compiuto il generale prediligendo questo sito ad altri»”.
E per quanto riguarda la storia della villa cosa ha intenzione di fare?
«Ripercorre le tappe dei passaggi di proprietà successivi. Si sa che dopo i cento giorni cambiarono i padroni, finché fu acquistata dal principe Demidoff. Lo Stato italiano divenne proprietario nel 1930, dopo la famiglia Pullè e poi in parte Bernardo Barbiellini Amidei».
E per quanto riguarda la reggia de’Mulini?
«Intervenire anche qui nel giardino storico e cercare di ripristinare il camminamento sulle mura medicee da forte Stella a forte Falcone. Probabilmente quando si trasferì qui Napoleone, i campi sul retro della reggia dovevano giacere nel più completo abbandono. Si sa che il generale fece venire da Parigi il suo giardiniere preferito, Claude Hollard. L’obiettivo era quello di ricreare, su un’isola in mezzo al Tirreno, un ambiente piacevole, ricco di piante e di fiori che in un certo senso gli rinverdissero alla memoria le residenze che aveva lasciato a Parigi. Una piacevole illusione che gli potesse mitigare le amarezze quotidiane». I due musei elbani saranno riconosciuti sì come scrigno di testimonianze del passato, occasioni di studio per le nuove generazioni, ma anche luoghi in cui i visitatori provino diletto nel visitarli.
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