Il Tirreno

«Aferpi giù a pezzi, c’è il rischio amianto»

«Aferpi giù a pezzi, c’è il rischio amianto»

Legambiente dà l’allarme. Il pericolo più serio è la vecchia cokeria 27 forni, puntellata per evitare il crollo

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PIOMBINO. La questione delle demolizioni mai avviate rappresenta un altro dei problemi dello stabilimento Aferpi, stavolta di tipo ambientale: Legambiente infatti si dice preoccupata «da capannoni con lamiere arrugginite, una gru su via Portovecchio ferma da dieci anni, ma soprattutto gli impianti imbottiti di amianto friabile che a ogni alito di vento possono portare dentro la fabbrica, dove alcuni operai continuano a lavorare, e in città, fibre di questo pericolosissimo inquinante».

In particolare c’è un problema di stabilità della vecchia cokeria 27 forni, ferma da anni, puntellata di recente per evitare che si inclinasse ancor più pericolosamente. Lì in particolare c’è il timore che «questi impianti che contengono amianto in molteplici forme – – sostiene Legambiente – possano rompersi, fessurarsi, addirittura crollare. E allora sarebbe un disastro ambientale ed economico, perché lo smantellamento e la bonifica di un impianto che sta ancora in piedi ha un costo notevole ma quello di uno crollato è dieci volte tanto».

Il tema dunque è quello del degrado impiantistico, «con lo spolveramento di tutti quei componenti coibentati – spiega ancora Legambiente – utilizzando amianto nella pericolosissima forma friabile», ma preoccupa anche «la presenza di cemento–amianto, reso ugualmente pericoloso dal degrado o dal mancato trattamento. Il peggioramento della stabilità di alcuni manufatti potrebbe causarne il crollo con conseguenze gravissime: nuvole di polvere di amianto potrebbero invadere la città».

L’amianto friabile, materiale termoisolante e antincendio, è stato infatti spruzzato per rivestimenti, utilizzato in pannelli termoisolanti, in rivestimenti inferiori di pavimenti, per isolamento di tubi, per pannelli antincendio, in apparecchi e vecchi quadri elettrici.

Legambiente dice anche di aver segnalato «da più di due mesi all’amministrazione comunale il problema, e ci è stato riferito di riunioni fra varie istituzioni, fra cui la Regione, lettere di richiesta informazioni ad Aferpi, ma non abbiamo notizie di ispezioni da parte di tecnici di strutture pubbliche per verificare lo stato di sicurezza e di inquinamento».

Secondo i piani di Aferpi lo smantellamento delle batterie 27 e 43 forni della cokeria avrebbe dovuto iniziare ad aprile e concludersi a ottobre del 2016. Un piano di demolizioni che la crisi complessiva del progetto algerino ha di fatto cancellato. Legambiente chiede dunque risposte e un impegno delle istituzioni «a ricercare finanziamenti per gli smantellamenti e la bonifica degli impianti. Ormai si è capito che Aferpi o altri privati non intendono muoversi per smantellare e bonificare gli impianti, solo per la cokeria occorrerono decine di milioni».



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