Sicurezza
Il Pd in cerca di una mediazione
di Cristiano Lozito
I vertici nazionali chiedono un passo indietro ad Anselmi e Maestrini. Ma il finale non è scontato
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PIOMBINO. Dopo un mese di cannonate sui giornali e sui social, con scambi di accuse pesantissime sul caso dei contestati tesseramenti precongressuali, il Pd ormai da giorni sembra aver perso la parola: una consegna del silenzio ispirata dal livello nazionale del partito, nel tentativo di raffreddare gli animi e di lavorare sotto traccia per una mediazione dal finale clamoroso.
Il tentativo di ricomposizione tra le parti (per la segreteria dalla federazione sono in lizza Carla Maestrini e Massimiliano Roventini, per l’unione comunale Ettore Rosalba e Gianni Anselmi) con l’obiettivo di evitare che il congresso si trasformi in una guerra, infatti prevederebbe il ritiro dalla competizione dei veri protagonisti della vicenda, come atto di responsabilità nei confronti del partito: Maestrini dunque lascerebbe spazio a Roventini, Anselmi a Rosalba. Un accordo che porterebbe con sé anche un’equa suddivisione degli incarichi negli organismi dirigenti del partito.
Su questa soluzione si sono svolte riunioni nei due schieramenti nei giorni scorsi, ma ancora l’accordo non c’è. Secondo varie fonti al momento c’è solo la disponibilità di Maestrini, condizionata all’impegno a una pacificazione che non sia solo di facciata, mentre il gruppo che fa capo ad Anselmi non pare ancora convinto. Certo una decisione arriverà nel giro delle prossime ore, visto che per domani è convocata la commissione nazionale chiamata a pronunciarsi sui tesseramenti contestati.
Per capire l’importanza assunta dal caso piombinese, basta dire che la vicenda è supervisionata da Luca Lotti, ministro dello Sport ma soprattutto uomo di fiducia di Matteo Renzi. Le recenti batoste elettorali in Toscana, precedute sempre da sanguinose divisioni interne, preoccupano l’ex premier in vista delle elezioni 2018 a Pisa, Massa e Siena. A Piombino la componente “orlandiana” è ancora solida con la sottosegretaria Silvia Velo e il coordinatore regionale Valerio Fabiani, segretario uscente, inoltre la città è in una crisi profonda quando manca un anno e mezzo alle elezioni. Elementi che, uniti alla percezione dello sconcerto nella base per uno scontro congressuale mai così violento, sembrano aver consigliato i vertici nazionali del partito a tentare una ricomposizione (oltre tutto renziani doc sono presenti in entrambe le componenti), per essere competitivi alle comunali del 2019.
L’esito del tentativo di mediazione comunque non è affatto scontato: la corsa al tesseramento dell’ultimo mese ha portato complessivamente ai due schieramenti un migliaio di nuovi iscritti, motivati in gran parte dalla volontà di partecipare a quello che è stato rappresentato come uno scontro finale. Dir loro che non importa più, che si è fatta la pace dopo tutto quello che è stato detto e scritto, non è una cosa facile.
Il tentativo di ricomposizione tra le parti (per la segreteria dalla federazione sono in lizza Carla Maestrini e Massimiliano Roventini, per l’unione comunale Ettore Rosalba e Gianni Anselmi) con l’obiettivo di evitare che il congresso si trasformi in una guerra, infatti prevederebbe il ritiro dalla competizione dei veri protagonisti della vicenda, come atto di responsabilità nei confronti del partito: Maestrini dunque lascerebbe spazio a Roventini, Anselmi a Rosalba. Un accordo che porterebbe con sé anche un’equa suddivisione degli incarichi negli organismi dirigenti del partito.
Su questa soluzione si sono svolte riunioni nei due schieramenti nei giorni scorsi, ma ancora l’accordo non c’è. Secondo varie fonti al momento c’è solo la disponibilità di Maestrini, condizionata all’impegno a una pacificazione che non sia solo di facciata, mentre il gruppo che fa capo ad Anselmi non pare ancora convinto. Certo una decisione arriverà nel giro delle prossime ore, visto che per domani è convocata la commissione nazionale chiamata a pronunciarsi sui tesseramenti contestati.
Per capire l’importanza assunta dal caso piombinese, basta dire che la vicenda è supervisionata da Luca Lotti, ministro dello Sport ma soprattutto uomo di fiducia di Matteo Renzi. Le recenti batoste elettorali in Toscana, precedute sempre da sanguinose divisioni interne, preoccupano l’ex premier in vista delle elezioni 2018 a Pisa, Massa e Siena. A Piombino la componente “orlandiana” è ancora solida con la sottosegretaria Silvia Velo e il coordinatore regionale Valerio Fabiani, segretario uscente, inoltre la città è in una crisi profonda quando manca un anno e mezzo alle elezioni. Elementi che, uniti alla percezione dello sconcerto nella base per uno scontro congressuale mai così violento, sembrano aver consigliato i vertici nazionali del partito a tentare una ricomposizione (oltre tutto renziani doc sono presenti in entrambe le componenti), per essere competitivi alle comunali del 2019.
L’esito del tentativo di mediazione comunque non è affatto scontato: la corsa al tesseramento dell’ultimo mese ha portato complessivamente ai due schieramenti un migliaio di nuovi iscritti, motivati in gran parte dalla volontà di partecipare a quello che è stato rappresentato come uno scontro finale. Dir loro che non importa più, che si è fatta la pace dopo tutto quello che è stato detto e scritto, non è una cosa facile.
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