Il Tirreno

Marina di Salivoli, voglia di crescere

di Guido Fiorini
Marina di Salivoli, voglia di crescere

Subito i primi interventi per migliorare l’accoglienza, ma torna l’idea dell’ampliamento. E il sindaco è possibilista

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PIOMBINO. Intanto il “refitting”, per migliorare l’accoglienza, ma il sogno della Marina di Salivoli è riuscire ad ampliare il porto, per dare una risposta sia ai 98 soci in lista di attesa, sia ai 152 aspiranti soci che vorrebbero un posto a poche miglia dall’Elba (e che aspettano dal 2000), ma soprattutto per poter ospitare quelle imbarcazioni che adesso sono costrette ad andare altrove.

E, ieri mattina, alla presentazione dei primi interventi nealla sala conferenze del porto, il sindaco Massimo Giuliani ha scelto parole di grande apertura: «Questa città sta cercando un’altra identità – ha detto –, anche se molte cose sono già nel nostro Dna. Bene quindi che riparta l’acciaieria, in una versione ambientalmente sostenibile, ma questo non deve togliere nulla alle nuove opportunità. Fra queste c’è l’economia del mare, sia per l’itticoltura, sono interessati a noi anche dalla Fondazione principe Alberto II di Monaco che cerca partner nel Mediterraneo, che per il diportismo. In questo senso – ha aggiunto, rivolgendosi al presidente del Marina di Salivoli Vincenzo Dinolfo e al consigliere Mario Pelagatti – del vostro progetto possiamo parlarne. Anzi, dobbiamo parlarne».

Intanto la società ha messo in archivio una stagione estiva 2017 molto positiva, con presenze in crescita in mare e a terra e, soprattutto, ha superato le difficoltà economiche ereditate, facendo quadrato attorno all’attuale “governo” del porto stesso.

Forte di questa nuova solidità economica il Marina di Salivoli ha messo in programma una serie di interventi che miglioreranno l’accoglienza, in attesa dell’ampliamento.

«Gli obiettivi all’orizzonte sono diversi e ambiziosi – dice lo stesso Mario Pelagatti – ma tutti alla nostra portata. Una novità importante sarà rappresentata dalla collaborazione che abbiamo intrapreso con Navigo Scarl e con il Distretto tecnologico per la nautica e la portualità toscana, per far diventare il Marina di Salivoli un porto digitale, senza troppa carta».

Arriveranno quindi boe intelligenti, che potranno essere prenotate via web e che, al tempo stesso, daranno una lettura istantanea di inquinamento e moto ondoso.

«Ma pensiamo anche al dragaggio delle sabbie antistanti l’ingresso del porto e alla posa di moduli in cemento per impedire che si ridepositino. Non ci possiamo permettere, ogni anno, di scavare il fondale per consentire l’accesso alle imbarcazioni più grandi. Questo porterà benefici economici alla Marina, ma anche alla città di Piombino, visto che ogni barca ha un notevole impatto».

Allo studio, se il Comune darà gli strumenti urbanistici necessari, ci sono anche dei camminamenti che colleghino il porto sia con la zona di Punta Falcone e quindi Calamoresca, sia con la zona di piazza Bovio e la Marina. «Piombino è a due passi – dice ancora Pelagatti – ma chi viene nel nostro porto non riesce a viverlo in pieno. A Porto Azzurro hanno realizzato un camminamento per Terranera che è percorso da tantissime persone. Noi pensiamo a qualcosa di simile, la città ne avrebbe solo un beneficio. Perché è bene ricordare che i porti in generale sono una vetrina dei comprensori sui quali si affacciano e sono la via d’accesso naturale al territorio».

Sul possibile ampliamento del porto interviene anche il presidente, Vincenzo Dinolfo: «Il progetto è molto bello e non ha impatto ambientale di alcun genere. Ci consentirà di ampliare la nostra offerta e magari ospitare manifestazioni di grande interesse. In occasione della 100 di Montecristo, per esempio, avremmo potuto ospitare grandi barche d’epoca, con un richiamo incredibile per la città, ma non è stato possibile, per gli spazi e i fondali».

In arrivo, fra non molto, c’è anche il porto della Chiusa, a sud della città. Ma al Marina di Salivoli lo accolgono con interesse e spirito di collaborazione: «Loro hanno grandi spazi a terra che noi non abbiamo – commenta Pelagatti –, in particolare per la cantieristica. Quindi ci potrà essere solo collaborazione. Adesso quando una barca ha bisogno di interventi deve andare all’Esaom a Portoferraio o a Scarlino, un polo qui sarebbe solo un vantaggio. E poi loro avranno gli spazi per i grandi yacht da diporto, qè la loro collocazione naturale».

@guifiorini . ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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