Sicurezza
il sindaco
«Cassa Depositi e prestiti può entrare»
E sulle bonifiche: solo un bando su quattro è stato espletato
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PIOMBINO. Al momento della parola alla politica in sala sale la tensione. Così se da una parte Daniele Pasquinelli alimenta la polemica: «Ci accusavano di fare terrorismo. Il vero problema è che nessuno ha vigilato davvero, dal ministero, su ciò che prometteva Rebrab. E la questione non è far ripartire la siderurgia, ma tutto il sistema economico di Piombino» e Valerio Fabiani parla invece di «necessità di coesione per uscire dalla crisi» dall’altra al momento dell’intervento del sindaco Massimo Giuliani quelli del Camping Cig si alzano e espongono una serie di cartelli polemici. Sono minuti di tensione, qualcuno dice che l’assemblea è chiusa, in molti si vestono per andarsene, poi la ragione prevale e il sindaco, in qualche modo, può intervenire.
«Alcune cose, a questo punto, sono irrinunciabili. Intanto il superamento dell’era-Rebrab. Ma, non ci possiamo permettere che i lavoratori escano del tutto dal mondo del lavoro, quindi almeno i laminatoi devono continuare a produrre. Ci sono questi 300 milioni per le aree di crisi complessa che possono essere una grande occasione. E per quanto riguarda la nuova società, adesso è possibile anche far entrare Cassa Depositi e prestiti, con una percentuale azionaria. Prima con Aferpi, a totale controllo Cevital, non era possibile».
Colare acciaio, anche il sindaco ritiene che sia fondamentale: «L’obiettivo deve essere questo, ma non vanno limitate in alcun modo le possibilità che ha questa città. Insomma, non possiamo tornare a una monocultura. La variante industriale, che qualcuno chiama erroneamente variante Aferpi, va proprio in questa direzione, liberando spazi vicino alla città per nuove attività. Così come serve un nuovo accordo di programma che abbia, anche, delle misure speciali per la sua attuazione. Quello che è in vigore adesso, sono sincero, ha i suoi limiti proprio in questo».
E poi le bonifiche. Il sindaco neppure rammenta i “famosi” 50 milioni di cui nessuno sa più dove siano. Ma di quanto fatto, o meglio non fatto, da Invitalia, parla in modo chiaro: «Dei quattro bandi aperti da Invitalia, peraltro per la progettazione, ne è stato espletato solo uno. E c’è anche un ricorso al Tar che, come al solito, allunga i tempi in modo pesante. Inoltre ci sono da rimuovere i cumuli di rifiuti e da demolire gli impianti. Insomma siamo in piena criticità ambientale e se non risolviamo questo problema è difficile pensare ad altro».
In qualche modo, però, Piombino deve tornare a vivere con qualche prospettiva: «Forse la criticità della tenuta sociale della città non è chiara a tutti, siamo in un vero e proprio terremoto. Ogni giorno ho famiglie che vengono a raccontarmi condizioni di grande disagio. Abbiamo la grande occasione del porto, non ce ne sono molti in Italia come il nostro, ma il Governo deve metterci almeno altri 150 milioni di euro per completarlo. E decisivi saranno anche i collegamenti: il primo lotto della 398 è finanziato, ma servirà anche il secondo». (g.fior.)
«Alcune cose, a questo punto, sono irrinunciabili. Intanto il superamento dell’era-Rebrab. Ma, non ci possiamo permettere che i lavoratori escano del tutto dal mondo del lavoro, quindi almeno i laminatoi devono continuare a produrre. Ci sono questi 300 milioni per le aree di crisi complessa che possono essere una grande occasione. E per quanto riguarda la nuova società, adesso è possibile anche far entrare Cassa Depositi e prestiti, con una percentuale azionaria. Prima con Aferpi, a totale controllo Cevital, non era possibile».
Colare acciaio, anche il sindaco ritiene che sia fondamentale: «L’obiettivo deve essere questo, ma non vanno limitate in alcun modo le possibilità che ha questa città. Insomma, non possiamo tornare a una monocultura. La variante industriale, che qualcuno chiama erroneamente variante Aferpi, va proprio in questa direzione, liberando spazi vicino alla città per nuove attività. Così come serve un nuovo accordo di programma che abbia, anche, delle misure speciali per la sua attuazione. Quello che è in vigore adesso, sono sincero, ha i suoi limiti proprio in questo».
E poi le bonifiche. Il sindaco neppure rammenta i “famosi” 50 milioni di cui nessuno sa più dove siano. Ma di quanto fatto, o meglio non fatto, da Invitalia, parla in modo chiaro: «Dei quattro bandi aperti da Invitalia, peraltro per la progettazione, ne è stato espletato solo uno. E c’è anche un ricorso al Tar che, come al solito, allunga i tempi in modo pesante. Inoltre ci sono da rimuovere i cumuli di rifiuti e da demolire gli impianti. Insomma siamo in piena criticità ambientale e se non risolviamo questo problema è difficile pensare ad altro».
In qualche modo, però, Piombino deve tornare a vivere con qualche prospettiva: «Forse la criticità della tenuta sociale della città non è chiara a tutti, siamo in un vero e proprio terremoto. Ogni giorno ho famiglie che vengono a raccontarmi condizioni di grande disagio. Abbiamo la grande occasione del porto, non ce ne sono molti in Italia come il nostro, ma il Governo deve metterci almeno altri 150 milioni di euro per completarlo. E decisivi saranno anche i collegamenti: il primo lotto della 398 è finanziato, ma servirà anche il secondo». (g.fior.)
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