Sicurezza
A Roma per i lavoratori dell’indotto
Domani manifestazione al ministero. Intanto ieri in Aferpi si è rivisto Benikene che ha accompagnato alcuni visitatori
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PIOMBINO. Non si sblocca il caso del mancato riutilizzo dei residui degli ammortizzatori in deroga, pari a 30 milioni, che potrebbero essere utilizzati dalla Regione in favore dei lavoratori dell’indotto.
La Regione di recente ha ribadito di aver completato tutti i passaggi necessari allo sblocco di queste risorse, tra cui la rendicontazione all’Inps delle somme non spese nel triennio 2014-2016 per queste misure. L’Inps invece non avrebbe ancora certificato la rendicontazione.
Da qui nasce la manifestazione promossa da Fim, Fiom e Uilm per domani a Roma davanti al ministero del Lavoro. Un sit-in dalle 11 e la richiesta di essere ricevuti al ministero.
Le organizzazioni sindacali raccolgono ancora adesioni: partenza domani alle 6 dal terminal bus di Piombino, tappa a Venturina alle 6,20 al parcheggio della Fiera. La battaglia è in favore dei lavoratori dell’indotto ex Lucchini, che oggi non solo non hanno prospettive di lavoro, ma hanno pure esaurito tutti gli ammortizzatori sociali.
I 30 milioni della Regione, se arrivasse l’atteso sblocco dell’Inps, potrebbero dare una risposta seppur minima al problema di chi non ha trovato ricollocazione e nemmeno ha più forme di sostegno: a loro andrebbero 500 euro per sei mesi.
Il giorno dopo, giovedì 19, al Phalesia si torna a parlare di Aferpi con l’attivo dei delegati, in realtà una riunione aperta a istituzioni, associazioni di categoria, partiti.
I sindacati hanno chiesto a Carlo Calenda un incontro urgente, mentre si attende di capire se il ministro vedrà la proprietà algerina prima del 31 ottobre, termine ultimo per presentare un partner finanziario o annunciare la cessione dello stabilimento, su cui varie fonti testimoniano delle difficoltà incontrate nella trattativa con Sajjan Jindal. Ieri poi dopo tre mesi si è rivisto in fabbrica l’ad di Aferpi, Said Benikene, per accompagnare in visita alcuni rappresentanti di una società mediorientale.
In realtà l’incontro tra il ministro e la proprietà ha una data possibile, e cioè il 20, giorno in cui è convocato il cda di Aferpi. Certo è difficile immaginare che Calenda voglia arrivare al 31 senza un faccia a faccia con Benikene, per capire la posizione della proprietà. Non filtrano indiscrezioni dal ministero, ma certo l’atteggiamento tenuto da Calenda nell’ultimo periodo, prima appunto con la formalizzazione dell’ultimatum a Rebrab e poi nell’approccio con Arcelor Mittal sull’Ilva di Taranto, rafforza l’idea che il Governo non sia intenzionato ad accettare evetuali nuove richieste di prororoga da parte di Issad Rebrab. (cloz)
La Regione di recente ha ribadito di aver completato tutti i passaggi necessari allo sblocco di queste risorse, tra cui la rendicontazione all’Inps delle somme non spese nel triennio 2014-2016 per queste misure. L’Inps invece non avrebbe ancora certificato la rendicontazione.
Da qui nasce la manifestazione promossa da Fim, Fiom e Uilm per domani a Roma davanti al ministero del Lavoro. Un sit-in dalle 11 e la richiesta di essere ricevuti al ministero.
Le organizzazioni sindacali raccolgono ancora adesioni: partenza domani alle 6 dal terminal bus di Piombino, tappa a Venturina alle 6,20 al parcheggio della Fiera. La battaglia è in favore dei lavoratori dell’indotto ex Lucchini, che oggi non solo non hanno prospettive di lavoro, ma hanno pure esaurito tutti gli ammortizzatori sociali.
I 30 milioni della Regione, se arrivasse l’atteso sblocco dell’Inps, potrebbero dare una risposta seppur minima al problema di chi non ha trovato ricollocazione e nemmeno ha più forme di sostegno: a loro andrebbero 500 euro per sei mesi.
Il giorno dopo, giovedì 19, al Phalesia si torna a parlare di Aferpi con l’attivo dei delegati, in realtà una riunione aperta a istituzioni, associazioni di categoria, partiti.
I sindacati hanno chiesto a Carlo Calenda un incontro urgente, mentre si attende di capire se il ministro vedrà la proprietà algerina prima del 31 ottobre, termine ultimo per presentare un partner finanziario o annunciare la cessione dello stabilimento, su cui varie fonti testimoniano delle difficoltà incontrate nella trattativa con Sajjan Jindal. Ieri poi dopo tre mesi si è rivisto in fabbrica l’ad di Aferpi, Said Benikene, per accompagnare in visita alcuni rappresentanti di una società mediorientale.
In realtà l’incontro tra il ministro e la proprietà ha una data possibile, e cioè il 20, giorno in cui è convocato il cda di Aferpi. Certo è difficile immaginare che Calenda voglia arrivare al 31 senza un faccia a faccia con Benikene, per capire la posizione della proprietà. Non filtrano indiscrezioni dal ministero, ma certo l’atteggiamento tenuto da Calenda nell’ultimo periodo, prima appunto con la formalizzazione dell’ultimatum a Rebrab e poi nell’approccio con Arcelor Mittal sull’Ilva di Taranto, rafforza l’idea che il Governo non sia intenzionato ad accettare evetuali nuove richieste di prororoga da parte di Issad Rebrab. (cloz)
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