Sicurezza
«Chi non vuole l’acciaio è la nostra controparte»
di Valeria Parrini
Nel consiglio di fabbrica tutti d’accordo nello scaricare Issad Rebrab Richiesto l’incontro al ministro Calenda prima della scadenza del 31 ottobre
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. «Chiunque si opponga, pur legittimamente, al ritorno della produzione d’acciaio a Piombino è la nostra controparte». Lo affermano senza troppi balbettii le rsu Aferpi e Piombino logistics nella nota stilata insieme alle segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm al termine della riunione del consiglio di fabbrica di ieri. Nel testo scaricano - stavolta tutti insieme - Issad Rebrab. Chiedono che il governo non conceda proroghe ulteriori e che dal primo novembre si assuma la responsabilità, attraverso una nuova gestione, di far ripartire i tre treni di laminazione. Previa accelerazione dei rapporti con i soggetti industriali interessati a Piombino. Da qui la richiesta di un incontro urgente con il ministro Carlo Calenda prima che scada il termine fissato dall’addendum (31 ottobre).
Nella discussione è affiorato il timore del fallimento mentre non risulta essere emerso l’elemento del contenzioso legale ipotizzato su facebook dalla rsu Fiom, Graziano Martinelli, secondo il quale, in un importante studio legale italiano specializzato in diritto internazionale, sarebbe già presente un dossier Aferpi. E questo, per dirla con Martinelli, farebbe pensare «alla volontà di Cevital di ricattare lavoratori e territorio». In sostanza, di vendere cara la pelle.
Per il prossimo giovedì, al Phalesia,i sindacati hanno convocato l’attivo dei delegati a cui saranno invitati istituzioni, associazioni di categoria, partiti. L’input è quello che dicevamo: Piombino deve tornare a produrre acciaio. «La città - si legge ancora nella nota - ha bisogno di prospettiva, rilancio industriale, tenuta sociale e occupazione mentre Rebrab è stato un ostacolo a tutto questo. Il governo ha ora il compito di creare opportunità. Faccia la sua parte».
Schematico il ragionamento di Uglm. Intanto, convocazione urgente al Mise per capire se, come aveva preannunciato Calenda, l’incontro con Benikene c’è stato e quali decisioni sono state assunte dal governo stesso. «La vertenza Piombino deve essere riportata ad emergenza nazionale - aggiunge Uglm - assieme alle altre realtà siderurgiche. Occorre pianificare seriamente ed iniziare con le bonifiche e su questo il governo deve dare un giro di vite. Il sindaco Massimo Giuliani intervenga, come aveva annunciato, con la messa in sicurezza delle strutture che potrebbero essere un pericolo non solo per i lavoratori. Un modo, peraltro, per far lavorare qualche ditta in seria difficoltà». Infine, Uglm sollecita un intervento diretto della Regione per le aree di crisi complessa. «Dal primo novembre - conclude - occorre un cambio di rotta e partire con un piano industriale concreto perché l'obiettivo è, sì, tornare a lavorare ma sapendo che altri settori come agroindustria e logistica non ci saranno più. Ormai è assodato e, quindi, è sempre più impellente assicurare reddito a tutti».
Nella discussione è affiorato il timore del fallimento mentre non risulta essere emerso l’elemento del contenzioso legale ipotizzato su facebook dalla rsu Fiom, Graziano Martinelli, secondo il quale, in un importante studio legale italiano specializzato in diritto internazionale, sarebbe già presente un dossier Aferpi. E questo, per dirla con Martinelli, farebbe pensare «alla volontà di Cevital di ricattare lavoratori e territorio». In sostanza, di vendere cara la pelle.
Per il prossimo giovedì, al Phalesia,i sindacati hanno convocato l’attivo dei delegati a cui saranno invitati istituzioni, associazioni di categoria, partiti. L’input è quello che dicevamo: Piombino deve tornare a produrre acciaio. «La città - si legge ancora nella nota - ha bisogno di prospettiva, rilancio industriale, tenuta sociale e occupazione mentre Rebrab è stato un ostacolo a tutto questo. Il governo ha ora il compito di creare opportunità. Faccia la sua parte».
Schematico il ragionamento di Uglm. Intanto, convocazione urgente al Mise per capire se, come aveva preannunciato Calenda, l’incontro con Benikene c’è stato e quali decisioni sono state assunte dal governo stesso. «La vertenza Piombino deve essere riportata ad emergenza nazionale - aggiunge Uglm - assieme alle altre realtà siderurgiche. Occorre pianificare seriamente ed iniziare con le bonifiche e su questo il governo deve dare un giro di vite. Il sindaco Massimo Giuliani intervenga, come aveva annunciato, con la messa in sicurezza delle strutture che potrebbero essere un pericolo non solo per i lavoratori. Un modo, peraltro, per far lavorare qualche ditta in seria difficoltà». Infine, Uglm sollecita un intervento diretto della Regione per le aree di crisi complessa. «Dal primo novembre - conclude - occorre un cambio di rotta e partire con un piano industriale concreto perché l'obiettivo è, sì, tornare a lavorare ma sapendo che altri settori come agroindustria e logistica non ci saranno più. Ormai è assodato e, quindi, è sempre più impellente assicurare reddito a tutti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
