Il Tirreno

Aferpi, tra Jindal e Rebrab trattativa a un punto morto

Aferpi, tra Jindal e Rebrab trattativa a un punto morto

Non c’è accordo sulla cifra e l’interesse del gruppo indiano si è raffreddato Si avvicina il 31 ottobre, data indicata dal Governo per la risoluzione del contratto

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PIOMBINO. La vicenda Aferpi si fa sempre più complicata. A pochi giorni dall’appuntamento con la proprietà che il ministro Carlo Calenda aveva fissato per la metà di questo mese, e a poco più di due settimane dalla termine ultimo per la cessione dello stabilimento o l’indicazione di un nuovo partner da parte di Issad Rebrab, la situazione pare essersi completamente bloccata. E il fatto che la data del 31 ottobre rappresenta un ultimatum, è stato ribadito di recente dalla viceministra Teresa Bellanova.

Secondo fonti qualificate la trattativa tra Rebrab e Sajjan Jindal per la cessione dello stabilimento si sarebbe arenata da giorni. Il motivo sarebbe da ricercare nella somma che Rebrab chiede per lasciare, e cioè una cifra che continua a essere intorno ai 100 milioni, vicina a quella che l’imprenditore algerino sostiene di aver messo fin qui nello stabilimento.

Somma che Jindal non è disposto a sborsare, e che avrebbe raffreddato il suo interesse per la partita.

Da qui dunque discenderebbe la volontà di Rebrab di chiedere un’altra proroga al ministro, con la spiegazione di una trattativa aperta con un altro gruppo industriale, che però avrebbe bisogno di tempo.

Indiscrezioni allarmanti per il futuro dello stabilimento e dei suoi circa duemila lavoratori, da mesi in cassa integrazione speciale dopo due anni di contratti di solidarietà.

Entro pochi giorni dunque sarà possibile verificare la solidità di queste indiscrezioni e, nel caso, la volontà di Calenda di dare seguito a quanto più volte annunciato, cioè la risoluzione del contratto dal primo novembre, per aver disatteso le previsioni dell’addendum firmato nello scorso mese di giugno.

Un esito che sia il Governo che i sindacati vorrebbero evitare per le sue implicazioni, e cioè il rischio di contenziosi e comunque di tempi lunghi, fino forse a una nuova gara come ha chiesto il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi.

Vedremo nei prossimi giorni se Calenda, dopo aver lasciato alle parti il compito di trattare, proverà a mediare per trovare una soluzione in grado di restituire alle acciaierie piombinesi la prospettiva di un futuro nuovamente produttivo.

Intanto ieri dalla Uilm è arrivata una buona notizia per i lavoratori: «Sia la parte Aferpi – dice una nota – compreso il reintegro della Regione per la solidarietà da novembre 2016 ad aprile 2017, sia la parte Inps della cassa integrazione, saranno pagate con accredito e valuta venerdì 13. Solo per chi ha cessioni del quinto o pignoramenti l’accredito Inps slitterà di un paio di giorni, mentre la parte Aferpi avrà sempre un accredito in data 13 ottobre».(cloz)



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