Il Tirreno

Amianto e contributi, i sindacati ci puntano

di Valeria Parrini
Amianto e contributi, i sindacati ci puntano

Con una nuova legge potrebbero uscire da Aferpi circa 400 lavoratori ma l’ipotesi è ancora embrionale e a Roma finora è caduta nel vuoto

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PIOMBINO. Reparti tagliati fuori dalle linee guida ministeriali sul rischio amianto o trattati in maniera disomogenea: una nuova legge permetterebbe di sanare situazioni contraddittorie. Anche perchè, di fatto, in molte zone di Aferpi le bonifiche non sono mai partite. E questa può essere una pietra di paragone utile. La legge, - di fatto decaduta - che ha permesso l’uscita di centinaia di dipendenti stabiliva che l’esposizione a questa materia così pericolosa sarebbe tecnicamente finita con l’avvio del risanamento. Spesso, avvenuto soltanto in modo formale.

Al momento, la possibilità che si materializzino nuovi scivoli pensionistici non c’è. E va detto chiaro. Lo scenario è ipotetico ma sotto traccia qualche ragionamento prova a farsi strada. Soprattutto dopo le ultime notizie che arrivano da Taranto e Genova dove Arcelor Mittal ha prennunciato 4 mila esuberi. E la ricerca di una parziale via di uscita per quegli stabilimenti potrebbe includere una soluzione del genere. A cui agganciare Piombino. Un po’ come accadde la volta precedente quando l’Ilva fece da battistrada all’intervento del legislatore.

In qualche modo, per bocca della delegazione sindacale, il ragionamento su Piombino è emerso anche negli incontri ministeriali che hanno scandito le vertenza Aferpi. A Roma, però, risulta essere caduto completamente nel vuoto.

Resta il fatto che l’eventualità potrebbe riguardare almeno tre-quattrocento lavoratori, assunti negli anni 78-80 più o meno, che ad oggi potrebbero avere i requisiti. Un centinaio sarebbero della cokeria. Su quel reparto la bonifica certificata ferma il tempo di esposizione al 1999 e non al 2003 come in altre parti della fabbrica. In acciaieria, per esempio. Già così sarebbero recuperabili 4 anni.

Tutto più che prematuro, comunque. Perchè sopra a tutto ci sono la necessità di una legge specifica e la volontà di farla.

I quadri normativi precedenti hanno fatto registrare un progressivo deterioramento delle condizioni per ottenere i benefici pensionistici. Il coefficiente iniziale dell’uno e 50, quello che farebbe al caso, prevedeva per ogni anno di esposizione (almeno 10 e un giorno), 18 mesi di copertura contributiva. Nel 2005 il governo Berlusconi lo ridusse a 1,25.

In molti casi, su questa base, i contenziosi legali hanno portato ad ottenere gli anni mancanti al raggiugimento dei 40 di anzianità. Con riflessi, comunque positivi, sull’assegno mensile.



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