Sicurezza
Amianto e contributi, i sindacati ci puntano
di Valeria Parrini
Con una nuova legge potrebbero uscire da Aferpi circa 400 lavoratori ma l’ipotesi è ancora embrionale e a Roma finora è caduta nel vuoto
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. Reparti tagliati fuori dalle linee guida ministeriali sul rischio amianto o trattati in maniera disomogenea: una nuova legge permetterebbe di sanare situazioni contraddittorie. Anche perchè, di fatto, in molte zone di Aferpi le bonifiche non sono mai partite. E questa può essere una pietra di paragone utile. La legge, - di fatto decaduta - che ha permesso l’uscita di centinaia di dipendenti stabiliva che l’esposizione a questa materia così pericolosa sarebbe tecnicamente finita con l’avvio del risanamento. Spesso, avvenuto soltanto in modo formale.
Al momento, la possibilità che si materializzino nuovi scivoli pensionistici non c’è. E va detto chiaro. Lo scenario è ipotetico ma sotto traccia qualche ragionamento prova a farsi strada. Soprattutto dopo le ultime notizie che arrivano da Taranto e Genova dove Arcelor Mittal ha prennunciato 4 mila esuberi. E la ricerca di una parziale via di uscita per quegli stabilimenti potrebbe includere una soluzione del genere. A cui agganciare Piombino. Un po’ come accadde la volta precedente quando l’Ilva fece da battistrada all’intervento del legislatore.
In qualche modo, per bocca della delegazione sindacale, il ragionamento su Piombino è emerso anche negli incontri ministeriali che hanno scandito le vertenza Aferpi. A Roma, però, risulta essere caduto completamente nel vuoto.
Resta il fatto che l’eventualità potrebbe riguardare almeno tre-quattrocento lavoratori, assunti negli anni 78-80 più o meno, che ad oggi potrebbero avere i requisiti. Un centinaio sarebbero della cokeria. Su quel reparto la bonifica certificata ferma il tempo di esposizione al 1999 e non al 2003 come in altre parti della fabbrica. In acciaieria, per esempio. Già così sarebbero recuperabili 4 anni.
Tutto più che prematuro, comunque. Perchè sopra a tutto ci sono la necessità di una legge specifica e la volontà di farla.
I quadri normativi precedenti hanno fatto registrare un progressivo deterioramento delle condizioni per ottenere i benefici pensionistici. Il coefficiente iniziale dell’uno e 50, quello che farebbe al caso, prevedeva per ogni anno di esposizione (almeno 10 e un giorno), 18 mesi di copertura contributiva. Nel 2005 il governo Berlusconi lo ridusse a 1,25.
In molti casi, su questa base, i contenziosi legali hanno portato ad ottenere gli anni mancanti al raggiugimento dei 40 di anzianità. Con riflessi, comunque positivi, sull’assegno mensile.
Al momento, la possibilità che si materializzino nuovi scivoli pensionistici non c’è. E va detto chiaro. Lo scenario è ipotetico ma sotto traccia qualche ragionamento prova a farsi strada. Soprattutto dopo le ultime notizie che arrivano da Taranto e Genova dove Arcelor Mittal ha prennunciato 4 mila esuberi. E la ricerca di una parziale via di uscita per quegli stabilimenti potrebbe includere una soluzione del genere. A cui agganciare Piombino. Un po’ come accadde la volta precedente quando l’Ilva fece da battistrada all’intervento del legislatore.
In qualche modo, per bocca della delegazione sindacale, il ragionamento su Piombino è emerso anche negli incontri ministeriali che hanno scandito le vertenza Aferpi. A Roma, però, risulta essere caduto completamente nel vuoto.
Resta il fatto che l’eventualità potrebbe riguardare almeno tre-quattrocento lavoratori, assunti negli anni 78-80 più o meno, che ad oggi potrebbero avere i requisiti. Un centinaio sarebbero della cokeria. Su quel reparto la bonifica certificata ferma il tempo di esposizione al 1999 e non al 2003 come in altre parti della fabbrica. In acciaieria, per esempio. Già così sarebbero recuperabili 4 anni.
Tutto più che prematuro, comunque. Perchè sopra a tutto ci sono la necessità di una legge specifica e la volontà di farla.
I quadri normativi precedenti hanno fatto registrare un progressivo deterioramento delle condizioni per ottenere i benefici pensionistici. Il coefficiente iniziale dell’uno e 50, quello che farebbe al caso, prevedeva per ogni anno di esposizione (almeno 10 e un giorno), 18 mesi di copertura contributiva. Nel 2005 il governo Berlusconi lo ridusse a 1,25.
In molti casi, su questa base, i contenziosi legali hanno portato ad ottenere gli anni mancanti al raggiugimento dei 40 di anzianità. Con riflessi, comunque positivi, sull’assegno mensile.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
