La manifestazione
Dissalatore, Papi e Ferrari: «Non è la soluzione giusta»
di Luca Centini
I sindaci “confinanti” con Capoliveri bocciano il progetto voluto da Ait e Asa Impatto ambientale, costi elevati e non solo: tutti i dubbi dei primi cittadini
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CAPOLIVERI. Il dissalatore di Mola rompe il fronte dei sindaci dell’isola d’Elba. In particolare sono i primi cittadini dei Comuni confinanti con Capoliveri, territorio nel quale dovrebbe sorgere la infrastruttura contro l’emergenza idrica, a schierarsi contro la realizzazione dell’opera voluta da Ait (Autorità idrica toscana) e Asa per risolvere, almeno in parte, il problema cronico dell’approvvigionamento idrico sull’isola d’Elba.
E se dal punto di vista procedurale il progetto del dissalatore è in fase molto avanzata, con l’approvazione del progetto da parte di Ait e con l’iter di approvazione della variante urbanistica del Comune di Capoliveri avviato da un pezzo, inizia a scricchiolare pericolosamente il sostegno politico a un intervento che, pur sorgendo sul territorio di Capoliveri, è nell’interesse di tutta l’isola d’Elba. Le ombre dei sindaci elbani potrebbero trasformarsi in ostacoli concreti qualora, come è probabile, anche ai Comuni dell’isola sarà richiesto un contributo per finanziare un’opera che costerà circa 14 milioni euro.
Papi non ci sta.
È stato eletto a giugno e si è trovato di fronte a un progetto del dissalatore già in dirittura di arrivo. Ma Maurizio Papi, sindaco di Porto Azzurro, è tutt’altro che convinto della soluzione studiata da Asa per risolvere l’emergenza idrica cronica dell’isola d’Elba. In estate il Comune di Porto Azzurro si è seduto al tavolo della conferenza dei servizi. «Siamo stati convocati per una questione prettamente tecnica relativa al passaggio della tubazione dell’impianto – spiega – abbiamo dato il parere positivo, in caso contrario avremmo fatto solo un dispetto. Ma in quella sede abbiamo espresso una serie di dubbi e rilievi circa la realizzazione dell’opera».
Il sindaco di Porto Azzurro non condivide la tesi dell’urgenza, sulla base della quale si dovrebbe accettare a tutti i costi questo tipo di intervento.
«Si vuole giustificare questa opera con la sete, l’emergenza siccità e con le conseguenze dovute a un’ipotetica rottura della condotta sottomarina – spiega il sindaco di Porto Azzurro Maurizio Papi – ma non ci si rende conto della portata dell’intervento per un’area delicata come quella di Mola e per la fauna e l’ambiente marino nella zona di Lido. Mi meraviglio del via libera da parte di un ente come il Parco. A Lido, con tutto quel sale che viene reimmesso in acqua, si rischia un effetto tipo mar Morto. I dubbi, inoltre sono legati alla grande quantità di energia che servirà per far marciare l’impianto e al finanziamento. Finirà che a pagare saranno i cittadini con le bollette e non è giusto».
Il sindaco di Porto Azzurro spera che l’opera non vada in porto. «Come poterla fermare? Con il buon senso – spiega – sull’isola l’acqua non manca e sono certo che con una ricerca adeguata si possano trovare le soluzioni adeguate».
Ferrari e il serbatoio.
Sulla stessa linea di Papi c’è il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari. Il primo cittadino di Portoferraio ritiene «non adeguata» la soluzione del dissalatore e propone, invece, la realizzazione di uno o più serbatoi sotterranei nella zona del monte Capanne. Ma sia la perforazione di nuovi pozzi sia la realizzazione di serbatoi implicherebbe una progettazione ex novo, quando ormai la condotta sottomarina è a rischio. I lavori per il dissalatore, invece, partirebbero nel 2018 e sarebbero completati nel giro di due anni.
«Ma non è quella la soluzione idonea – spiega Ferrari – in passato un dissalatore era stato progettato per Marciana Marina, poi non è successo niente e adesso è stata fatta una scelta diversa. Ma l’intervento, oltre ad essere molto costoso, implica una gestione molto complicata». Nel corso di una consulta dei sindaci tenutasi la scorsa primavera i sindaci avevano ipotizzato l’utilizzo del gettito del contributo di sbarco per sostenere, qualora fosse richiesto, la realizzazione del dissalatore dal punto di vista finanziario. Ma a distanza di mesi il fronte dei primi cittadini pare spaccato. Ferrari, ad esempio, non sarebbe disposto a impegnare risorse del Comune di Portoferraio. «Qualora Asa venisse a battere cassa non troverebbe il nostro favore – spiega Mario Ferrari – il progetto non mi convince e, comunque, prima di chiedere contributi ai Comuni si dovrebbero pagare i debiti e risolti i vecchi contenziosi».
Comitato e incontro pubblico.
Il clima che si respira intorno al progetto del dissalatore di Mola si è scaldato in modo notevole negli ultimi giorni. In particolare è stato un gruppo di cittadini organizzatisi in un comitato ad aver espresso pubblicamente dubbi sulla realizzazione dell’opera.
Dubbi che non sono mesi il 9 giugno scorso quando Asa e Comune di Capoliveri organizzarono un incontro pubblico a Capoliveri a cui parteciparono ben poche persone. Anche per questo si dovrebbe tenere (è stato il sindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti ad annunciarlo) una nuova riunione pubblica nel corso della quale saranno chiariti gli aspetti tecnici del progetto.
La data (ancora da confermare) è quella del 25 agosto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
E se dal punto di vista procedurale il progetto del dissalatore è in fase molto avanzata, con l’approvazione del progetto da parte di Ait e con l’iter di approvazione della variante urbanistica del Comune di Capoliveri avviato da un pezzo, inizia a scricchiolare pericolosamente il sostegno politico a un intervento che, pur sorgendo sul territorio di Capoliveri, è nell’interesse di tutta l’isola d’Elba. Le ombre dei sindaci elbani potrebbero trasformarsi in ostacoli concreti qualora, come è probabile, anche ai Comuni dell’isola sarà richiesto un contributo per finanziare un’opera che costerà circa 14 milioni euro.
Papi non ci sta.
È stato eletto a giugno e si è trovato di fronte a un progetto del dissalatore già in dirittura di arrivo. Ma Maurizio Papi, sindaco di Porto Azzurro, è tutt’altro che convinto della soluzione studiata da Asa per risolvere l’emergenza idrica cronica dell’isola d’Elba. In estate il Comune di Porto Azzurro si è seduto al tavolo della conferenza dei servizi. «Siamo stati convocati per una questione prettamente tecnica relativa al passaggio della tubazione dell’impianto – spiega – abbiamo dato il parere positivo, in caso contrario avremmo fatto solo un dispetto. Ma in quella sede abbiamo espresso una serie di dubbi e rilievi circa la realizzazione dell’opera».
Il sindaco di Porto Azzurro non condivide la tesi dell’urgenza, sulla base della quale si dovrebbe accettare a tutti i costi questo tipo di intervento.
«Si vuole giustificare questa opera con la sete, l’emergenza siccità e con le conseguenze dovute a un’ipotetica rottura della condotta sottomarina – spiega il sindaco di Porto Azzurro Maurizio Papi – ma non ci si rende conto della portata dell’intervento per un’area delicata come quella di Mola e per la fauna e l’ambiente marino nella zona di Lido. Mi meraviglio del via libera da parte di un ente come il Parco. A Lido, con tutto quel sale che viene reimmesso in acqua, si rischia un effetto tipo mar Morto. I dubbi, inoltre sono legati alla grande quantità di energia che servirà per far marciare l’impianto e al finanziamento. Finirà che a pagare saranno i cittadini con le bollette e non è giusto».
Il sindaco di Porto Azzurro spera che l’opera non vada in porto. «Come poterla fermare? Con il buon senso – spiega – sull’isola l’acqua non manca e sono certo che con una ricerca adeguata si possano trovare le soluzioni adeguate».
Ferrari e il serbatoio.
Sulla stessa linea di Papi c’è il sindaco di Portoferraio, Mario Ferrari. Il primo cittadino di Portoferraio ritiene «non adeguata» la soluzione del dissalatore e propone, invece, la realizzazione di uno o più serbatoi sotterranei nella zona del monte Capanne. Ma sia la perforazione di nuovi pozzi sia la realizzazione di serbatoi implicherebbe una progettazione ex novo, quando ormai la condotta sottomarina è a rischio. I lavori per il dissalatore, invece, partirebbero nel 2018 e sarebbero completati nel giro di due anni.
«Ma non è quella la soluzione idonea – spiega Ferrari – in passato un dissalatore era stato progettato per Marciana Marina, poi non è successo niente e adesso è stata fatta una scelta diversa. Ma l’intervento, oltre ad essere molto costoso, implica una gestione molto complicata». Nel corso di una consulta dei sindaci tenutasi la scorsa primavera i sindaci avevano ipotizzato l’utilizzo del gettito del contributo di sbarco per sostenere, qualora fosse richiesto, la realizzazione del dissalatore dal punto di vista finanziario. Ma a distanza di mesi il fronte dei primi cittadini pare spaccato. Ferrari, ad esempio, non sarebbe disposto a impegnare risorse del Comune di Portoferraio. «Qualora Asa venisse a battere cassa non troverebbe il nostro favore – spiega Mario Ferrari – il progetto non mi convince e, comunque, prima di chiedere contributi ai Comuni si dovrebbero pagare i debiti e risolti i vecchi contenziosi».
Comitato e incontro pubblico.
Il clima che si respira intorno al progetto del dissalatore di Mola si è scaldato in modo notevole negli ultimi giorni. In particolare è stato un gruppo di cittadini organizzatisi in un comitato ad aver espresso pubblicamente dubbi sulla realizzazione dell’opera.
Dubbi che non sono mesi il 9 giugno scorso quando Asa e Comune di Capoliveri organizzarono un incontro pubblico a Capoliveri a cui parteciparono ben poche persone. Anche per questo si dovrebbe tenere (è stato il sindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti ad annunciarlo) una nuova riunione pubblica nel corso della quale saranno chiariti gli aspetti tecnici del progetto.
La data (ancora da confermare) è quella del 25 agosto.
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