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L’idea di Massimo De Ferrari «Compriamo gli sbriciolavetro»

PORTOFERRAIO . Un macchinario che sia in grado di polverizzare, in circa cinque secondi, una bottiglia di vetro trasformandola in sabbia. Presto lo si potrebbe vedere in azione anche sull’Elba. O...

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PORTOFERRAIO . Un macchinario che sia in grado di polverizzare, in circa cinque secondi, una bottiglia di vetro trasformandola in sabbia. Presto lo si potrebbe vedere in azione anche sull’Elba. O meglio, nelle principali strutture alberghiere della maggiore isola della Toscana. Il progetto del vetro triturato sarà ampiamente illustrato nel corso della prossima assemblea degli albergatori elbani, in programma per giovedì 12 ottobre (alle 9, 30) all’hotel Hermitage della Biodola. Se ne occuperà lo stesso presidente, Massimo De Ferrari. «Esiste già un illustre precedente – puntualizza – L’isola di Capri si è già dotata di un simile sistema il cui obiettivo resta quello del miglioramento della raccolta del vetro sull’isola napoletana». E non è neppure la prima volta che Capri diventa la “musa ispiratrice” per l’Elba per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche tese alla cura e al rispetto dell’ambiente. Così è successo per l’uso di mezzi elettrici per quanto riguarda la’mobilità sostenibile’sull’Isola, i dissalatori di acqua marina. Oggi è la volta del vetro triturato. «Il cosiddetto sbriciola vetro – aggiunge De Ferrari – è una macchina di dimensioni ridotte (circa un metro quadrato) e costa approssimativamente tre mila euro cadauna. I vantaggi che se ne potrebbe ricevere sono molteplici. Innanzitutto la riduzione dei volumi all’interno delle nostre aziende, avendo così la possibilità di poter ridistribuire meglio gli spazi delle strutture. Come ci è stato possibile per la carta e il cartone. E poi il riutilizzo del materiale che esce dalla trasformazione. La sabbia in questo modo ottenuto per essere riutilizzata in edilizia oppure, conformemente a quanto suggerito da Arpat, potrebbe essere benissimo impiegato nelle fasi di ripascimento delle nostre spiagge interessate dal fenomeno erosivo. Infine il contenimento della spesa iscritta nei nostri bilanci per il trattamento dei rifiuti e la caduta dei costi. In teoria si potrebbe ottenere l’impiego del tritavetro a costo zero, se si riesce a raggiungere un accordo con Esa e se anche le pubbliche amministrazioni ci vengono incontro nel sostenere il progetto, sempre però facendo affidamento alle somme destinate alla salvaguardia dell’ambiente dalla stessa Gestione associata del turismo». Per ora se ne parla. Ma è già un dato oggettivo che siano proprio gli albergatori a pensare di poter ottimizzare la raccomta dei rifiuti sulle isole italiane, strizzando l’occhio all’ambinete. «Se è vero che molte delle nostre spiagge sono interessate dall’erosione marina – considera De Ferrari – ecco che le bottiglie di di acqua, vino e birra potrebbero darci una mano ritornando nelle condizione primaria in cui erano, cioè sabbia. Che potrebbe servire a rimpolpare le spiagge erose».

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