Sicurezza
Barbetti: «Con il dissalatore stop all’emergenza»
Il sindaco di Capoliveri difende l’opera di Asa: l’acqua sarà finalmente una risorsa
CAPOLIVERI. «Il dissalatore è la soluzione migliore per trasformare l’acqua da un problema storico a una risorsa per l’isola d’Elba». A pronunciare queste parole è Ruggero Barbetti, il sindaco di Capoliveri, territorio in cui ricadrà il dissalatore di Mola.
Stiamo parlando dell’infrastruttura progettata da Asa per combattere nel modo più efficace possibile le criticità legate all’approvvigionamento idrico dell’isola d’Elba e la conseguente emergenza idrica.
Barbetti è stato il primo a credere nella bontà del progetto di Asa ma, oggi, è finito al centro delle critiche da parte di chi, in realtà, il maxi dissalatore tra l’area di Mola e quella di Lido di Capoliveri non lo vuole. Troppo impattante, luogo non idoneo, rischi per l’inquinamento: sono molti gli interrogativi in campo che hanno posto le basi per la nascita del comitato dei contrari che in queste ore ha acceso il dibattito.
Sindaco, le proteste in queste ore non mancano. Ci spieghi perché il dissalatore a Mola è la soluzione più adatta contro l’emergenza idrica...
«È ovvio che non disponga delle conoscenze tecniche per dire se questa sia o meno la soluzione più adatta. Ma questa valutazione è stata compiuta dai tecnici di Asa che sono convinti in questo modo di risolvere le criticità nell’approvvigionamento idrico dell’isola. Io mi fido di loro».
Perché questo intervento è così importante?
«L’approvvigionamento dell’Elba è garantito in larga parte da una condotta idrica sottomarina che era stata testata per dieci anni. Ne sono passati 30 e siamo sempre allo stesso punto. Il rischio di una rottura è ben presente. In quel caso, dovesse succedere durante l’estate, l’isola resterebbe a secco e 150-200 mila persone dovrebbero essere evacuate. Sarebbe un’ipotesi distruttiva a livello di immagine, una sciagura per il nostro turismo».
Dissalatore sia, dunque. Ma perché in questa zona. E poi, non è troppo impattante?
«I tecnici di Asa sono molto preparati e hanno scelto il dissalatore. La desalinizzazione del mare è una soluzione che, basta guardare quanto avviene nel resto del mondo, è sempre più frequente nelle aree dove l’emergenza idrica si fa sentire. Il progetto in questione prevede tecnologie all’avanguardia e ogni tipo di risparmio e cautela dal punto di vista ambientale. La scelta del luogo, infine, è dovuta ad un aspetto tecnico e logistico, dal momento che il desalinatore sorgerà vicino al mare e alla dorsale idrica».
Non crede che questa soluzione sia pericolosa per un ambiente delicato come quello dell’Elba?
«Al Giglio c’è ed è funzionante un impianto simile. Dissalatori funzionano bene nel resto del mondo. Dico solo che sul progetto di Mola c’è l’interesse di numerose aziende che vorrebbero usare le stesse soluzioni tecnologiche in altre realtà».
La accusano di aver assunto una scelta così importante da solo e non con gli altri sindaci...
«Non è assolutamente vero. Nell’aprile del 2016 c’è stato un incontro pubblico tra i sindaci elbani, i colleghi della Val di Cornia che sono interessati al progetto per logiche di risparmio di risorse idriche, l’assessora all’ambiente della Regione e Asa. Eravamo tutti d’accordo. In una successiva consulta dei sindaci abbiamo parlato di come poter far fronte a un eventuale sostegno finanziario richiesto ai Comuni, ritenendo percorribile la strada del contributo di sbarco. La condivisione c’è stata».
Cosa si sente di dire a chi, in questi giorni, è sceso in campo per dire no alla realizzazione del dissalatore di Mola e Lido di Capoliveri?
«Io posso capire coloro che abitano in zone vicine all’area dove sorgerà la struttura, hanno paura di ciò che può succedere. Ma ci sono due aspetti che tutti debbono tenere presenti: il progetto è il massimo dal punto di vista tecnico e tecnologico e, inoltre, questa infrastruttura ha un’importanza strategica non soltanto per Capoliveri, ma per tutta l’isola d’Elba. In situazioni di questo tipo emerge spesso la logica del “no nel mio giardino”, che non possiamo accettare. Detto questo siamo disponibili a incontrare e a spiegare ancora tutti i dettagli e le ricadute del progetto. Se invece le spiegazioni non interessano, ce ne faremo una ragione».
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