Sicurezza
“Cohousing” nei locali della Cri
di Annalisa Mastellone
Accordo con il Comune, il progetto di alloggio temporaneo sarà realizzato in via Trieste
3 MINUTI DI LETTURA
VENTURINA. Il progetto di cohousing è pronto a partire. È stata individuata la struttura in cui sarà realizzato: i locali della Croce Rossa di Venturina.
Il Comune ha infatti attivato e firmato un protocollo d’intesa ad hoc con Cri e Usl.
“Cohousing” significa coabitare, ed è una misura abitativa che permette alle chi è in grave difficoltà economica di alloggiare temporaneamente in abitazioni indipendenti che prevedono la condivisione di spazi e servizi.
L’obiettivo principale, è precisato nel protocollo, è il recupero dell’autonomia affinché il soggetto o nucleo familiare sia poi in grado di riprendere il normale decorso della sua vita “senza cronicizzare il proprio stato nell’ambito assistenziale”.
Nell’atto si precisa che la Cri di Venturina, soggetto responsabile della gestione territoriale del progetto, ha individuato nei locali di sua proprietà, in via Trieste 22, la sede del cohousing (primo piano).
L’Usl Toscana Nord Ovest, distretto zona Val di Cornia avrà il compito di disciplinare (con apposito regolamento) l’ingresso e l’uscita dal progetto e di supervisionare percorsi d’inserimento dei soggetti o nuclei familiari.
L’Amministrazione comunale si rende invece disponibile, laddove necessario, ad eseguire con il proprio personale le opere di adeguamento strutturale dei locali, e sostiene il progetto con un contributo economico da definire.
Infine, le altre associazioni sociali coadiuveranno la Cri di Venturina nel coinvolgimento delle persone che beneficeranno del cohousing in attività di promozione e interazione. Quella del cohousing è un’idea che la giunta di Rossana Soffritti porta avanti da tempo.
Come più volte spiegato dall’assessore al sociale Alberta Ticciati, l’emergenza abitativa a Campiglia non può essere affrontata più soltanto con gli ormai insufficienti contributi pubblici, comunali e regionali. La richiesta di alloggio popolare (oltre 100 le istanze negli ultimi bandi) supera, da anni, di gran lunga la disponibilità di case: di nuove non vengono costruite, e quelle esistenti sono già assegnate.
«L’obiettivo di questo progetto di co-abitazione – spiega Ticciati – è provare a dare un sostegno in più al disagio abitativo, superando la vecchia concezione di assistenzialismo a tutti i costi, abbracciando una politica di assistenza e sostegno finalizzata all’autonomia del soggetto, con l’obiettivo che questo riesca poi autonomamente a proseguire sulla strada intrapresa con le proprie forze e capacità. In altre parole un aiuto temporaneo, nel momento della difficoltà che, una volta superata viene gradualmente meno nelle modalità idonee e specifiche a seconda del caso particolare».
«La struttura di coabitazione era uno dei punti che avevamo lanciato appena insediati come Amministrazione nel 2015 ed al quale abbiamo lavorato sin da subito. Oggi esiste la struttura, Comune, Asl e Croce Rossa hanno sottoscritto un protocollo di gestione e di realizzazione pratico-organizzativa del progetto e a breve saremo pronti a partire. Un passo in avanti per affrontare il tema dell’abitare che rappresenta oggi il problema più grande e più complesso da affrontare quando si parla di disagio. Una misura certo non risolutiva ma che ci mette sulla strada giusta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Comune ha infatti attivato e firmato un protocollo d’intesa ad hoc con Cri e Usl.
“Cohousing” significa coabitare, ed è una misura abitativa che permette alle chi è in grave difficoltà economica di alloggiare temporaneamente in abitazioni indipendenti che prevedono la condivisione di spazi e servizi.
L’obiettivo principale, è precisato nel protocollo, è il recupero dell’autonomia affinché il soggetto o nucleo familiare sia poi in grado di riprendere il normale decorso della sua vita “senza cronicizzare il proprio stato nell’ambito assistenziale”.
Nell’atto si precisa che la Cri di Venturina, soggetto responsabile della gestione territoriale del progetto, ha individuato nei locali di sua proprietà, in via Trieste 22, la sede del cohousing (primo piano).
L’Usl Toscana Nord Ovest, distretto zona Val di Cornia avrà il compito di disciplinare (con apposito regolamento) l’ingresso e l’uscita dal progetto e di supervisionare percorsi d’inserimento dei soggetti o nuclei familiari.
L’Amministrazione comunale si rende invece disponibile, laddove necessario, ad eseguire con il proprio personale le opere di adeguamento strutturale dei locali, e sostiene il progetto con un contributo economico da definire.
Infine, le altre associazioni sociali coadiuveranno la Cri di Venturina nel coinvolgimento delle persone che beneficeranno del cohousing in attività di promozione e interazione. Quella del cohousing è un’idea che la giunta di Rossana Soffritti porta avanti da tempo.
Come più volte spiegato dall’assessore al sociale Alberta Ticciati, l’emergenza abitativa a Campiglia non può essere affrontata più soltanto con gli ormai insufficienti contributi pubblici, comunali e regionali. La richiesta di alloggio popolare (oltre 100 le istanze negli ultimi bandi) supera, da anni, di gran lunga la disponibilità di case: di nuove non vengono costruite, e quelle esistenti sono già assegnate.
«L’obiettivo di questo progetto di co-abitazione – spiega Ticciati – è provare a dare un sostegno in più al disagio abitativo, superando la vecchia concezione di assistenzialismo a tutti i costi, abbracciando una politica di assistenza e sostegno finalizzata all’autonomia del soggetto, con l’obiettivo che questo riesca poi autonomamente a proseguire sulla strada intrapresa con le proprie forze e capacità. In altre parole un aiuto temporaneo, nel momento della difficoltà che, una volta superata viene gradualmente meno nelle modalità idonee e specifiche a seconda del caso particolare».
«La struttura di coabitazione era uno dei punti che avevamo lanciato appena insediati come Amministrazione nel 2015 ed al quale abbiamo lavorato sin da subito. Oggi esiste la struttura, Comune, Asl e Croce Rossa hanno sottoscritto un protocollo di gestione e di realizzazione pratico-organizzativa del progetto e a breve saremo pronti a partire. Un passo in avanti per affrontare il tema dell’abitare che rappresenta oggi il problema più grande e più complesso da affrontare quando si parla di disagio. Una misura certo non risolutiva ma che ci mette sulla strada giusta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google