Sicurezza
Urbanistica, San Vincenzo sotto tiro
Giuliani e Soffritti attaccano: «Troppi passi indietro sulle politiche comprensoriali, basta con gli interessi particolari»
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PIOMBINO. Non si placa la polemica sull’urbanistica, nata sullo sfondo della battaglia congressuale del Pd, e fondata su uno scambio di battute tra Carla Maestrini, assessora all’urbanistica di Piombino, e il suo omologo sanvincenzino, Massimiliano Roventini, entrambi candidati alla guida della federazione del Pd.
Il caso creato dalle dichiarazioni di Roventini su una presunta esclusione di San Vincenzo dal pool che si occupa della realizzazione del Piano strutturale intercomunale, e sviluppatosi sulle replica di Maestrini, secondo cui è San Vincenzo a non aver voluto partecipare, come prevedibile è sfociato in un conflitto istituzionale.
Sulla questione infatti intervengono i sindaci di Piombino e Campiglia, rispettivamente Massimo Giuliani e Rossana Soffritti, portavoce di due Comuni che lavorano a stretto contatto sul Piano, secondo cui, «al di là delle ricostruzioni cronologiche e tecniche che crediamo appassionino poco, la questione è puramente politica».
Per i due sindaci, che sembrano indirettamente rivolgersi al primo cittadino di San Vincenzo, Alessandro Bandini, «è un fatto che l’attuale partito e amministrazione di San Vincenzo faticano molto a mettere tra le priorità della propria agenda le politiche di area. La ricostruzione che ha fatto Carla Maestrini – sostengono – è corretta. Abbiamo passato mesi a cercare soluzioni tecniche a una tiepida apertura verso un lavoro comune che invece sta nella nostra storia. Abbiamo fatto dei passi indietro sull’urbanistica comprensoriale, è inutile negarlo».
Giuliani e Soffritti dunque si dicono «convinti che non si possa prescindere da uno slancio ancora maggiore di unità vera sui temi strategici della Val di Cornia. Mettere il nostro territorio sotto la medesima lente e cercare di superare i confini comporta certo una maturità fatta di rinunce a una visione particolare, ma è l’unico modo di governare i processi».
Secondo loro «quella di San Vincenzo è una storia che tradizionalmente ha sempre avuto forti spinte di autonomia, nei primi tempi di questa consiliatura indubbiamente si erano fatti passi avanti molto importanti che però oggi si faticano a mantenere».
La conclusione è che «ci sono due modi di vedere le cose. Entrambi legittimi. Piegare gli interessi generali del territorio a quelli particolari del proprio Comune, oppure mettere a sistema le particolarità per essere insieme molto più competitivi e coerenti. Noi siamo per la seconda. Se poi tutti riusciremo a convergere, per davvero, su questa linea, saremo i primi a portarla avanti con forza».(cloz)
Il caso creato dalle dichiarazioni di Roventini su una presunta esclusione di San Vincenzo dal pool che si occupa della realizzazione del Piano strutturale intercomunale, e sviluppatosi sulle replica di Maestrini, secondo cui è San Vincenzo a non aver voluto partecipare, come prevedibile è sfociato in un conflitto istituzionale.
Sulla questione infatti intervengono i sindaci di Piombino e Campiglia, rispettivamente Massimo Giuliani e Rossana Soffritti, portavoce di due Comuni che lavorano a stretto contatto sul Piano, secondo cui, «al di là delle ricostruzioni cronologiche e tecniche che crediamo appassionino poco, la questione è puramente politica».
Per i due sindaci, che sembrano indirettamente rivolgersi al primo cittadino di San Vincenzo, Alessandro Bandini, «è un fatto che l’attuale partito e amministrazione di San Vincenzo faticano molto a mettere tra le priorità della propria agenda le politiche di area. La ricostruzione che ha fatto Carla Maestrini – sostengono – è corretta. Abbiamo passato mesi a cercare soluzioni tecniche a una tiepida apertura verso un lavoro comune che invece sta nella nostra storia. Abbiamo fatto dei passi indietro sull’urbanistica comprensoriale, è inutile negarlo».
Giuliani e Soffritti dunque si dicono «convinti che non si possa prescindere da uno slancio ancora maggiore di unità vera sui temi strategici della Val di Cornia. Mettere il nostro territorio sotto la medesima lente e cercare di superare i confini comporta certo una maturità fatta di rinunce a una visione particolare, ma è l’unico modo di governare i processi».
Secondo loro «quella di San Vincenzo è una storia che tradizionalmente ha sempre avuto forti spinte di autonomia, nei primi tempi di questa consiliatura indubbiamente si erano fatti passi avanti molto importanti che però oggi si faticano a mantenere».
La conclusione è che «ci sono due modi di vedere le cose. Entrambi legittimi. Piegare gli interessi generali del territorio a quelli particolari del proprio Comune, oppure mettere a sistema le particolarità per essere insieme molto più competitivi e coerenti. Noi siamo per la seconda. Se poi tutti riusciremo a convergere, per davvero, su questa linea, saremo i primi a portarla avanti con forza».(cloz)
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