Il Tirreno

ARCUS E PROMOZIONE

Ecco le terme di Venere e la casa del Re

di Cecilia Cecchi
Marta Coccoluto alle buche di palo e la capanna del Re sulla vetta dell’Acropoli
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Marta Coccoluto alle buche di palo e la capanna del Re sulla vetta dell’Acropoli

All’Acropoli di Populonia tornerà anche il mosaico dei pesci (in copia), un parco dove si può rivivere la storia Parchi archeologici che vivono, tra ricerca e valorizzazione

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POPULONIA. Le terme del santuario di Venere strappate alla vegetazione. Presto tornerà al suo posto – da dove era stato rubato per essere battuto all’asta – il mosaico dei pesci: o meglio la copia realizzata dai mosaicisti di Ravenna. Sulla vetta dell’Acropoli, da dove si potevano controllare insieme risorse minerarie, mare e territorio, alla capanna del Re mancano solo pittura e arredi. Continua l’evoluzione dell’Acropoli di Populonia ancora grazie al progetto Arcus (investimento da 1 milione di euro). Non si racconta più la storia con cocci e reperti, la si fa rivivere, riscoprendo e valorizzando; successo scandito dal numero dei visitatori com’è già successo con la crescita esponeziale delle visite di sera grazie alla parziale ricostruzione di uno dei templi.

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Terrazza superiore delle Logge o terrazza di Venere. Già uno spettacolo affacciarsi da sopra le Logge e vedere l’Acropoli tra il golfo di Baratti e Rimigliano. Liberato dal bosco è sempre più visibile il santuario di Venere. «Qui due piccole esedre semicircolari – spiega Marta Coccoluto coordinatrice del parco archeologico di Baratti e Populonia e anche di questi interventi legati al progetto Arcus – collegate da una scala laterale a due ambienti ipogei sottostanti. L’insieme è un ninfeo monumentale (fontana ndr): l’acqua scorrendo sopra le esedre e, in una di queste, era collocato il mosaico dei pesci, era poi incanalata nei vani sottostanti tramite due aperture ancora oggi evidenti. Il progetto di valorizzazione dai fondi Arcus – aggiunge Coccoluto – prevede la ricollocazione in una delle esedre di una copia del mosaico dei pesci che in questi giorni è in corso di realizzazione presso i laboratori di Ravenna Antica su incarico di Parchi Val di Cornia. Tra l’altro le attività di studio preliminari condotte tra Populonia e il museo di Piombino stanno riscrivendo alcuni aspetti della storia del mosaico, ancora inediti. In origine – aggiunge con la passione di sempre – l’acqua doveva scorrere sopra il mosaico per un effetto illusionistico di un mare popolato di pesci. L’allestimento si data tra la fine del II secolo e l’inizio del I secolo a. C. Il mosaico dei pesci, con la raffigurazione dello scampato naufragio grazie all’intervento della dea della bellezza, rappresentata da una colomba, animale a lei sacro, indica che ci troviamo in un’area sacra. Affascinate l’ipotesi che i vani ipogei, in cui poteva essere incanalata l’acqua, potessero essere legati ai riti connessi all’iniziazione al culto che sappiamo dalle fonti avvenire per mezzo di una sorta di “battesimo” con l’acqua. Sulla terrazza è stato poi realizzato il primo intervento conservativo nel complesso termale del santuario – prosegue Coccoluto –, di cui deve essere completato lo scavo ma che già ha messo in luce un ambiente di servizio, con punto di fuoco per il riscaldamento, pavimentato in “opus spicatum” (laterizi a lisca di pesce), e decorato alle pareti con un intonaco ancora molto ben conservato, utile a un ambiente termale con nicchie in parete, probabilmente dei portaoggetti, e esedra con il mosaico dei neri, le cui pareti sono state restaurate proprio in vista della futura apertura al pubblico del percorso sulla terrazza di Venere».

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La casa del Re. Salendo dal santuario di Venere, da sopra le mura etrusche (altro panorama mozzafiato sulla Buca delle Fate e le isole) all’area delle capanne etrusche: qui la fondazione della città. «L’intervento di ricostruzione della cosiddetta casa del re – conferma Coccoluto – una capanna che ci racconta della fondazione della città di Populonia, con un confronto illustre dal Palatino e la capanna di Romolo. Nel panorama italiano ci sono solo Roma e Populonia. La capanna è realizzata da Floriano Cavanna, Gaetano Salvatore, Folco Biagi  e Stefano Iddau di Arkè Archeologia Sperimentale – sottolinea – che ha realizzato l’archeodromo di Poggibonsi, oltre a quello di Cetona, in confronto continuo con gli archeologi del parco. Una ricostruzione a pochi metri dal sito originario, per spiegarne volumetria e colori. Sarà arredata con panchine laterali, dove sedevano le aristocrazie della nascente Populonia, per discutere di patti, alleanze, guerre e conquiste, luogo simbolico e politico dove la comunità era rappresentata dai capi. Saranno realizzati due troni e allestito un focolare e arredi. Il progetto va nella direzione di una maggiore accessibilità culturale e nella creazione di un ulteriore polo di archeologia sperimentale per le attività didattiche, oltre che diventare un luogo per eventi animati e rievocazioni, come quella del brindisi con le 100 tazze da libagione che qui furono ritrovate seppellite dopo il rito in una delle buche di palo che sorreggevano l’edificio». Rivivere la storia, all’Acropoli si può.

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Piacciono gli anelli con le serpi dei Canali. Parco che vive, tra ricerca, valorizzazione e merchandising Doc. «Parco – conferma la coordinatrice di Baratti e Populonia Marta Coccoluto – aperto a più categorie di persone: addetti ai lavori, bambini, visitatori che cercano esperienze di visita in grado di emozionare. Cantiere sperimentale che ricolloca il parco archeologico in una ritrovata dimensione scientifica direzione in cui vanno altri due progetti in corso: il Politecnico di Torino è al lavoro con una equipe di studenti, laureandi e dottorandi per testare qui nuove tecnologie di restituzione 3D da voli col drone. L’obiettivo è creare un modello tridimensionale per “visitare” aree, acquisire dati che possano orientare la ricerca, oltre a costituire una banca dati. Sto poi coordinando la riorganizzazione del magazzino dell’acropoli, con reperti di oltre 10 anni di ricerche, anche per consentire nuovi studi e nuove esposizioni in Cittadella, in linea coi progetti della Soprintendenza. Altro obiettivo – spiega Coccoluto – oltre alla fruizione in itinere già vissuta con l’open day per la capanna del Re, l’esposizione di reperti in tempi rapidissimi. Ecco che al centro visite della necropoli a Baratti, il prossimo 6 ottobre, sarà inaugurata una mostra sempre promossa da Andrea Camilli della Soprintendenza, su una delle sepolture più belle e importanti dall’ultima stagione di scavi estivi a Baratti».

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Valido pure il merchandising. «Numeri di vendite in elaborazione – dice Coccoluto – ma già dalle prime stime si annunciano più che soddisfacenti soprattutto perché, secondo le tendenze nazionali in tema di museum shop, ci stiamo orientando verso la realizzazione di oggetti che riproducono motivi decorativi o particolarità dei reperti più celebri, realizzati in collaborazione con ditte locali. Un esempio? La gioielleria in argento, già realizzata da Scognamiglio in collaborazione con la Parchi, ispirata ai vasi di maiolica arcaica del museo del Castello, i cui pesci sono diventati ciondoli in argento, o le serpi in amore della fonte dei Canali di Marina a Piombino, raffigurati su un anello a fascia, il delfino delle tombe dipinte che guizza su una collana. E chissà che la prossima estate non potremmo “indossare” le arcate delle Logge... ».

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