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Regolamento di conti nel carcere di Porto Azzurro, ferito un detenuto
Un recluso albanese è stato picchiato da un gruppo di connazionali ed è stato salvato dagli agenti della penitenziaria
PORTO AZZURRO. Domenica di sangue nel carcere di Porto Azzurro. Intorno alle 15 un detenuto di nazionalità albanese è stato picchiato da un gruppo di connazionali riportando, per fortuna, ferite non gravi. A ricostruire il fatto Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria Sappe.
«Ieri, verso le 15, un detenuto albanese del I e II reparto, il più capiente dell’istituto con un regime detentivo aperto dalle 8 alle 19, è stato oggetto di un agguato da parte di altri detenuti, suoi connazionali – racconta Capece – con un’azione mirata e fulminea, è stato immobilizzato e gli sono stati sferrati alcuni colpi al collo con un oggetto acuminato, che gli provocato alcune ferite fortunatamente non gravi. L’intervento dei poliziotti, che hanno immediatamente individuato i responsabili, ha permesso di scongiurare più gravi conseguenze e, nell’immediato, ha salvato la vita al detenuto aggredito».
Il Sappe ha più volte ribadito come nell’istituto elbano «continuino a pervenire dagli altri istituti della Toscana detenuti stranieri con problematiche psicologiche e tossicologiche gravi, ma anche altri, con pene brevi, che si sono resi responsabili di atti gravi all’interno delle carceri di provenienza e che non si integrano nella realtà elbana, considerata la sua peculiarità a casa di reclusione, non idonea a contenere questo tipo di ospiti».
Il Sappe torna a chiedere «un intervento risolutorio da parte dell’amministrazione penitenziaria centrale e regionale affinché allontani immediatamente dall’istituto le persone che si sono rese responsabili recentemente di gravi atti destabilizzanti – aggiunge Capece – ma sollecitiamo ancora una volta una attenta valutazione dei detenuti prima del loro invio in questo istituto».
Capece è netto nella denuncia contro il modello di carcere aperto: «Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. I vertici dell’amministrazione penitenziaria e del ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno otto ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. E al corpo di polizia penitenziaria servono almeno ottomila nuove unità per fronteggiare la costante emergenza carceri, che vede oggi in Italia il nuovo numero record di oltre 57mila 300 detenuti, con celle sovraffollate e tensione ‘a mille’».
Il leader nazionale del Sappe denuncia, infine, il ciclico ripetersi di eventi critici in carcere che vede coinvolti detenuti stranieri. «È sintomatico», spiegano, «che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere quasi 20mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia».
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