Attenzione
Sullo scooter col fucile, due arresti
Sorpresi di notte a Fiorentina dai carabinieri. L’arma aveva la matricola abrasa, in un borsone anche torcia, guanti e una “paletta”
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PIOMBINO. Due piombinesi sono stati arrestati venerdì dai carabinieri, poche ore prima dell’alba, sorpresi dagli uomini del radiomobile con un borsone contenente un fucile semiautomatico marca “Franchi” calibro 12 con le matricole della cassa e della canna abrase.
Nel borsone c’erano anche un pugnale della lunghezza di 20 centimetri, una torcia elettrica, un paio di guanti in pile e una paletta da segnalazione stradale del tipo che viene solitamente utilizzato dagli addetti al controllo della circolazione riportante l’emblema della Repubblica Italiana e la dicitura: “Protezione Civile – Volontariato”. Non sono state invece rinvenute munizioni.
Un episodio dai contorni misteriosi su cui continuano le indagini dei carabinieri: intanto in carcere a Livorno sono finiti il 35enne Alessio Dondoli e il 38enne Andrea Mancini, piombinesi già noti alle forze dell’ordine.
I due sono stati sorpresi intorno alle 4 del mattino mentre a bordo di uno scooter si allontanavano dalla città.
La loro sfortuna è stata quella di incappare in una pattuglia dei carabinieri, uomini che facevano il turno di notte, impegnati nei servizi finalizzati ad arginare il fenomeno dei furti nelle abitazioni e sulle auto in sosta.
I militari si sono insospettiti quando si sono accorti di una repentina inversione di marcia effettuata dallo scooter a Fiorentina. Così si sono messi all’inseguimento e hanno e bloccato i due pochi chilometri più in là.
Poi la scoperta del fucile e degli altri oggetti all’interno del borsone per il quale Dondoli e Mancini non hanno fornito spiegazioni plausibili.
Da qui l’arresto per la detenzione e il porto illegale dell’arma clandestina. I due, su disposizione di Antonella Tenerani, sostituto procuratore della Repubblica di Livorno, sono stati trasferiti al carcere delle Sughere di Livorno, in attesa dell’udienza di convalida del provvedimento restrittivo.
Le indagini ovviamente continuano, anche attraverso il supporto della sezione balistica del Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche di Roma – alla quale è stato inviato il fucile sequestrato – con l’obiettivo di provare a ripristinare i contrassegni matricolari, permettendo di conseguenza la ricostruzione della storia dell’arma.
La vicenda insomma viene presa molto seriamente dai carabinieri e dalla Procura di Livorno. Il sequestro di armi di questo tipo con matricola abrasa nella nostra zona è assolutamente inusuale. Un fucile con queste caratteristiche, la presenza di guanti, torcia e paletta, fanno sospettare che i due stessero agendo per mettere a segno un colpo importante. (cloz)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nel borsone c’erano anche un pugnale della lunghezza di 20 centimetri, una torcia elettrica, un paio di guanti in pile e una paletta da segnalazione stradale del tipo che viene solitamente utilizzato dagli addetti al controllo della circolazione riportante l’emblema della Repubblica Italiana e la dicitura: “Protezione Civile – Volontariato”. Non sono state invece rinvenute munizioni.
Un episodio dai contorni misteriosi su cui continuano le indagini dei carabinieri: intanto in carcere a Livorno sono finiti il 35enne Alessio Dondoli e il 38enne Andrea Mancini, piombinesi già noti alle forze dell’ordine.
I due sono stati sorpresi intorno alle 4 del mattino mentre a bordo di uno scooter si allontanavano dalla città.
La loro sfortuna è stata quella di incappare in una pattuglia dei carabinieri, uomini che facevano il turno di notte, impegnati nei servizi finalizzati ad arginare il fenomeno dei furti nelle abitazioni e sulle auto in sosta.
I militari si sono insospettiti quando si sono accorti di una repentina inversione di marcia effettuata dallo scooter a Fiorentina. Così si sono messi all’inseguimento e hanno e bloccato i due pochi chilometri più in là.
Poi la scoperta del fucile e degli altri oggetti all’interno del borsone per il quale Dondoli e Mancini non hanno fornito spiegazioni plausibili.
Da qui l’arresto per la detenzione e il porto illegale dell’arma clandestina. I due, su disposizione di Antonella Tenerani, sostituto procuratore della Repubblica di Livorno, sono stati trasferiti al carcere delle Sughere di Livorno, in attesa dell’udienza di convalida del provvedimento restrittivo.
Le indagini ovviamente continuano, anche attraverso il supporto della sezione balistica del Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche di Roma – alla quale è stato inviato il fucile sequestrato – con l’obiettivo di provare a ripristinare i contrassegni matricolari, permettendo di conseguenza la ricostruzione della storia dell’arma.
La vicenda insomma viene presa molto seriamente dai carabinieri e dalla Procura di Livorno. Il sequestro di armi di questo tipo con matricola abrasa nella nostra zona è assolutamente inusuale. Un fucile con queste caratteristiche, la presenza di guanti, torcia e paletta, fanno sospettare che i due stessero agendo per mettere a segno un colpo importante. (cloz)
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