Il Tirreno

Parchi archeologici, arrivano 1,6 milioni

di Guido Fiorini
Parchi archeologici, arrivano 1,6 milioni

Piombino scelta con Cortona e Volterra per il finanziamento regionale sugli Etruschi: il progetto per Baratti e Populonia

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PIOMBINO. Dalla Comunità europea, tramite la Regione, arrivano a Piombino 1, 6 milioni di euro per la conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico di Baratti e Populonia. A disposizione ci sono 5 milioni, che Piombino, che ha presentato il progetto con Parchi Val di Cornia, si spartirà con Volterra e Cortona. Si tratta del programma regionale Por Fesr 2014-2020 “Preservare e tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse – Promozione e valorizzazione delle reti dei grandi attrattori culturali museali – Area tematica: gli Etruschi in Toscana: Le città dell’Etruria”.

«Abbiamo avuto poco tempo per preparare il tutto – ci dice il presidente della Parchi, Francesco Ghizzani Marcìa – ma la Regione ci ha inserito fra le tre zone vincitrici del finanziamento. Abbiamo inviato il progetto definitivo e, dopo la valutazione finale, avremo questi soldi. Nel 2018 quindi, andremo al progetto esecutivo e alla gara».

In particolare, il progetto proposto dal Comune di Piombino e dalla Parchi Val di Cornia, ha tre obiettivi chiave: 1) conservazione attiva e valorizzazione del patrimonio archeologico e paesaggistico del parco; 2) adeguamento funzionale dei percorsi di visita; 3) ampliamento dell’accessibilità fisica e culturale. Per l’elaborazione del Progetto definitivo, il gruppo di lavoro multidisciplinare ha lavorato in sinergia con i responsabili della Parchi Val di Cornia: Silvia Guideri (direttrice dei Parchi archeologici), Marta Coccoluto (coordinatrice per il Parco archeologico di Baratti e Populonia), Francesco Ghizzani Marcia (presidente della Parchi) e Massimo Bellucci (responsabile ufficiale del procedimento).

Il progetto definitivo lavora sui due ambiti storico-tematici che rispondono alle logiche insediative della Populonia etrusca e romana e trovano corrispondenza nei due diversi settori di visita: l’area della acropoli, o città alta, collocata sul poggio del Telegrafo e sulla sella tra questo e l’altura su cui sorge il castello, e quella della città bassa, dove il progetto si è concentrato in particolare sulla Necropoli del Casone e sull’area di accesso.

Acropoli – Per quanto riguarda l’Acropoli, oltre al completamento delle opere già finanziate con il progetto Arcus, il progetto propone una riconfigurazione generale degli spazi aperti che costituiscono l’ambito di visita, con integrazione dei percorsi e degli itinerari attuali e un incremento della accessibilità ai contenuti archeologici e allo spessore storico del sito. Gli interventi di sistemazione paesaggistica si concentrano su tre aree di visita principali: 1) Ambito dei templi, della cisterna e della strada basolata; 2) Ambito della domus delle Logge; 3) Ambito dell’edificio termale con nicchie, mosaici ed opus spicatum.

Necropoli – Per l’ambito di Baratti, gli aspetti prevalenti hanno riguardato in particolare: 1) La riconfigurazione di una delle zone di visita più importanti, la necropoli del Casone; 2) L’integrazione paesaggistica delle recinzioni, che costituiscono attualmente una criticità dal punto di vista estetico e figurativo; 3) La creazione di un nuovo spazio aperto di accesso al Parco, più funzionale dal punto di vista della segnaletica e della viabilità, oltre che più integrato con il contesto paesaggistico circostante.

Adeguamento funzionale – Questo tipo di interventi include tutte le opere necessarie per la riconfigurazione degli spazi aperti, come le nuove pavimentazioni per le aree di visita e le connessioni su passerella, create ogni volta che si rende necessario passare al di sopra delle superfici antiche. Il percorso di visita sull’Acropoli verrà ridisegnato, pavimentato e delimitato a partire dall’ambito del tempio C e della cisterna che, a seguito degli interventi previsti diverranno accessibili con più facilità, dal punto di vista fisico e dal punto di vista culturale. Anche l’intero ambito della Domus ai piedi delle Logge è stato ripensato per la visita: nuove pavimentazioni e una passerella permetteranno la percorrenza verso il giardino e l’attraversamento degli antichi ambienti domestici, integrati con strutture per la protezione del mosaico del Balneum, che suggeriscono la spazialità dei volumi di epoca romana.

Segnaletica e comunicazione – La segnaletica e comunicazione della componente storica ed archeologica viene integrata dal progetto all’interno degli interventi. Ogni elemento comunicativo viene configurato come un oggetto architettonico, da integrarsi paesaggisticamente per rivestire una funzione, come il grande pannello in legno proposto per l’ingresso del parco delle Necropoli, oppure il “totem” luminoso che indica l’accesso al sentiero per raggiungere il centro visita.

Il nuovo accesso al parco – Uno degli interventi più importanti proposti dal progetto definitivo è quello per la riconfigurazione dell’accesso al parco della città bassa e delle Necropoli. Il Progetto propone di ridisegnare l’accesso alle Necropoli, creando una piazza che ospiti il box informazioni e che funzioni come punto di informazione e smistamento per i visitatori in arrivo. La piazza ospiterà sedute in legno ed un sistema di dissuasione risolto con una struttura vegetale (mirti, lentischi e corbezzoli), per evitare l’ingresso e il parcheggio nella zona pedonale a macchine e motorini.

Il giardino della Domus – Tra gli interventi più consistenti vi è la riproposizione del giardino della Domus collocata ai piedi delle sostruzioni delle Logge (e databile nelle sue diverse fasi tra la fine del II e gli inizi del I secolo a C.) . L’idea di base è stata quella di suggerire la possibile spazialità originaria del giardino (di cui, nel corso delle ricerche archeologiche è stata ipotizzata l’estensione) che continuava la struttura assiale e simmetrica della domus romana. Lo spazio del giardino è stato così immaginato sulla base delle numerose fonti letterarie ed iconografiche che raccontano i giardini romani, oltre che delle evidenze archeologiche presenti a Roma, Pompei ed Ercolano, senza alcuna pretesa di ricostruzione filologica, ma con l’obiettivo di suggerire al visitatore, attraverso il progetto contemporaneo, il possibile assetto di un hortus del I secolo a. C.



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