Sicurezza
Arvedi mette nel mirino la Magona
di Cristiano Lozito
Ma Mittal cederà solo se l’Antitrust valuterà che l’acquisizione dell’Ilva di Taranto porta a superare il tetto normativo sulla produzione
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PIOMBINO. Giovanni Arvedi, numero uno dell’omonimo gruppo siderurgico, è interessato all’acquisizione di Magona: secondo fonti qualificate contatti sono in corso da tempo, ma per capire se potranno concretizzarsi occorrerà attendere la decisione dell’Antitrust europeo, che deve verificare se la produzione del Gruppo Arcelor Mittal dopo l’acquisizione dell’Ilva di Taranto supererà il limite previsto dalle normative, in particolare di zincato.
È questa la condizione unica e necessaria perché Mittal decida di privarsi dello stabilimento di Piombino, 480 dipendenti, un cammino faticoso negli ultimi anni ma anche un 2017 positivo in parallelo con la ripresa generale del comparto, e una storica, riconosciuta qualità dei prodotti e del servizio ai clienti, elementi particolarmente importanti nel momento in cui si assiste al rialzo dei prezzi.
La decisione dell’Antitrust è attesa per il mese di ottobre. Su Magona varie indiscrezioni riguardano anche l’interesse di Sajjan Jindal, per le logiche, possibili sinergie con Aferpi, nel caso che il gruppo indiano concludesse positivamente la trattativa con Cevital.
Ma Lakshmi Mittal, se costretto dall’Antitrust a cedere Magona (peraltro in ballo come altri siti europei di proprietà del tycoon indiano) preferirebbe probabilmente Arvedi piuttosto che un concorrente della forza di Jindal.
«Attendiamo di conoscere la decisione dell’Antitrust europeo – dice Claudio Valacchi, coordinatore delle rsu Fiom di Magona – per capire l’eventuale rimedio che Mittal deciderà di apportare. A quel punto ci preoccuperemmo di capire le prospettive dal punto di vista del piano industriale e occupazionale di un potenziale acquirente».
Grande prudenza, quindi, ma anche la consapevolezza che, in un momento di ripresa del mercato siderurgico e di grandi manovre da parte dei principali produttori, Magona può avere il suo spazio.
Arvedi, che si era già interessato allo stabilimento piombinese nel 2012, ha da poco compiuto 80 anni ma è ancora saldamente al timone del suo gruppo. La produzione di laminati piani e tubi saldati d’acciaio a fine anno sfiorerà i cinque milioni di tonnellate, con un fatturato di poco superiore ai due miliardi e oltre 2600 dipendenti.
Il gruppo cremonese ha investito 1,5 miliardi di euro negli ultimi 10 anni, con l’acquisizione e il rilancio dell’ex Lucchini di Servola, e la modernizzazione degli impianti nell’acciaieria di Cremona, dove recentemente è entrato in funzione un nuovo forno elettrico.
Da sempre Arvedi si è segnalato per l’ideazione e realizzazione di soluzioni altamente innovative nella siderurgia, in particolare nella colata e laminazione in linea degli acciai, «con un sistema unico al mondo – è questa la la motivazione di una laurea honoris causa in ingegneria meccanica conferitagli dal Politecnico di Milano – caratterizzato da competitività economica, sostenibilità ambientale e qualità dei prodotti».
È questa la condizione unica e necessaria perché Mittal decida di privarsi dello stabilimento di Piombino, 480 dipendenti, un cammino faticoso negli ultimi anni ma anche un 2017 positivo in parallelo con la ripresa generale del comparto, e una storica, riconosciuta qualità dei prodotti e del servizio ai clienti, elementi particolarmente importanti nel momento in cui si assiste al rialzo dei prezzi.
La decisione dell’Antitrust è attesa per il mese di ottobre. Su Magona varie indiscrezioni riguardano anche l’interesse di Sajjan Jindal, per le logiche, possibili sinergie con Aferpi, nel caso che il gruppo indiano concludesse positivamente la trattativa con Cevital.
Ma Lakshmi Mittal, se costretto dall’Antitrust a cedere Magona (peraltro in ballo come altri siti europei di proprietà del tycoon indiano) preferirebbe probabilmente Arvedi piuttosto che un concorrente della forza di Jindal.
«Attendiamo di conoscere la decisione dell’Antitrust europeo – dice Claudio Valacchi, coordinatore delle rsu Fiom di Magona – per capire l’eventuale rimedio che Mittal deciderà di apportare. A quel punto ci preoccuperemmo di capire le prospettive dal punto di vista del piano industriale e occupazionale di un potenziale acquirente».
Grande prudenza, quindi, ma anche la consapevolezza che, in un momento di ripresa del mercato siderurgico e di grandi manovre da parte dei principali produttori, Magona può avere il suo spazio.
Arvedi, che si era già interessato allo stabilimento piombinese nel 2012, ha da poco compiuto 80 anni ma è ancora saldamente al timone del suo gruppo. La produzione di laminati piani e tubi saldati d’acciaio a fine anno sfiorerà i cinque milioni di tonnellate, con un fatturato di poco superiore ai due miliardi e oltre 2600 dipendenti.
Il gruppo cremonese ha investito 1,5 miliardi di euro negli ultimi 10 anni, con l’acquisizione e il rilancio dell’ex Lucchini di Servola, e la modernizzazione degli impianti nell’acciaieria di Cremona, dove recentemente è entrato in funzione un nuovo forno elettrico.
Da sempre Arvedi si è segnalato per l’ideazione e realizzazione di soluzioni altamente innovative nella siderurgia, in particolare nella colata e laminazione in linea degli acciai, «con un sistema unico al mondo – è questa la la motivazione di una laurea honoris causa in ingegneria meccanica conferitagli dal Politecnico di Milano – caratterizzato da competitività economica, sostenibilità ambientale e qualità dei prodotti».
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