Il Tirreno

BARATTI

Poggio del Molino tra studio e restauro

di Cecilia Cecchi
Un'immagine dello scavo archeologico nell'area di Poggio del Molino (fotoservizio Paolo Barlettani)
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Un'immagine dello scavo archeologico nell'area di Poggio del Molino (fotoservizio Paolo Barlettani)

Studenti in visita o sul cantiere, poi giornate di convegni. Megale: «In corso uno studio d’impatto economico per le ricadute»

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BARATTI. Lavori in corso a Poggio del Molino. Studenti in visita o coinvolti nel restauro dei mosaici della villa. Cittadini e turisti (che ancora ci sono in Val di Cornia) a curiosare in un’area – pure – dalla vista mozzafiato, apprezzata dai Romani che l’aveva scelta, a cavallo tra il golfo di Baratti e Rimigliano. Qui nel II secolo a. C. una fortezza di difesa dagli attacchi dei pirati, poi fattoria con grandi vasche per la produzione del garum – salsa di pesce, allora, tanto amata – e infine tra II e III secolo d. C. lussuosa villa marittima (si conservano le terme e il quartiere residenziale con pavimenti a mosaico). Al centro dello scavo la ricostruzione (didattica) di una “noria”, simil verricello per tirar su l’acqua dai pozzi, realizzata anni fa da un Istituto scolastico di Piombino.


Carolina Megale, braccia, mente e voce dell’Associazione culturale Past in progress ( “Archeodig”) dal 2008 a dirigere questo progetto di archeologia accessibile e condivisa, comincia la mattinata stile cicerone con allevi dell’International School of Florence (ISF Italy), terza media: «Ci hanno scoperto nel 2016 – spiega – grazie a un formidabile passaparola. Prima con classi elementari, ora ragazzi di terza media. Studenti fiorentini e di tutto il mondo che fanno lezione in inglese sempre, straordinari».

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Impegnati sulla collina con Megale, al momento i ragazzi dello staff del progetto Archeodig (Martina Fusi, Pier Paolo Mariani, Arianna Bagnasco, Ambra Fiorini e Carlo Baione), i volontari di Earthwatch Institute, Alessandro Fonti restauratore uscito dall’Opificio delle pietre dure di Firenze con gli studenti dell’opificio impegnati nello stage di restauro dei mosaici. «Per le prossime due settimane – conferma l’archeologa – pure 85 studenti del liceo scientifico Enriques di Livorno per progetti di alternanza scuola-lavoro (due turni di 45 studenti ciascuno)».

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Notevole ricaduta economica. «Non smetterò mai di sottolineare – ricorda Megale – che le attività sono garantite da fondi privati e che tutti i professionisti impegnati nelle varie attività di Poggio del Molino (archeologi, restauratore, architetto) sono pagati con fondi di Past in Progress. È in corso uno studio di impatto economico per mostrare le ricadute che questa esperienza ha sul territorio e sottolineare che l’archeologia è una risorsa, un’opportunità anche in termini economici perché crea indotto e destagionalizzazione». «L’esperienze di Poggio del Molino e Past in Progress (con Archeologia in cantiere, Panoramix, ecc.) sarà presentata durante le due giornate di studi in onore di Giovannangelo Camporeale, organizzate dal Comune di Massa Marittima, il 23 e 24 settembre. Sabato 23 – dice Megale – il tema sarà il rapporto tra archeologia e pubblico, titolo della giornata è “Costruire il passato. Il senso dell’archeologia nella società contemporanea”, parteciperanno tra gli altri Francesco Ghizzani Marcìa, presidente di Parchi Val di Cornia, Alessandro Fichera che racconterà l’esperienza della casa medievale costruita a San Silvestro, Giorgio Baratti (Università di Milano) con il suo uomo in ceppi, Carlo Baione (Università di Firenze) che presenterà il progetto dei modelli 3D del museo etrusco di Populonia e Vignale con Samanta Mariotti dell’Associazione M (u)ovimenti».


Ora l’illuminazione c’è, manca la strada d’accesso. «I permessi sono arrivati – chiarisce Megale – a breve partirà il cantiere per la messa in sicurezza del viale di accesso pubblico, finalmente l’area potrà essere davvero restituita ai cittadini e potrà nascere il primo parco di archeologia condivisa d’Italia».


Da vivere e condividere. Archeologia che racconta la storia (anche la nostra), sempre. E il 22 settembre il museo etrusco di Populonia collezione Gasparri (Megale alla direzione scientifica), in occasione della II edizione delle celebrazioni per le Giornate degli Etruschi - indette dal Consiglio regionale della Toscana - ospiterà una giornata di studi internazionale dal titolo “Sepolti incatenati. Storie di schiavi e prigionieri in Etruria e nel Mediterraneo antico”. «Si parte appunto – ricorda Megale – dalla scoperta del novembre 2016 durante scavi di ricerca diretti da Giorgio Baratti, dello schiavo sepolto con ceppi alle caviglie e giogo al collo. L’iniziativa che intendiamo realizzare nasce e si sviluppa intorno a questa eccezionale scoperta archeologica e alla mostra in corso. Questa esperienza ha mostrato come da un lato sia necessario, tra gli studiosi, fare il punto delle conoscenze storiche e archeologiche sulle sepolture anomale rinvenute in Etruria e nel Mediterraneo antico, dall’altro poiché la scoperta ha avuto una potente risonanza nazionale e internazionale, è un’ottima occasione per divulgare al pubblico dei non addetti ai lavori la scienza archeologica e avvicinare i cittadini al nostro patrimonio culturale. Il progetto – spiega – prevede l’organizzazione di incontri scientifici e divulgativi interconnessi, aperti al pubblico, come quello del 22 settembre a Populonia. Importante – conclude l’archeologa – creare uno spazio di confronto tra gli studiosi per dialogare sulle conoscenze storiche e archeologiche sinora acquisite riguardo alle sepolture anomale rinvenute in Etruria e nel Mediterraneo antico. Coinvolgendo i cittadini nei processi di studio e conoscenza delle società antiche, con particolare attenzione alla civiltà etrusca, partendo da scoperte archeologiche eccezionali che hanno fatto presa anche sul pubblico dei non addetti ai lavori. Validi, dunque, eventi speciali e aperture gratuite al pubblico non specialistico proprio per avvicinarlo al nostro, immenso, patrimonio culturale».

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