Gioco
I ragazzi ci sono tutti, gli insegnanti no
di Claudia Guarino
Nonostante l’inizio di venerdì poche le assenze nelle varie classi. Ma sono ancora molte le cattedre da assegnare
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PIOMBINO. Nei volti la freschezza di chi ha il mondo in tasca, nei gesti la spensieratezza della gioventù, negli sguardi il nervosismo del primo giorno. «Non penso a niente, sono molto agitata, oggi inizio il liceo», dice una ragazza incontrata in via della Pace, occhi azzurrissimi e voce tremante. Ieri è cominciato un nuovo anno scolastico, con alcune cattedre ancora da assegnare, con le segreterie reduci dai salti mortali per l’aggiornamento delle graduatorie d’istituto e con le critiche rivolte, da qualcuno, alla data scelta dalla Regione per l’inizio delle lezioni. La Toscana infatti, per mantenersi lontana dal numero di giorni sotto il quale l’anno scolastico rischia di essere invalidato, ha fissato l’avvio delle lezioni al 15 settembre, che cade di venerdì. In generale, parlando con studenti e genitori davanti alle scuole primarie e secondarie di primo grado, l’umore prevalente è legato alla constatazione che «sarebbe stato meglio partire lunedì, però, se è stato deciso così, ci adattiamo». Più pragmatico un ragazzo al suo primo giorno di scuola media nell’istituto “Andrea Guardi” di via Torino, secondo il quale «almeno mi riposo subito e ho tempo di capire dove mi trovo». Ma, al di là della questione legata alla scelta del venerdì che comunque, secondo le impressioni del dirigente scolastico della scuola “A. Guardi”, Maurizio Grassi, e della vicepreside del primo circolo didattico, Liliana Mele, non ha determinato assenze considerevoli di studenti, l’inizio dell’anno scolastico è caratterizzato dalla necessità di coprire le cattedre ancora vacanti. La scuola, anche quest’anno e anche a Piombino, non potrà fare a meno degli insegnanti non di ruolo, assunti con contratto a tempo determinato. Nella scuola secondaria di primo grado “A. Guardi” di Piombino, ad esempio, la campanella è suonata con due cattedre di italiano e tre di matematica da assegnare. Risultano vacanti anche una cattedra di tecnologia, una di spagnolo, una di musica, due di strumento musicale e tredici di sostegno. La “supplentite” insomma, tanto osteggiata dall’idea di buona scuola del passato Governo, sembra tutt’altro che curata. Tuttavia, rispetto al 2016, l’impressione dei presidi è che quest’anno servirà meno tempo per riempire i posti vuoti, nonostante il tour de force a cui sono state sottoposte le segreterie per rispettare le scadenze del Ministero. «Martedì 19 settembre cominceranno le convocazioni per la stipula dei contratti a tempo determinato per i docenti della scuola secondaria – dice Grassi –. Auspico che entro la fine della prossima settimana andrà tutto a regime». Sulla stessa linea d’onda si trova anche Gabriella Raimo, dirigente dell’Isisi Carducci-Volta-Pacinotti di Piombino, secondo cui risultano vacanti due cattedre di lettere, due di matematica e alcune di sostegno, oltre a diversi spezzoni orari, «ma alcune classi, soprattutto le quinte, hanno l’organico al completo. La situazione non è drammatica e speriamo di completare tutto tramite le convocazioni». «Purtroppo non vedo una situazione tanto diversa dall’anno scorso – aggiunge Marco Mosci, insegnante e membro del consiglio comunale –. Il concorso non ha risolto la situazione e ci sono ancora cattedre scoperte. Il Governo deve chiedere scusa ai docenti per aver detto loro che solo chi avrebbe superato il concorso sarebbe stato degno di insegnare, salvo poi impiegare personale precario non di ruolo». Mentre la scuola è alle prese con supplenti, graduatorie, concorsi, ricorsi, inserimenti con riserva e nuove procedure di abilitazione, ieri le aule si sono riempite di nuovo di studenti. «È presto per dare un giudizio sulla scuola – dice un ragazzo della prima, incontrato fuori dal liceo – È solo il primo giorno». Per bambini e ragazzi il suono della campanella è il segno di un nuovo anno, con il suo carico di soddisfazioni e ansie. Sono loro, in fin dei conti, che devono essere considerati centrali nella scuola, se questa vuol dirsi effettivamente “buona”.
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