Il Tirreno

Aferpi-Jindal, il tempo scade a fine ottobre

di Cristiano Lozito
Aferpi-Jindal, il tempo scade a fine ottobre

Calenda ribadisce a Benikene che il processo di risoluzione del contratto è già avviato. Senza un’intesa possibile una nuova gara

2 MINUTI DI LETTURA





PIOMBINO. Il Governo non accetterà da Aferpi altri ritardi o richieste di slittamenti. Il termine perentorio resta dunque il 30 ottobre, data entro la quale secondo gli impegni dell’addendum firmato a fine giugno la società algerina deve trovare un socio siderurgico, o presentare un piano finanziario, oltre che riprendere la produzione di barre e vergella.

Questo in sostanza ha ribadito ieri il ministro Carlo Calenda all’ad di Aferpi, Said Benikene, sottolineando come di fatto quella di fine ottobre sia una data senza appello, perché il processo di risoluzione del contratto è formalmente già avviato con le lettere di contestazione inviate a Cevital dal commissario Piero Nardi.

Inutili in questo senso le spiegazioni di Benikene, del resto già note, sui ritardi nell’arrivo dei semiprodotti secondo lui da attribuire a problemi dei fornitori, cioè Jsw e British Steel, proprio due dei più accreditati concorrenti a rilevare l’ex Lucchini.

Ritardi che hanno impedito la ripartenza del treno rotaie nei tempi previsti, cioè la fine di agosto.

Il Governo dunque attende la fine di ottobre, a questo punto potenzialmente prova definitiva dell’inadempienza del gruppo algerino, e di fatto il mese e mezzo che resta è quello assegnato a Issad Rebrab per portare a compimento la trattativa con la Jsw di Sajjan Jindal.

Trattativa da cui il Governo – che pure ovviamente si augura vada in porto – resta fuori viste le polemiche già in campo sul possibile arrivo di Jindal, alimentate dall’uscita del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, secondo cui Calenda dovrebbe arrivare rapidamente alla rescissione del contratto con Rebrab e poi indire una nuova gara. Scenario comunque possibile se Rebrab da qui a fine ottobre non troverà un accordo con Jindal.

Cevital del resto non ha alcuna convenienza ad arrivare alla risoluzione forzata del contratto da parte del Governo, col rischio pure di dover pagare penali per contratti non rispettati.

Se questi sono i termini della questione è chiaro che Jindal ha un vantaggio assoluto nella trattativa.

La distanza sarebbe solo sul prezzo, con Rebrab che vorrebbe qualche decina di milioni in più rispetto ai 40-50 che Jindal sembra disposto a spendere per avere il via libera.

Intanto sulla vicenda Aferpi ieri il ministero dello Sviluppo economico ha convocato i sindacati: appuntamento il 20 settembre.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa