Il Tirreno

Velo: Gozzi stia tranquillo, il Governo rispetta le regole

Velo: Gozzi stia tranquillo, il Governo rispetta le regole

Intanto spunta l’ipotesi dell’interessamento di Arvedi con Cassa depositi e prestiti L’imprenditore cremonese preoccupato dal possibile arrivo di Jindal a Piombino 

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PIOMBINO. «Vorrei tranquillizzare tutti, il Governo le regole del gioco le rispetta eccome. E soprattutto segue la vicenda piombinese con grande attenzione e nell’interesse generale. Non accettiamo diktat da nessuno».

Così la sottosegretaria all’Ambiente, Silvia Velo, risponde indirettamente al presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, che nell’intervista pubblicata ieri dal Tirreno, aveva sostenuto che la “moral suasion” esercitata dal Governo nei confronti di Issad Rebrab per favorire un accordo con Sajjan Jindal per la cessione di Aferpi, appunto «non rispetta le regole del gioco».

Gozzi aveva sostenuto anche a necessità che il Governo vada fino alla rescissione del contratto e che dopo venga organizzata una nuova gara «per verificare l’eventuale interesse di altri soggetti industriali».

Se i “consigli” non sono piaciuti a Velo, le parole di Gozzi hanno comunque chiarito il livello di attenzione che c’è sulla vicenda piombinese. L’accelerazione di Jindal ad esempio ha fatto emergere dal nucleo dei potenziali interessati un nome nuovo, citato in un editoriale dall’Avvenire, quello di Giovanni Arvedi, in tandem con Cassa depositi e prestiti, cioè in pratica i due ex alleati di Jindal nella gara per l’Ilva di Taranto, finita con l’assegnazione a Arcelor Mittal.

Interessi che spesso nascondono manovre difensive, visto che ad esempio proprio Arvedi in 10 anni ha investito un miliardo e mezzo di euro in Italia, col rilancio della Ferriera di Trieste e l’istallazione di un forno elettrico di ultima generazione a Cremona portando la produzione di prodotti finiti da 1,5 a oltre 4 milioni di tonnellate annue: per lui certo Jindal a Piombino, con un progetto di un laminatoio per i piani, non sarebbe il benvenuto.

Intanto la prossima settimana, con la convocazione di Said Benikene al Mise, si capiranno meglio aspetti importanti della vicenda. Tutto ciò mentre in fabbrica ha preso campo la voce dell’intenzione di Aferpi di «massimizzare la cassa integrazione», cercando cioè di limitare al massimo il numero delle persone in stabilimento per le poche operazioni comunque necessarie. Un’intenzione che sarebbe legata alla volontà di contenere le uscite per le sofferenze di cassa, immaginabili in uno stabilimento che non produce da sei mesi.(cloz)

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