Sicurezza
Jindal vuol chiudere presto. Torna Azzi
di Cristiano Lozito
E sull’Afo si apre il dibattito in città. Velo, Giuliani e Anselmi: non rinunciamo all’industria ma nemmeno alla diversificazione
2 MINUTI DI LETTURA
PIOMBINO. E’ atteso in settimana un nuovo incontro tra i rappresentanti di Sajjan Jindal e il Governo per discutere dell’ingresso di Jsw in Aferpi. Fonti qualificate danno come probabile il ritorno a Piombino con la nuova proprietà di Fausto Azzi, ex ad di Aferpi, scelto per la sua conoscenza dello stabilimento piombinese. Le stesse fonti parlano di tempi brevi – almeno questo è l’obiettivo di Jsw – per la conclusione dell’affare, secondo la volontà di Jindal (che già ha avuto contatti col presidente Enrico Rossi) di prendere possesso dello stabilimento entro la fine dell’anno.
Tutto ciò pagando una somma da definire a Issad Rebrab, come pare preferire l’industriale indiano per accelerare le operazioni, oppure aspettando la rescissione del contratto che sembra sempre più probabile dopo che Cevital ha “saltato” già il primo impegno dell’addendum, ossia la ripartenza del treno rotaie in agosto.
Questa situazione ha l’effetto di accendere il dibattito in città: l’intenzione di Jindal di far ripartire l’altoforno, come è naturale rischia di dividere la città, tra la prospettiva di una ripresa produttiva-occupazionale e quella di un impatto ambientale che preoccupa dopo tre anni dalla chiusura dell’area caldo, e la crescita parallela e impetuosa dell’economia turistica.
Ne hanno parlato domenica sera in un dibattito alla Festa dell’Unità anche la sottosegretaria Silvia Velo e il sindaco Massimo Giuliani. Per Velo, che ha difeso l’operato del Governo («fino a dicembre 2016 Rebrab pur con molti ritardi aveva mostrato impegno sull’acquisto del forno elettrico e aveva riassunto tutti i lavoratori, poi è stato lui a non rispettare i patti, non il Governo») è «importante l’interesse di Jindal per Piombino, ma certo non si può tornare al passato, cioè non si può rinunciare all’industria ma nemmeno alla diversificazione. Allora quando sarà il momento – ha proseguito – il discorso da fare sarà su quali saranno le aree interessate all’operazione».
Ragionamento in linea con quello di Giuliani: «Tre erano e sono i nostri obiettivi – ha detto il sindaco – tornare a colare acciaio, aprire la città a nuovi vettori economici con strumenti urbanistici che abbiamo approntato per spostare l’industria fuori dall’area cittadina, e infine creare spazi per nuove attività».
In una fase precongressuale molto nervosa, all’interno del Pd, questo sembra il punto unificante. Infatti anche Gianni Anselmi valuta «positivamente l’interesse di jindal per le acciaierie, ma ora occorre uscire dalla fase delle notizie filtrate e aprire un tavolo che comprenda impresa, Governo, Regione e Comune, in cui si valutino concretamente i progetti dal punto di vista della sostenibilità economica ma anche ambientale».
Tutto ciò pagando una somma da definire a Issad Rebrab, come pare preferire l’industriale indiano per accelerare le operazioni, oppure aspettando la rescissione del contratto che sembra sempre più probabile dopo che Cevital ha “saltato” già il primo impegno dell’addendum, ossia la ripartenza del treno rotaie in agosto.
Questa situazione ha l’effetto di accendere il dibattito in città: l’intenzione di Jindal di far ripartire l’altoforno, come è naturale rischia di dividere la città, tra la prospettiva di una ripresa produttiva-occupazionale e quella di un impatto ambientale che preoccupa dopo tre anni dalla chiusura dell’area caldo, e la crescita parallela e impetuosa dell’economia turistica.
Ne hanno parlato domenica sera in un dibattito alla Festa dell’Unità anche la sottosegretaria Silvia Velo e il sindaco Massimo Giuliani. Per Velo, che ha difeso l’operato del Governo («fino a dicembre 2016 Rebrab pur con molti ritardi aveva mostrato impegno sull’acquisto del forno elettrico e aveva riassunto tutti i lavoratori, poi è stato lui a non rispettare i patti, non il Governo») è «importante l’interesse di Jindal per Piombino, ma certo non si può tornare al passato, cioè non si può rinunciare all’industria ma nemmeno alla diversificazione. Allora quando sarà il momento – ha proseguito – il discorso da fare sarà su quali saranno le aree interessate all’operazione».
Ragionamento in linea con quello di Giuliani: «Tre erano e sono i nostri obiettivi – ha detto il sindaco – tornare a colare acciaio, aprire la città a nuovi vettori economici con strumenti urbanistici che abbiamo approntato per spostare l’industria fuori dall’area cittadina, e infine creare spazi per nuove attività».
In una fase precongressuale molto nervosa, all’interno del Pd, questo sembra il punto unificante. Infatti anche Gianni Anselmi valuta «positivamente l’interesse di jindal per le acciaierie, ma ora occorre uscire dalla fase delle notizie filtrate e aprire un tavolo che comprenda impresa, Governo, Regione e Comune, in cui si valutino concretamente i progetti dal punto di vista della sostenibilità economica ma anche ambientale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
