Attenzione
«I sequestratori stanno per arrendersi»
Settimo giorno: Porto Azzurro va a dormire con la speranza di una resa, ormai si tratta a oltranza
PORTO AZZURRO. «Stanno per arrendersi». È il titolo dell’edizione del 1 settembre del Tirreno che riassumeva le fasi, delicatissime, della lunga giornata del 31 agosto a Porto Azzurro. I sei detenuti Mario Ubaldo Rossi, Mario Tuti, Mario Marrocu, Mario Cappai, Gaetano Manca e Mario Tolu sono ancora asserragliati nei locali dell’infermeria assieme agli ostaggi. Sono lì ormai da una settimana. Volevano scappare dal carcere, ma il tentativo di fuga non è andato a buon fine. A quel punto, chiusi dentro l’infermeria, hanno intrapreso una trattativa estenuante con le autorità.
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I sequestratori fermi sulla richiesta di un elicottero per poter lasciare l’isola d’Elba, i magistrati e le forze dell’ordine contrari a questa richiesta e tentati a più riprese da una soluzione di forza. Ma con il passare dei giorni l’ottimismo si è fatto strada e il 31 agosto si creano finalmente i presupposti per la soluzione della vicenda, senza alcuno spargimento di sangue. Prende corpo, infatti, l’accordo nato sulla base di un’idea del direttore Cosimo Giordano, come lui stesso ha raccontato in una lunga intervista al Tirreno.
A sbloccare lo stallo è la concessione ai detenuti rivoltosi dei benefici previsti dall’articolo 21 della Legge Gozzini, ovvero la riforma carceraria che, di fatto, regolamentava lavoro all’esterno, permessi premio, libertà condizionale, semilibertà. Dopo una riunione di 2-3 ore, Tuti e gli altri accettano a patto che la proposta arrivi da fuori. Giordano si fa capire dai magistrati che seguono l’evolversi del sequestro dall’esterno, è la scintilla che avvicina di colpo la resa e la liberazione degli ostaggi.
Decisivo per la soluzione pacifica del sequestro è il lavoro di intermediazione che viene compiuto dagli avvocati dei sequestratori. Anche nella giornata del 31 agosto entrano nel carcere (lo hanno già fatto nei giorni precedenti) i legali Raimondo Ricci, Germano Sangermano, Adriano Cerquetti e il rappresentante di Amnesty International Renato Menasci parlano lungalmente con i sequestratori. Ormai si tratta ad oltranza, lungo una strada ben tracciata dall’articolo 21 della legge Gozzini. Porto Azzurro, la notte del 31 agosto, va a dormire con una speranza concreta e dice l’ultima preghiera per gli ostaggi ancora chiusi dentro l’infermeria.
Solo poche ore dopo l’incubo sarà finito, pur dopo l’ultimo colpo di scena rappresentato da un telegramma chiuso ricevuto da Tuti che, per alcune ore, sembra poter mettere tutto in discussione. I sequestratori si arrenderanno dopo otto giorni di terrore e senza neanche una vittima.
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