Il Tirreno

L’incubo del blitz e Tuti spara al giudice

di Luca Centini
La prima pagina del Tirreno pubblicata il 27 agosto 1987
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La prima pagina del Tirreno pubblicata il 27 agosto 1987

Secondo giorno: tensione alle stelle dentro l’infermeria, il paese si attiva per evitare una strage

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PORTO AZZURRO. E il secondo giorno Tuti spara. Il capo dei rivoltosi, infatti, non esita a premere il grilletto, alzando ulteriormente il livello della tensione, ormai palpabile all’interno dei locali dell’infermeria.
Il colpo è rivolto al giudice Domenico Sica, all’epoca chiamato “Nembo Sic”, arrivato solo poche ore prima a Porto Azzurro per provare a dare una svolta alla vicenda. Sica prova a entrare nel carcere, senza preavviso, assieme all’ispettore Improta. Tuti li vede e spara dal finestrone dell’infermeria, prendendo la mira sulla spalla del direttore del carcere Cosimo Giordano. Mira proprio Sica, ma lo manca. È un avvertimento, se mai ce ne fosse stato bisogno.

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I rivoltosi non scherzano e sono disposti ad uccidere. È in questo contesto di grande tensione che parte una trattativa che si preannuncia lunga e delicatissima. E già durante il secondo giorno prendono forma le due linee di intervento diverse: la linea della fermezza contro quella del non ricorso all’atto di forza. Per evitare spargimenti di sangue entra in gioco con forza il sindaco Maurizio Papi che, di prima mattina, convoca tutti i giornalisti presenti e convoca una conferenza stampa urgente. La linea del sindaco è chiara: trattare a tutti i costi ed esaudire le richieste dei banditi. Il tutto per evitare un blitz delle teste di cuoio che sarebbe sanguinoso.

La mobilitazione è imponente e, forse, toglie dall’isolamento gli ostaggi asserragliati all’interno del carcere di Porto Azzurro. La mossa di Papi è il primo passo verso la costituzione del famoso “partito dell’elicottero”. Elicottero che i rivoltosi hanno chiesto per poter tentare la fuga.

Il caso di Porto Azzurro, dopo 24 ore dalla tentata fuga, diventa di dominio nazionale: Papi riceve la telefonata del presidente della Repubblica Cossiga, riceve il segretario del Pci Achille Occhetto che dice «di essere contrario all’uso della violenza», persino il Papa interviene su Porto Azzurro e lancia un appello ai rivoltosi.
Sullo sfondo, in modo sinistro, resta ben presente l’ipotesi di un blitz delle forze speciali che stazionano, pronte all’azione, nell’area del carcere. In serata i rivoltosi danno un segno - non sufficiente di buona volontà - liberando un agente di custodia e tre detenuti malati che si trovavano dentro l’infermeria. In serata Tuti chiede e ottiene di parlare con il Tg3, parla con il direttore Sandro Curzi Qui è tutto minato, se qualcuno prova a entrare facciamo saltare tutto in aria».

Con il giornalista Sandro Curzi parla anche uno degli ostaggi tenuti sotto sequestro dalla banda dei sei: «L’unica strada per non trasformare in una tomba questa stanza è quella di non fare colpi di testa». È solo l’inizio di una partita a scacchi che terrà con il fiato sospeso Porto Azzurro e il resto dell’Italia.

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