Il Tirreno

ARCHEOLOGIA

Nella storia di Baratti ora c’è anche Scipione

di Cecilia Cecchi
Tracce dell’incendio che ha distrutto la Casa dei semi (dal libro “Archeologia in cantiere”)
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Tracce dell’incendio che ha distrutto la Casa dei semi (dal libro “Archeologia in cantiere”)

L’archeologia incontra il pubblico ed è sempre tutto esaurito anche in piazza Viesti: «Studi sul villaggio romano, reperti già al restauro e presto al museo»

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POPULONIA STAZIONE. Cornelio Scipione l’Africano che si autofinanzia le battaglie, per volontà del senato di Roma (c’è di mezzo la guerra punica) e che avrebbe che fare con la fine dell’industria etrusca del ferro in riva al mare a Baratti con buona pace delle cave. E col nuovo impulso della Roma imperiale per la Populonia delle Logge. «Purtroppo un tempo di vita brevissimo... perché qui si sceglie Mario invece di Silla».

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Non è come vedere un film, ma storia anche perché a darne diverse interpretazioni e datazioni (grazie ai reperti messi in luce dall’alluvione dell’ottobre 2015) è Andrea Camilli (funzionario archeologo della Soprintendenza per Pisa e Livorno) chiudendo l’ incontro di Populonia stazione dedicato proprio alle nuove scoperte dall’abitato alla necropoli raccontate nel volume “Archeologia in cantiere” (presentato nella serata del 23 agosto al museo etrusco collezione Gasparri).

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«Il dato di maggiore novità – aggiunge Camilli – l’identificazione di importanti strutture lungo le pendici che sovrastano il porticciolo di Baratti. Spessi muri, pavimenti ben costruiti, complesso che potrebbe essere un tratto della cinta muraria di Populonia. Qui pure un’abitazione tardo etrusca con corte interna adibita a magazzino, dolia (simili agli orci), resti di vinaccioli e semi carbonizzati: tutto distrrutto da un incendio devastante. Con la Casa dei semi, insomma, la città bassa è stata finalmente localizzata».

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Un’altra serata da tutto esaurito stavolta in piazzetta. Con Camilli Daniele Quinti presidente del consiglio di quartiere e, Marina Riccucci dell’università di Pisa. Ma soprattutto stavolta a dare nuove indicazioni sui cantieri ancora in corso Alessandro Viesti, archeologo stretto collaboratore della Soprintendenza e responsabile per il Trust Sostratos (organizzazione senza scopo di lucro formata da imprenditori che di questi scavi ne sta finanziando due su tre).

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«Tra la fine di agosto e gli inizi del settembre 2015 – ricorda Viesti – era già stato fatto il recupero d’emergenza di due tombe sarcofago a rischio distruzione per le violente mareggiate. Massima attenzione nell’area del Fontino di San Cerbone dopo l’alluvione che nella sua drammaticità ha comunque permesso di confermare ipotesi che da anni erano state evidenziate per la zona fino al Ficaccio: sepolture – spiega – che partono dall’ IX secolo aC (periodo villanoviano) per arrivare ai lastroni di arenaria d’epoca etrusca. Necropoli anche di bambini che proseguono in età romana». Tre le ricerche archeologiche in essere (seguite da Viesti con Helga Maiorana, altra collaboratrice della Soprintendenza). «Sul poggio della Porcareccia, vicino alla sede della Soprintendenza – conferma Viesti – stiamo indagando per il ministero sul villaggio romano: qui c’è una strada lastricata lunga circa cento metri. Area già studiata a fine anni Cinquanta ma che stiamo ripulendo dai rovi del sottobosco, per dare una più puntuale cronologia alle fasi della vita dell’abitato, realizzando un nuovo percorso archeologico-naturalistico. Poi seguo i due cantieri di scavo finanziati da Sostratos in collaborazione con la Soprintendenza: lungo le pendici sud orientali del poggio della Porcareccia, dove la strada romana è come tagliata dal recupero delle scorie... Ovviamente i romani hanno costruito sopra la città etrusca; lo scavo riguarda ambienti di un’abitazione di epoca etrusca. Poi siamo impegnati sulla necropoli del Casone vicino alla tomba a edicola e la tomba dei carri. L’intento di capire quando la necropoli è stata ricoperta e abbandonata. I reperti trovati sono già in restauro e presto in esposizione in linea con una delle idee che muovono Sostratos: creare nuove risorse per la conoscenza della storia dei luoghi e per la cultura comune grazie anche al restauro e alla musealizzazione, per restituire ai cittadini il proprio passato il prima possibile».
 

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