La manifestazione
Denunce per le offese web tra giovanissimi
Piombino: all’inizio sembravano solo scherzi pesanti, poi i genitori hanno deciso di rivolgersi alla polizia postale per trovare i responsabili
PIOMBINO. Quattro o cinque account di Instagram, magari con parole che sanno di “Vernacoliere”, che hanno a che fare con Piombino. Centinaia di follower. Marea di like su foto tipo: una faccia da ragazzo che fa qualcosa o ha uno sguardo strano, a volte c’è la tag col nome vero del protagonista, poi la scritta vicino al volto “quando sei Tizio, sei un coglione patentato”. Cento e più mi piace perché, cliccando, si sorride pensando che sono solo divertenti e non danno noia a nessuno.
Non è così perché a volte le espressioni scritte on line rivelano tutt’altro che complimenti sia per le ragazze che per i ragazzi: succede pure se magari vai troppo bene a scuola, o sei un valido atleta, chi non è come te non perde occasione di inventarsi “qualcosa di negativo”.
Il rischio è sempre quello di diventare vittime di voci malevole o di bullismo da parte dei coetanei. Spesso per scatti magari condivisi (o “rubati”) al mare come in discoteca.
I mesi passano e qualcuno si dev’essere sentito ferito davvero. Alla fine i genitori sono andati a guardare le pagine web non temendo più di violare la privacy dei figli.
Così ora arrivano le denunce.
Moltissimi in questi gruppi di Instagramers sono giovanissimi piombinesi, di tutta la Val di Cornia (e non solo) che s’incontrano e si conoscono. Già nel 2015 dalla scuola media “Guardi” si denunciava cyberbullismo o uso improprio degli smartphone, tra raffiche di selfie e ingiurie, all’ordine del giorno tra i banchi delle prime, come non è mai stato ( a scuola i device sono vietati). Costante è l’attività di sensibilizzazione sin dalle scuole elementari.
Ma l’attenzione non basta. Adesso ci sono appunto le denunce. Qualcosa su Instagram è stato già oscurato.
I più, tra i genitori, si affidano alle capacità della polizia postale «che sarà in grado – sottolineano – di recuperare tutti i device da cui tutto questo è cominciato».
Perché è terribile quando scopri che quella faccia sulla foto con nome e ingiurie è di tuo figlio; lo è altrettanto vedere tra i like qualche “indirizzo” di famiglia.
A quel punto pure il mi piace, soprattutto alcuni mi piace, rischiano di essere non più leggeri come una risata ma pesantissimi (sia per la scarsa educazione che rivelano) sia per il portafoglio. Social come strumenti potenti, che assicurano di stare in contatto, di condividere emozioni, opinioni, anche negative. Ma troppe volte il punto finale è l’offesa, con scarsa consapevolezza che la diffamazione on line viene perseguita penalmente.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
