Il Tirreno

Il sindaco e il partito dell'elicottero: "Così evitai il sangue"

di Luca Centini
Maurizio Papi nel suo ufficio da sindaco di Porto Azzurro
◗
Maurizio Papi nel suo ufficio da sindaco di Porto Azzurro

Porto Azzurro, dopo trent'anni Maurizio Papi racconta i giorni della rivolta: "Le teste di cuoio erano già pronte al blitz, sarebbe stata una strage"

4 MINUTI DI LETTURA





PORTO AZZURRO. Il “partito dell’elicottero” è stato la soluzione contro lo spargimento di sangue. Ne è sempre più convinto Maurizio Papi, a distanza di 30 anni dai giorni della rivolta nel carcere di Porto Azzurro. Allora Papi era un giovane sindaco di 36 anni alle prese con il suo primo mandato e con il lavoro da medico condotto, ruolo che svolgeva anche all’interno del penitenziario.

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.15775156:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2017/08/26/news/il-carcere-e-la-rivolta-che-sconvolse-l-italia-1.15775156]]

Un piccolo sindaco travolto da un fatto di cronaca enorme, eppure Papi svolse un ruolo chiave in quei giorni carichi di tensione. Dette vita al “partito dell’elicottero” (elicottero chiesto dai rivoltosi per tentare la fuga), un vero comitato che dava voce ai parenti degli ostaggi di Tuti e a tutti i cittadini contrari all’intervento armato. Fu il portavoce di una linea più morbida, opposta all’intransigenza di chi voleva risolvere la questione con la forza.

«Sarebbe stata una strage – racconta Papi, dall’ufficio del sindaco che è tornato ad occupare, eletto a giugno per il suo quinto mandato – e ci siamo arrivati davvero vicino. Il secondo giorno i gruppi speciali erano pronti ad intervenire. Ho vissuto quei momenti da medico. Furono allertati tutti i medici, formati gli equipaggi per le ambulanze inviate nell’area del carcere e attrezzate con scorte di ghiaccio. Furono allertate le sale operatorie in ospedale e, persino, disposti dei tavolati per far passare le ambulanze in un tratto di strada all’uscita del carcere in cui c’erano dei lavori in corso. A Porto Azzurro, insomma, stava per scoppiare il finimondo».

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.15778606:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15778606:1652387894/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.15789212:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2017/08/30/news/l-incubo-del-blitz-e-tuti-spara-al-giudice-1.15789212]]

LA MOBILITAZIONE. È in questo contesto che prende forma, sulla spinta di Papi, il partito dell’elicottero che giocherà un ruolo fondamentale nei giorni della rivolta, in una dialettica logorante tra “falchi” e “colombe”. «Feci un casino della madonna – racconta Papi, aspirando la sigaretta e lasciandosi scappare un mezzo sorriso – ma non voglio che si dica che fui un protagonista, visto che poi mi è stato pure rinfacciato. Feci quello che un sindaco a capo di una comunità doveva fare per evitare l’intervento armato». Il sindaco allestì una tenda da campo fuori dal municipio con all’interno un modellino di elicottero grande come uno scooter. Furono raccolte tremila firme, organizzata una fiaccolata per le vie del paese. «A Porto Azzurro arrivarono giornalisti da tutto il mondo, intervenne anche il Papa – racconta il sindaco Papi – ad un tratto sulla rivolta si accesero i riflettori di tutta la Nazione».

TEMPO PREZIOSO. «La politica teme l’opinione pubblica e noi quell’opinione pubblica l’abbiamo portata a Porto Azzurro». Papi sintetizza in questo modo il ruolo esercitato dal “partito dell’elicottero”. «Se non ci fosse stata quella mobilitazione, forse, i corpi speciali sarebbero intervenuti nei primi giorni e di certo ci sarebbero stati dei morti. In questi anni ci è stato detto di tutto, il comitato è stato etichettato come il partito dei “calabraghe” e dei “buonisti”, invece quello che abbiamo fatto è stato importante e gli ostaggi lo hanno capito bene, visto che sono venuti a ringraziarmi dopo la resa di Tuti». Per questo, dice Papi senza alcuna esitazione, «rifarei tutto quello che ho fatto».

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.15778607:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15778607:1652387894/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.15775209:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/piombino/cronaca/2017/08/26/news/non-mi-scordo-di-quella-pistola-puntata-alla-testa-1.15775209]]

CAPRO ESPIATORIO. Un piccolo sindaco, dunque, in prima fila per evitare la strage. Ma in quei giorni carichi di tensione i toni, necessariamente, si alzarono. E quel partito dell’elicottero, Papi l’ha pagato dopo la rivolta. Così come pagò una dichiarazione, proprio mentre si profilava il blitz delle teste di cuoio, in cui il sindaco si diceva «contro lo Stato». «Non mi fecero più entrare in carcere, fui segnato». Non solo. Papi fu sospeso dal prefetto per un mese dalla carica di sindaco e processato per “diffusione di notizie false e tendenziose” e altri capi di imputazione, con una richiesta complessiva di cinque anni di carcerazione. «Mi tolsero persino il passaporto come non si fa neanche ai ladri. Pagai una dichiarazione che rilasciai alla stampa – racconta Papi – il giorno prima della resa in paese suonarono le campane, si diffuse la voce di un’imminente liberazione, la riportai alla stampa. Ma era chiaro che il motivo fosse un altro, qualcuno doveva pagare per quanto accaduto. Io e il direttore Giordano eravamo i pesci più piccoli».

L’OBLAZIONE. Dopo un anno le accuse nei confronti di Papi, peraltro, si sciolsero come neve al sole. Il sindaco si lascia scappare un sorriso, mentre racconta: «Come è andata a finire? L’anno successivo, al processo, trovai un giudice che capì bene di trovarsi di fronte a un processo politico e privo di sostanza. Me la cavai pagando un’oblazione per un totale di 154mila lire. Nonostante questo le tensioni e il dispiacere che provai dopo la rivolta li ricordo ancora molto bene».

[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.15778604:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15778604:1652387894/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

TRENT’ANNI DOPO. Sono due le immagini che, a distanza di trent’anni, sono rimaste impresse nella mente di Maurizio Papi. Una brutta, l’altra bellissima. «Non dimenticherò mai le teste di cuoio delle forze speciali girare tra le case della mia Porto Azzurro, pronte a scattare nell’area del carcere». Ma, per fortuna, il finale è stato diverso. «L’altra immagine l’avete pubblicata voi sul Tirreno. È il giorno della liberazione. Una mamma con in braccio una bimba piccola corre per riabbracciare uno degli agenti sequestrati. Ogni tanto ci ripenso, sento ancora quella gioia. Quando ho visto che sono tutti usciti sani e salvi, mi sono lasciato le tensioni alle spalle e ho affrontato le criticità in modo più sereno».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa