La manifestazione
Aferpi, ora la rescissione è più vicina
di Cristiano Lozito
I termini dell’addendum lasciano poco spazio a Rebrab. Anselmi: va subito verificata la concretezza dell’interesse di altri gruppi
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PIOMBINO. La china presa dalla vicenda Aferpi sta imponendo una decisa accelerazione rispetto a una decisione che un po’ tutti (sia sul fronte sindacale che politico, con rare eccezioni) ormai ritengono non più rinviabile: in sostanza il cartellino giallo sventolato a Issad Rebrab dal commissario Piero Nardi all’inizio di agosto, quando si era subito avvertita la difficoltà di Aferpi a rimettere in marcia il tpp, a questo punto per diventare rosso – ossia provvedere alla rescissione del contratto – aspetta solo l’ok del ministro Carlo Calenda.
Stavolta non sono previste altre concessioni alla proprietà o slittamenti temporali. L’addendum firmato a giugno infatti poneva paletti importanti rispetto agli impegni e il primo, cioè il riavvio in agosto del tpp per produrre 80mila tonnellate di rotaie, di fatto è già saltato, con prevedibili penali e col rischio di perdere un cliente fondamentale come le Ferrovie dello Stato.
A poco servono le recriminazioni interne all’azienda sul comportamento dei fornitori di blumi che non stanno consegnando il materiale: Jindal e British Steel adducono problemi contingenti (siccità, guasti agli impianti), ma al netto delle interpretazioni maliziose è chiaro che i soggetti potenzialmente interessati alla ex Lucchini vogliono trattare col Governo, e più direttamente con Nardi, e non più con Rebrab. Se davvero il Governo chiuderà con Rebrab si capirà quanto sono interessati i gruppi di cui si parla da mesi, e anche il dibattito politico cittadino uscirà finalmente dal campo delle supposizioni.
Il sindacato intanto, che chiede una rapida convocazione al Mise, ha deciso di organizzare per lunedì prossimo alle 9,30 il consiglio di fabbrica, giudicando inoltre indispensabile «organizzare quanto prima un’assemblea con la partecipazione delle segreterie nazionali».
Sulla necessità di tempi rapidi è decisamente convinto Gianni Anselmi, presidente della commissione regionale Sviluppo: «Credo che con l’addendum – dice Anselmi – ormai non si ponga più la questione Rebrab. È ovvio che non possiamo rimanere prigionieri di Cevital, anche se è stato giusto dar credito a Rebrab fino a ottobre 2016, con la riassunzione di tutti gli ex Lucchini. Ma quel che conta è il dopo: su questo io credo si debba verificare la concretezza dell’interesse di eventuali gruppi industriali – prosegue il consigliere regionale del Pd – uscendo dal paradosso di un dibattito centrato sul sentito dire, e creare le condizioni per un confronto che investa la parte pubblica. Tutto ciò tenendo fermo il concetto che, secondo me, non si può essere disposti ad accettare qualsiasi tipo di proposta. Inoltre va ripresa in mano la questione dell’area di crisi complessa, usando tutti gli strumenti previsti, come invece sin qui non è avvenuto».
Anche per questo Anselmi sostiene la proposta di un nuovo Accordo di programma, annunciata di recente al Tirreno dal sindaco Massimo Giuliani, 300 milioni circa per interventi portuali, infrastrutturali e di tipo ambientale. «Non si può non essere d’accordo – dice Anselmi – a patto che le risorse ci siano; dopodiché la storia di questi anni dimostra che non basta avere un buon accordo di programma perché le cose funzionino ma è l’approccio alla gestione integrata dell’area di crisi che richiede dinamismo, efficienza e visione, in altre parole un approccio non burocratico e non parcellizzato fra i vari soggetti competenti bensì territorialmente consapevole e univocamente coordinato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Stavolta non sono previste altre concessioni alla proprietà o slittamenti temporali. L’addendum firmato a giugno infatti poneva paletti importanti rispetto agli impegni e il primo, cioè il riavvio in agosto del tpp per produrre 80mila tonnellate di rotaie, di fatto è già saltato, con prevedibili penali e col rischio di perdere un cliente fondamentale come le Ferrovie dello Stato.
A poco servono le recriminazioni interne all’azienda sul comportamento dei fornitori di blumi che non stanno consegnando il materiale: Jindal e British Steel adducono problemi contingenti (siccità, guasti agli impianti), ma al netto delle interpretazioni maliziose è chiaro che i soggetti potenzialmente interessati alla ex Lucchini vogliono trattare col Governo, e più direttamente con Nardi, e non più con Rebrab. Se davvero il Governo chiuderà con Rebrab si capirà quanto sono interessati i gruppi di cui si parla da mesi, e anche il dibattito politico cittadino uscirà finalmente dal campo delle supposizioni.
Il sindacato intanto, che chiede una rapida convocazione al Mise, ha deciso di organizzare per lunedì prossimo alle 9,30 il consiglio di fabbrica, giudicando inoltre indispensabile «organizzare quanto prima un’assemblea con la partecipazione delle segreterie nazionali».
Sulla necessità di tempi rapidi è decisamente convinto Gianni Anselmi, presidente della commissione regionale Sviluppo: «Credo che con l’addendum – dice Anselmi – ormai non si ponga più la questione Rebrab. È ovvio che non possiamo rimanere prigionieri di Cevital, anche se è stato giusto dar credito a Rebrab fino a ottobre 2016, con la riassunzione di tutti gli ex Lucchini. Ma quel che conta è il dopo: su questo io credo si debba verificare la concretezza dell’interesse di eventuali gruppi industriali – prosegue il consigliere regionale del Pd – uscendo dal paradosso di un dibattito centrato sul sentito dire, e creare le condizioni per un confronto che investa la parte pubblica. Tutto ciò tenendo fermo il concetto che, secondo me, non si può essere disposti ad accettare qualsiasi tipo di proposta. Inoltre va ripresa in mano la questione dell’area di crisi complessa, usando tutti gli strumenti previsti, come invece sin qui non è avvenuto».
Anche per questo Anselmi sostiene la proposta di un nuovo Accordo di programma, annunciata di recente al Tirreno dal sindaco Massimo Giuliani, 300 milioni circa per interventi portuali, infrastrutturali e di tipo ambientale. «Non si può non essere d’accordo – dice Anselmi – a patto che le risorse ci siano; dopodiché la storia di questi anni dimostra che non basta avere un buon accordo di programma perché le cose funzionino ma è l’approccio alla gestione integrata dell’area di crisi che richiede dinamismo, efficienza e visione, in altre parole un approccio non burocratico e non parcellizzato fra i vari soggetti competenti bensì territorialmente consapevole e univocamente coordinato».
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