Il Tirreno

Miguel e il sogno di un museo per il suo Napoleone

di Luigi Cignoni
Miguel Moutoy nei panni del generale Bertrand
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Miguel Moutoy nei panni del generale Bertrand

Cimeli storici, abiti e curiosità nella casa museo di Miguel Moutoy: "La mia vita nel segno dell'Imperatore"

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CAMPO NELL'ELBA. Un angolo di storia immerso nella verde vallata di Marina di Campo con a sud il golfo e a nord le colline con Sant’Ilario e dietro, seminascosto, San Piero. Una raccolta di cimeli napoleonici che potrebbe essere messa a disposizione della collettività, a patto però di trovar loro un’ubicazione consona. A Portoferraio. Ma anche a Campo. Perché no? Pure a Pianosa. L’ha costruita pezzo per pezzo, come un mosaico, tessera dopo tessera Miguel Moutoy, belga di nascita, ma elbano d’adozione.

Dal 1996 si è trasferito proprio qui, sull’Isola d’Elba. Luogo del primo esilio di Napoleone Bonaparte. Il suo idolo, da sempre. «Mi ha trasmesso la passione verso il sovrano francese – ammette – mio padre. Fu lui a regalarmi quando avevo dieci anni un libro che non ho più dimenticato. Aveva il titolo: ‘Memorie del sergente Bourgogne’, che naturalmente raccontava del Generale».

Tanto forte il richiamo verso l’epopea napoleonica e tutto quello che essa ha rappresentato, da accoglierci nella sua casa, una calda mattinata di agosto, in divisa del generale Bertrand. L’alter ego di Miguel Moutoy. Stivali, giubba con in evidenza le medaglie e immancabili gli stivali di cuoio, fa gli onori di casa. Anche le moglie Colette indossa un abito bianco, con guanti e l’ombrellino di trina, come ne aveva uno madame Fanny, moglie del generale Bertrand che seguì insieme con il marito Napoleone nel suo sia pur breve periodo di Principato sull’Isola d’Elba. Oggi, come doveva essere allora. Se non fosse che, nel piccolo studiolo con alle pareti quadri, stampe e libri storici del periodo che ha raccolto nella sua vita, scorgiamo sulla scrivania il pc.

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In questo spazio ci sono cimeli che raccontano la storia del Grande Corso, e che Miguel è riuscito a mettere pazientemente insieme in circa 54 anni. L’ultimo documento che ha impreziosito la raccolta è un dispaccio a firma dello stesso Bertrand. E poi ci sono le medaglie, quella della Legione d’Onore e di Napoleone primo console d’Italia con la scritta ”Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca”. Senza contare le ricostruzioni degli abiti d’epoca, le cinture da battaglia del generale, rigorosamente rosse, contrappuntate d’oro con tre stelle. “Sono nato nel villaggio di Sombreffe nella provincia vallona di Namur in Belgio – ricostruisce Miguel – Il villaggio non è molto distante da Ligny dove ebbe luogo, il 16 giugno 1815, la battaglia che fu l’ultima vittoria di Napoleone nel corso della guerra della settima coalizione, prologo alla successiva battaglia di Waterloo, che venne combattuta due giorni dopo”. Difficile non sentire l’empatia verso l’epopea di questo generale francese nato ad Aiaccio. Confermata anche dagli incarichi di lavoro. «Quando ero un gendarme belga – continua sempre Moutoy – ebbi il mio primo incarico proprio a Waterloo. Poi, dopo essere diventato comandante, fui affidato a svolgere il servizio in una zona a sud del Belgio. In quel periodo soggiornai in una casa che aveva ospitato Pierre Bonaparte, nipote dell’Imperatore».

La vita di Miguel si dipana tutta attorno alle vicende e ai personaggi appartenuti all’epopea napoleonica. La sua speranza è mettere questa passione a disposizione degli elbani e dei turisti. Per questo chiede ai sindaci un locale adeguato. «Sono stato a Pianosa – continua ancora Miguel – Ho visitato diversi siti, fra questi anche i locali dell’ex scuola elementare. Ma credo che il posto migliore, considerata anche la sua posizione e il periodo in cui è stata realizzata, sia la Casa dell’agronomo, abbastanza centrale e molto facile da raggiungere, nel caso che non si riuscisse a trovare qualcosa all’Elba. Troppa burocrazia, troppi enti da coinvolgere».
Appare visibilmente contratto, dall’altro della sua uniforme; ricorda di aver tentato un esperimento similare nella passata amministrazione. «Mi feci promotore un quinquennio fa – ci informa – di un progetto che prevedeva l’installazione sulla zona portuale di Portoferraio di una statua di Napoleone. Tante firme raccolte, ma la statua non si collocò nel molo Elba».

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Torna a infiammarsi quando gli si parla dei suoi contatti sull’Elba con la Petite Armée, l’associazione elbana dei volontari che si ispirano all’Imperatore. «Sono molto grato a loro – ammette – soprattutto con Franco e Luca Bellosi, soci fondatori e primo presidente, e poi gli altri Simona Del Bono, Ilaria Petrucci, Luca Piacentini e Stefania Randazzi. E’ sempre con loro che prendo parte a ogni iniziativa sulle rievocazioni napoleoniche. L’ultima in ordine del tempo è quella del 15 agosto, giorno del compleanno di Bonaparte».

Ma fra tutti gli oggetti che possiede quale gli è più caro? Mostra un bastone, e chiede: «Cosa ci vede d’interessante?». Poi svela l’arcano, mette il bastone esposto al sole che proietta l’ombra sul muro. E conclude: «Dopo che Napoleone cadde in disgrazia, tutto che lo riguardava era vietato. Non si doveva più parlare di lui; sparite le aquile imperiali e le insegne. I soldati veterani allora escogitarono questo stratagemma per ritrovarsi e per riconoscersi, il bastone che proiettava, con l’ombra, il profilo dell’Imperatore. Magnifico». E ci saluta, agitando la feluca.

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