Proteste
Lami e Marianelli: addio alla Fiom
I due esponenti hanno presentato le dimissioni: «Ormai non c’è più alcuna dialettica interna»
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PIOMBINO. Acque agitate nella Fiom piombinese.
Sia Massimo Lami che Andrea Marianelli hanno deciso di lasciare l’ala metalmeccanica della Cgil.
Il primo se ne va sia per il caso Aferpi, a suo avviso mal gestito, sia per il nuovo contratto dei metalmeccanici stessi.
E usa frasi dure, tipo: la Fiom si è trasformata in un sindacato di servizi, non c’è più dialettica interna. La sua decisione, peraltro anticipata qualche giorno fa, l’ha affidata a un lungo post su Facebook.
«Caso Aferpi – scrive Lami –. Chiedo scusa a tutti i lavoratori, chiedo scusa a tutti coloro che mi avevano dato fiducia, ma non sono stato in grado e non sono in grado di portare avanti la voce dei lavoratori. Credere in un progetto politico e sindacale per me ha significato impegno, passione, dedizione e anche tanti sacrifici. Sentirsi parte di una comunità, di un’organizzazione a difesa della classe operaia e ad essa dedicare il tempo della mia vita, ha rappresentato fatica, ma anche orgoglio e gioia. Per questo le dimissioni che mi trovo a presentare sono il frutto di un percorso lungo e doloroso di disaffezione e di presa di coscienza, ma la Fiom che conobbi molti anni fa non ha nulla a che vedere con quella di oggi: il dibattito, la democrazia e la dialettica interna hanno ceduto il passo all'ostruzionismo, ma ancor peggio la Fiom si è trasformata in un sindacato di servizi».
«In questo quadro – prosegue Massimo Lami –, la recente firma del nuovo contratto collettivi per il lavoro metalmeccanico rappresenta la summa di questa drammatica mutazione. A questo si aggiungono il fatto che non siano stati rispettati gli accordi firmati come quello della solidarietà, il fatto di ritrovarsi in Cassa integrazione con un accordo firmato, di non avere aumenti salariali, con l'aumento del welfare privato, a tutto vantaggio degli speculatori della salute e in antitesi con la funzione pubblica e universale della sanità, diminuendo nel contempo i diritti di tutte e tutti. Per queste ragioni ho deciso di lasciare, con sincero rammarico, la Fiom non per questo però smetterò di battermi per difendere diritti e lavoro. Per questo già da oggi (ieri, ndr) non parteciperò al consiglio di fabbrica. Ci vediamo alle assemblee».
Parole analoghe per Andrea Marianelli: «Mi scuso con tutti i lavoratori che mi hanno votato e a chi credeva in me. È arrivato il momento di lasciare la Fiom dopo 31 anni di sacrifici e di militanza. Questa Fiom non mi rappresenta più, è scaduta nei valori e nei principi che aveva sempre sostenuto. Questa dirigenza latita e ha perso il valore della lotta operaia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sia Massimo Lami che Andrea Marianelli hanno deciso di lasciare l’ala metalmeccanica della Cgil.
Il primo se ne va sia per il caso Aferpi, a suo avviso mal gestito, sia per il nuovo contratto dei metalmeccanici stessi.
E usa frasi dure, tipo: la Fiom si è trasformata in un sindacato di servizi, non c’è più dialettica interna. La sua decisione, peraltro anticipata qualche giorno fa, l’ha affidata a un lungo post su Facebook.
«Caso Aferpi – scrive Lami –. Chiedo scusa a tutti i lavoratori, chiedo scusa a tutti coloro che mi avevano dato fiducia, ma non sono stato in grado e non sono in grado di portare avanti la voce dei lavoratori. Credere in un progetto politico e sindacale per me ha significato impegno, passione, dedizione e anche tanti sacrifici. Sentirsi parte di una comunità, di un’organizzazione a difesa della classe operaia e ad essa dedicare il tempo della mia vita, ha rappresentato fatica, ma anche orgoglio e gioia. Per questo le dimissioni che mi trovo a presentare sono il frutto di un percorso lungo e doloroso di disaffezione e di presa di coscienza, ma la Fiom che conobbi molti anni fa non ha nulla a che vedere con quella di oggi: il dibattito, la democrazia e la dialettica interna hanno ceduto il passo all'ostruzionismo, ma ancor peggio la Fiom si è trasformata in un sindacato di servizi».
«In questo quadro – prosegue Massimo Lami –, la recente firma del nuovo contratto collettivi per il lavoro metalmeccanico rappresenta la summa di questa drammatica mutazione. A questo si aggiungono il fatto che non siano stati rispettati gli accordi firmati come quello della solidarietà, il fatto di ritrovarsi in Cassa integrazione con un accordo firmato, di non avere aumenti salariali, con l'aumento del welfare privato, a tutto vantaggio degli speculatori della salute e in antitesi con la funzione pubblica e universale della sanità, diminuendo nel contempo i diritti di tutte e tutti. Per queste ragioni ho deciso di lasciare, con sincero rammarico, la Fiom non per questo però smetterò di battermi per difendere diritti e lavoro. Per questo già da oggi (ieri, ndr) non parteciperò al consiglio di fabbrica. Ci vediamo alle assemblee».
Parole analoghe per Andrea Marianelli: «Mi scuso con tutti i lavoratori che mi hanno votato e a chi credeva in me. È arrivato il momento di lasciare la Fiom dopo 31 anni di sacrifici e di militanza. Questa Fiom non mi rappresenta più, è scaduta nei valori e nei principi che aveva sempre sostenuto. Questa dirigenza latita e ha perso il valore della lotta operaia».
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