Il dolore
«Serve un’alternativa a Cevital»
Acciaierie, il Camping Cig parla chiaro: il Governo apra a nuovi imprenditori
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PIOMBINO. Il Camping Cig interviene sul difficile futuro delle acciaierie.
«Nubi oscure all’orizzonte Aferpi. La fabbrica è ferma fino a dopo ferragosto e forse oltre. Nessuno sa (neanche, pare, i dirigenti locali di Aferpi) quando e se arriveranno le navi col materiale da laminare. L’Algeria ribadisce il blocco dei capitali di Rebrad. Ci sono tutti gli ingredienti perché il primo “paletto” dell’addendum (la ripresa produttiva del treno rotaie entro agosto) venga violato, con conseguente rescissione del contratto di compravendita dell’azienda. L’addendum ha avuto la funzione di prolungare gli ammortizzatori sociali e la protezione dei lavoratori da possibili licenziamenti. Purtroppo, vista l’inattendibilità dell’interlocutore principale, sta venendo a mancare l’altro pilastro fondamentale degli accordi e delle attese sindacali e di tutta la citta: il rilancio produttivo e la diversificazione economica, in nome dei quali sono stati fatti regali sostanziosi a Rebrab (a cominciare dal 30% del salario dei lavoratori). Senza rilancio produttivo, la funzione dell’addendum diventa quella di un narcotico che allevia il dolore nella progressiva agonia. Per primi dicemmo, già dal dicembre 2016 che non può essere Rebrab la soluzione per la siderurgia piombinese: è lui stesso che ce lo ha già dimostrato coi fatti. Ora bisogna staccare la spina. Un piano alternativo, che invochiamo da tempo, è oggi indispensabile e urgente. Se di nuovo il Governo si presentasse a contestare l’inadempienza di Rebrab a mani nude, diventerebbe chiaro che non di errori si è trattato ma di gestione cosciente della linea dello smantellamento, della “morte lenta”, in complicità tra le istituzioni locali e nazionali. È chiaro che il Governo ha i maggiori poteri e dunque la maggiore responsabilità in materia e deve mettere sul piatto tutte le proprie armi: accordi con nuovi partner clausole con definiti obiettivi produttivi e occupazionali, impegno pubblico concreto su infrastrutture e bonifiche, incentivi (fiscali, energetici etc) come area di crisi complessa, sinergie con gli altri siti siderurgici di interesse nazionale, fino alla partecipazione diretta alla gestione aziendale, per un percorso di nazionalizzazione in un piano siderurgico nazionale. Su questi obiettivi è necessaria una grande mobilitazione».
«Nubi oscure all’orizzonte Aferpi. La fabbrica è ferma fino a dopo ferragosto e forse oltre. Nessuno sa (neanche, pare, i dirigenti locali di Aferpi) quando e se arriveranno le navi col materiale da laminare. L’Algeria ribadisce il blocco dei capitali di Rebrad. Ci sono tutti gli ingredienti perché il primo “paletto” dell’addendum (la ripresa produttiva del treno rotaie entro agosto) venga violato, con conseguente rescissione del contratto di compravendita dell’azienda. L’addendum ha avuto la funzione di prolungare gli ammortizzatori sociali e la protezione dei lavoratori da possibili licenziamenti. Purtroppo, vista l’inattendibilità dell’interlocutore principale, sta venendo a mancare l’altro pilastro fondamentale degli accordi e delle attese sindacali e di tutta la citta: il rilancio produttivo e la diversificazione economica, in nome dei quali sono stati fatti regali sostanziosi a Rebrab (a cominciare dal 30% del salario dei lavoratori). Senza rilancio produttivo, la funzione dell’addendum diventa quella di un narcotico che allevia il dolore nella progressiva agonia. Per primi dicemmo, già dal dicembre 2016 che non può essere Rebrab la soluzione per la siderurgia piombinese: è lui stesso che ce lo ha già dimostrato coi fatti. Ora bisogna staccare la spina. Un piano alternativo, che invochiamo da tempo, è oggi indispensabile e urgente. Se di nuovo il Governo si presentasse a contestare l’inadempienza di Rebrab a mani nude, diventerebbe chiaro che non di errori si è trattato ma di gestione cosciente della linea dello smantellamento, della “morte lenta”, in complicità tra le istituzioni locali e nazionali. È chiaro che il Governo ha i maggiori poteri e dunque la maggiore responsabilità in materia e deve mettere sul piatto tutte le proprie armi: accordi con nuovi partner clausole con definiti obiettivi produttivi e occupazionali, impegno pubblico concreto su infrastrutture e bonifiche, incentivi (fiscali, energetici etc) come area di crisi complessa, sinergie con gli altri siti siderurgici di interesse nazionale, fino alla partecipazione diretta alla gestione aziendale, per un percorso di nazionalizzazione in un piano siderurgico nazionale. Su questi obiettivi è necessaria una grande mobilitazione».
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