Il Tirreno

Ritorno a Pianosa l’isola del Diavolo è piena di rifiuti

I volontari del Gwaihir puliscono ancora le spiagge Monitorata anche la spazzatura dispersa in mare

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PIANOSA. Vele Spiegate con a bordo i volontari di Legambiente e Diversamente Marinai ha salpato la mattina all’alba in direzione Pianosa. Circa 3 ore di navigazione per raggiungere l’ex Isola del Diavolo, il carcere di massima sicurezza trasformato in paradiso della natura dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Durante il tragitto dall’Elba a Pianosa il Gwaihir ha censito il marine litter, avvistando fortunatamente pochi rifiuti galleggianti, che i volontari del Cigno Verde sono riusciti a recuperare abilmente con il retino. «Questo è solo un piccolo assaggio di quello che ci aspettava Pianosa – spiega uno dei volontari provenienti da tutta Italia – Siamo davvero fortunati a poter visitare Pianosa, perché normalmente l’accesso è consentito solo con visite guidate contingentate o permessi speciali». E Vele Spiegate, della quale Il Tirreno è media partner, è davvero un’iniziativa di citizen scienze e volontariato molto speciale, visto che è realizzata grazie al cofinanziamento del Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, al patrocinio di Enea, Regione Toscana e Università di Siena e gode del sostegno tecnico di Esa, Esaom Cesa, Moby, TraghettiLines e Associazione Albergatori Isola d’Elba, main partner sono Acqua dell’Elba e Novamont. Una volontaria spiega che «L’isola, a partire dal 1858, è stata utilizzata come colonia penale agricola e furono inviati sull’isola i condannati destinati ad occuparsi dei lavori nei campi, poi, negli anni del terrorismo politico e delle stragi di mafia, venne trasformata in carcere di massima sicurezza. L’attività consiste nella pulizia di un tratto di costa di circa 200 metri, nella parte est, subito dopo il muro “Dalla Chiesa” e i resti della Villa Romana Una parte di noi volontari si è dedicata al beach litter e l’altra, alla classificazione della tipologia di rifiuti ritrovati in un’area campione. I rifiuti raccolti tra le rocce erano per la maggior parte cassette di polistirolo e bottiglie di plastica, probabilmente arrivati lì con le mareggiate, perché alcuni tratti di costa erano puliti. Non sono mancati però vetri catrame, e rifiuti galleggianti. In totale sono stati raccolti 20 sacchi colmi di spazzatura e ora un altro pezzetto delle coste di questo paradiso è nuovamente pulito». i volontari sono rimasti affascinati dal silenzio e dai colori tropicali del mare di Pianosa, purtroppo ancora violato da qualche bracconiere e furbetto, che nasconde una delle biodiversità più intatte e ricche del Mediterraneo. «È stato duro lasciare quest’isola magica e capiamo perché tanti se ne innamorino a prima vista – conclude una ragazza – ma ci aspettano altro mare, altre isole e… altri rifiuti».

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di Redazione web