Il dolore
«Acciaio e agroalimentare, avanti comunque»
di Guido Fiorini
Parla il segretario del Pd, Valerio Fabiani: sia nella siderurgia che negli altri progetti si può fare a meno di Issad Rebrab
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PIOMBINO. Porto, Aferpi, agroalimentare, diversificazione: il segretario del Pd della Val di Cornia, Valerio Fabiani, in una lunga chiacchierata con il Tirreno, tocca i temi principali della “vicenda-Piombino”. E parla chiaro: avanti anche senza Issad Rebrab, sia per l’acciaio che per l’agroalimentare.
Comunque vada la vicenda Aferpi, Piombino finalmente ha chiaro che l’economia va diversificata. Ma il turismo ancora non decolla del tutto. Cosa lo frena?
«Le parole in politica sono importanti, il termine diversificazione forse è un po’ abusato e poi ne abbiamo sempre parlato alludendo all’esigenza di fare qualcosa in più oltre alla fabbrica come una sorta di integrazione ad un economia che restava prevalentemente siderurgica. Oggi a mio avviso la sfida è più grande, serve un approccio del tutto nuovo, ecco perché parlerei di nuova economia e di nuovo lavoro. Dobbiamo scrivere una storia del tutto nuova. Archiviando definitivamente la stagione della monocultura e di un’ economia dominata dalla fabbrica siderurgica. Secondo le recenti indagini Irpet alla costa toscana servirebbero ulteriori 20mila posti di lavoro per raggiungere i ritmi della Toscana centrale, questo significa che in Val di Cornia ne servono almeno 5mila. Questo deve essere il nostro obiettivo. Per raggiungerlo serve lavorare sul turismo e non solo. Io vedo 4 asset fondamentali: economia del mare (porto, nautica e cantieristica, itticultura etc), economia circolare e verde secondo un nuovo paradigma in base al quale le criticità ambientali possono diventare opportunità, nuova impresa guardando in particolare all’agroalimentare ed economia turistica. Su quest’ultimo non so se ci sia qualcosa che frena, penso che molti passi in avanti siano stati fatti, ma ora serve un salto di qualità. Lo definirei un vero e proprio piano industriale del turismo e del commercio, fatto di idee, progetti e risorse e capace di impegnare tanto il pubblico quanto il privato».
Ad esempio il progetto di Tor del Sale, dopo tanti annunci, pare fermo.
«Non conosco il progetto se non le anticipazioni che tutti abbiamo avuto modo di leggere. Mi faccia dire una cosa, vedremo il progetto e lo valuteremo con attenzione, ma noi non dobbiamo rinunciare alla straordinaria opportunità che rappresenta la dismissione della centrale Enel. Io lì vedo un grande polo per il turismo, con strutture turistico-ricettive e servizi, collegato anche con una viabilità nuova sia alla costa est e alle strutture esistenti sia alla città. Tutto questo può integrarsi con un area commerciale di alta gamma tale da non duplicare quelle esistenti nei centri urbani, ma certo da sola non basta. Nell’ottica di tutelare il litorale smettendo di occupare nuovo suolo, la riconversione di un’area attualmente occupata da impianti industriali è una grande occasione per aumentare ed arricchire l’offerta turistica, destagionalizzare e colmare i gap che ancora scontiamo».
Agroalimentare. Cevital ha fatto vedere le solite slides. Certo è che questa zona potrebbe dare tanto in questo settore.
«Quando parlo di agroalimentare non mi riferisco ad uno dei pezzi del progetto Cevital, di cui si sa poco o niente e che per quello che si conosce temo che difficilmente saprebbe dialogare con la produzione agricola locale. Io penso ad altro. La Regione ha messo a disposizione dei fondi delle imprese del settore che si organizzano per fare filiere, per la trasformazione dei prodotti e così via e aveva individuato i territori della provincia di Grosseto come aree privilegiate per questo tipo di interventi. A partire dalla richiesta che abbiamo avanzato noi da questo territorio e con il lavoro di Gianni Anselmi, abbiamo inserito anche la Val di Cornia fra queste aree. Noi siamo il principale bacino di produzione ortofrutticola della Toscana, apriamo un confronto con le imprese e le loro associazioni, con la Regione e accompagniamo con l’urbanistica questo tipo di percorsi. Realizziamo un polo agroalimentare incentrato sulle produzioni locali che, anche attraverso il porto, aiuti le imprese agricole locali a crescere».
Porto, diporto, allevamenti ittici. L’economia blu potrebbe essere decisiva. Ma, soprattutto al porto, pare che l’inerzia si sia fermata. Non c’è neppure la gara per la bretella di congiungimento con la 398. E c’è lo stallo sulla dirigenza.
«Se continuiamo di questo passo, faremo prima a realizzare almeno il primo lotto della 398 della bretella di collegamento che deve fare l’Autorità portuale. A me risulta che era tutto pronto e che erano state accantonate le risorse. Non capisco davvero cosa si aspetti. Anche perché intanto sulla 398 il lavoro prosegue. So da Silvia Velo, che sta seguendo la vicenda da vicino, che presto finalmente delibererà il Cipe. In ogni caso il porto è la leva vera per cambiare la storia di questo territorio. Il lavoro che è stato fatto in questi anni è enorme e le nuove strutture portuali con i fondali a meno 20 metri ci proiettano nel mercato internazionale. Tutto questo è stato possibile con un poderoso impegno di risorse pubbliche che sono state capaci di mobilitarne anche di private. Questo sforzo deve proseguire. Nel nuovo accordo di programma che anche il sindaco Giuliani ha invocato credo che dovremo chiedere un nuovo impegno a Governo e Regione almeno su tre fronti: nuove risorse per il porto, in grado di completarne definitivamente l’infrastrutturazione, risorse pubbliche per gli smantellamenti e per la messa in sicurezza delle aree ex industriali che rappresenterà anche ossigeno per le nostre imprese, e infine le risorse che ancora mancano per il secondo lotto della 398».
Rifiuti. L’economia circolare potrebbe essere realtà.
«Il progetto Rimateria è la dimostrazione tangibile di quanto crediamo in questa opportunità. Bonificare e riqualificare questo territorio non è solo giusto in sé ma anche una straordinaria occasione di sviluppo e di lavoro».
Siderurgia. C’è l’addendum. Ma l’impressione è che la svolta ancora non ci sia.
«Per quanto mi riguarda Rebrab è già inadempiente, naturalmente il mio è un giudizio politico e in questi casi le procedure legali e amministrative non sono indifferenti. L’addendum è stata una buona mossa del Governo. Se l’inadempienza sarà certificata, che si apra al più presto un capitolo nuovo con nuovi investitori e nuovi e più affidabili soggetti industriali, naturalmente garantendo continuità produttiva e tutelando i lavoratori».
Non c’è una contraddizione con l’approvazione della variante Aferpi?
«Intanto per ora sono state approvate le controdeduzioni che fra l’altro mi pare abbiano anche avuto il merito di risolvere con buon senso le due questioni più dibattute come quagliodromo, per il quale l’attraversamento dei binari è subordinato alla realizzazione del piano industriale, e secondo lotto 398 mantenendo una intelligente flessibilità rispetto al possibile tracciato. Insomma è stato fato un percorso di ascolto della città da parte dell’amministrazione e in particolare dell’assessore Maestrini. Comunque è la”variante aferpi” e non la “variante Rebrab”, nel senso che l’attuale progetto Aferpi/Cevital si pone obiettivi come diversificazione e siderurgia sostenibile che per noi sono validi, con o senza Rebrab».
E l’interesse di Jindal?
«Con la prudenza che serve l’interessamento degli indiani rappresenta una notizia positiva. Certo bisognerà capire meglio anche le reali intenzioni, soprattutto dal punto di vista dell’assetto industriale. Perché in ogni caso Piombino non credo debba rinunciare all’idea di una siderurgia moderna, ambientalmente sostenibile in grado di non ostacolare lo sviluppo di nuove ambizioni»
Comunque vada la vicenda Aferpi, Piombino finalmente ha chiaro che l’economia va diversificata. Ma il turismo ancora non decolla del tutto. Cosa lo frena?
«Le parole in politica sono importanti, il termine diversificazione forse è un po’ abusato e poi ne abbiamo sempre parlato alludendo all’esigenza di fare qualcosa in più oltre alla fabbrica come una sorta di integrazione ad un economia che restava prevalentemente siderurgica. Oggi a mio avviso la sfida è più grande, serve un approccio del tutto nuovo, ecco perché parlerei di nuova economia e di nuovo lavoro. Dobbiamo scrivere una storia del tutto nuova. Archiviando definitivamente la stagione della monocultura e di un’ economia dominata dalla fabbrica siderurgica. Secondo le recenti indagini Irpet alla costa toscana servirebbero ulteriori 20mila posti di lavoro per raggiungere i ritmi della Toscana centrale, questo significa che in Val di Cornia ne servono almeno 5mila. Questo deve essere il nostro obiettivo. Per raggiungerlo serve lavorare sul turismo e non solo. Io vedo 4 asset fondamentali: economia del mare (porto, nautica e cantieristica, itticultura etc), economia circolare e verde secondo un nuovo paradigma in base al quale le criticità ambientali possono diventare opportunità, nuova impresa guardando in particolare all’agroalimentare ed economia turistica. Su quest’ultimo non so se ci sia qualcosa che frena, penso che molti passi in avanti siano stati fatti, ma ora serve un salto di qualità. Lo definirei un vero e proprio piano industriale del turismo e del commercio, fatto di idee, progetti e risorse e capace di impegnare tanto il pubblico quanto il privato».
Ad esempio il progetto di Tor del Sale, dopo tanti annunci, pare fermo.
«Non conosco il progetto se non le anticipazioni che tutti abbiamo avuto modo di leggere. Mi faccia dire una cosa, vedremo il progetto e lo valuteremo con attenzione, ma noi non dobbiamo rinunciare alla straordinaria opportunità che rappresenta la dismissione della centrale Enel. Io lì vedo un grande polo per il turismo, con strutture turistico-ricettive e servizi, collegato anche con una viabilità nuova sia alla costa est e alle strutture esistenti sia alla città. Tutto questo può integrarsi con un area commerciale di alta gamma tale da non duplicare quelle esistenti nei centri urbani, ma certo da sola non basta. Nell’ottica di tutelare il litorale smettendo di occupare nuovo suolo, la riconversione di un’area attualmente occupata da impianti industriali è una grande occasione per aumentare ed arricchire l’offerta turistica, destagionalizzare e colmare i gap che ancora scontiamo».
Agroalimentare. Cevital ha fatto vedere le solite slides. Certo è che questa zona potrebbe dare tanto in questo settore.
«Quando parlo di agroalimentare non mi riferisco ad uno dei pezzi del progetto Cevital, di cui si sa poco o niente e che per quello che si conosce temo che difficilmente saprebbe dialogare con la produzione agricola locale. Io penso ad altro. La Regione ha messo a disposizione dei fondi delle imprese del settore che si organizzano per fare filiere, per la trasformazione dei prodotti e così via e aveva individuato i territori della provincia di Grosseto come aree privilegiate per questo tipo di interventi. A partire dalla richiesta che abbiamo avanzato noi da questo territorio e con il lavoro di Gianni Anselmi, abbiamo inserito anche la Val di Cornia fra queste aree. Noi siamo il principale bacino di produzione ortofrutticola della Toscana, apriamo un confronto con le imprese e le loro associazioni, con la Regione e accompagniamo con l’urbanistica questo tipo di percorsi. Realizziamo un polo agroalimentare incentrato sulle produzioni locali che, anche attraverso il porto, aiuti le imprese agricole locali a crescere».
Porto, diporto, allevamenti ittici. L’economia blu potrebbe essere decisiva. Ma, soprattutto al porto, pare che l’inerzia si sia fermata. Non c’è neppure la gara per la bretella di congiungimento con la 398. E c’è lo stallo sulla dirigenza.
«Se continuiamo di questo passo, faremo prima a realizzare almeno il primo lotto della 398 della bretella di collegamento che deve fare l’Autorità portuale. A me risulta che era tutto pronto e che erano state accantonate le risorse. Non capisco davvero cosa si aspetti. Anche perché intanto sulla 398 il lavoro prosegue. So da Silvia Velo, che sta seguendo la vicenda da vicino, che presto finalmente delibererà il Cipe. In ogni caso il porto è la leva vera per cambiare la storia di questo territorio. Il lavoro che è stato fatto in questi anni è enorme e le nuove strutture portuali con i fondali a meno 20 metri ci proiettano nel mercato internazionale. Tutto questo è stato possibile con un poderoso impegno di risorse pubbliche che sono state capaci di mobilitarne anche di private. Questo sforzo deve proseguire. Nel nuovo accordo di programma che anche il sindaco Giuliani ha invocato credo che dovremo chiedere un nuovo impegno a Governo e Regione almeno su tre fronti: nuove risorse per il porto, in grado di completarne definitivamente l’infrastrutturazione, risorse pubbliche per gli smantellamenti e per la messa in sicurezza delle aree ex industriali che rappresenterà anche ossigeno per le nostre imprese, e infine le risorse che ancora mancano per il secondo lotto della 398».
Rifiuti. L’economia circolare potrebbe essere realtà.
«Il progetto Rimateria è la dimostrazione tangibile di quanto crediamo in questa opportunità. Bonificare e riqualificare questo territorio non è solo giusto in sé ma anche una straordinaria occasione di sviluppo e di lavoro».
Siderurgia. C’è l’addendum. Ma l’impressione è che la svolta ancora non ci sia.
«Per quanto mi riguarda Rebrab è già inadempiente, naturalmente il mio è un giudizio politico e in questi casi le procedure legali e amministrative non sono indifferenti. L’addendum è stata una buona mossa del Governo. Se l’inadempienza sarà certificata, che si apra al più presto un capitolo nuovo con nuovi investitori e nuovi e più affidabili soggetti industriali, naturalmente garantendo continuità produttiva e tutelando i lavoratori».
Non c’è una contraddizione con l’approvazione della variante Aferpi?
«Intanto per ora sono state approvate le controdeduzioni che fra l’altro mi pare abbiano anche avuto il merito di risolvere con buon senso le due questioni più dibattute come quagliodromo, per il quale l’attraversamento dei binari è subordinato alla realizzazione del piano industriale, e secondo lotto 398 mantenendo una intelligente flessibilità rispetto al possibile tracciato. Insomma è stato fato un percorso di ascolto della città da parte dell’amministrazione e in particolare dell’assessore Maestrini. Comunque è la”variante aferpi” e non la “variante Rebrab”, nel senso che l’attuale progetto Aferpi/Cevital si pone obiettivi come diversificazione e siderurgia sostenibile che per noi sono validi, con o senza Rebrab».
E l’interesse di Jindal?
«Con la prudenza che serve l’interessamento degli indiani rappresenta una notizia positiva. Certo bisognerà capire meglio anche le reali intenzioni, soprattutto dal punto di vista dell’assetto industriale. Perché in ogni caso Piombino non credo debba rinunciare all’idea di una siderurgia moderna, ambientalmente sostenibile in grado di non ostacolare lo sviluppo di nuove ambizioni»
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