Il Tirreno

Acciaierie: «Vediamo quali progetti avrà Jindal»

Enrico Rossi con Issad Rebrab
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Enrico Rossi con Issad Rebrab

Il presidente Enrico Rossi torna sull’incontro con i vertici della società indiana: «Siamo amici di tutti e parenti di nessuno»

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PIOMBINO. «Abbiamo avuto mercoledì 2 un incontro informale con Jindal per parlare di Piombino. Ora dopo questo passaggio in Regione attendiamo gli eventi: noi siamo amici di tutti e parenti di nessuno. Aspettiamo i fatti». Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ieri a Calambrone per effettuare un sopralluogo alle porte vinciane sul canale dei Navicelli parlando della situazione industriale delle acciaierie di Piombino.

«Anche l’addendum del Governo – ha spiegato Rossi – prevede la possibilità di ascoltare altre realtà industriali potenzialmente interessate, ma ora si tratta di capire se e quali progetti concreti di sviluppo verranno presentati».

L’incontro tra il presidente della Regione e un rappresentante del gruppo Jindal Steel&Power è avvenuto nell’ambito della revisione dell’accordo di programma per Piombino.

Il gruppo indiano, infatti, è tra le realtà industriali che sarebbero interessate a subentrare, almeno in parte, al magnate algerino Issad Rebrab (gruppo Cevital) che aveva rilevato le acciaierie di Piombino (ex Lucchini) con un piano industriale che aveva l’obiettivo in pochi anni di reimpiegare tutti i 2200 dipendenti ma che non si è finora realizzato.

Sull’incontro è intervenuto anche il consigliere regionale Gianni Anselmi.

«Con la cautela d’obbligo visto ciò che abbiamo passato e stiamo passando, attribuisco grande rilevanza all’interesse del gruppo Jindal su Piombino palesato ieri alla presidenza della Regione. Per dare sostanza alla riconversione produttiva ed ambientale del territorio di Piombino non si può lavorare sulle macerie. Servono interlocutori di statura adeguata, dotati di mercato e in grado di colmare il vuoto di concretezza nel quale è precipitato il progetto Cevital. Non sappiamo quale sia l’impostazione industriale che anima il gruppo indiano, che sembra non escludere la produzione di acciaio. Non ne conosciamo le implicazioni finanziarie, occupazionali, urbanistiche ed ambientali. A tempo debito – spero presto – si dovrà verificarle in modo serio e senza subalternità: i tre anni di deserto che abbiamo attraversato, l’impatto sociale della crisi ma anche il senso di responsabilità dei lavoratori e delle istituzioni in questo frangente durissimo meritano un progetto di innovazione territoriale articolato, che leghi alla visione locale una forte complicità dello Stato e non la consegna passiva dell’area industriale ad un unico nuovo proprietario. Vedremo presto, se l’interesse di Jindal sarà confermato, quale ruolo deciderà di svolgere Rebrab, nelle more delle scadenze fissate nell’addendum. Le prime, quelle sulla ripresa della laminazione, si avvicinano senza segnali positivi. Naturalmente il rispetto delle procedure è importante, ma lo è ancor di più la straordinarietà della nostra situazione. Vedremo se ci sarà un accordo o se sarà lo Stato a guidare una transizione. Ma anche per dare gambe solide alla diversificazione è importante registrare le attenzioni di un gruppo importante e solido che conosce l’acciaio. Diversificare non significa azzerare. Significa investire nell’innovazione di ciò che hai, e così creare le condizioni per affiancare cose nuove, con pari dignità».
 

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