Il Tirreno

«Il governo non aspetti il 31 ottobre»

di Valeria Parrini
«Il governo non aspetti il 31 ottobre»

Fim e Fiom chiedono un’alternativa a Rebrab. Ieri a Firenze incontro tra il presidente Rossi e i vertici Jindal

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PIOMBINO. Il governo non aspetti il 31 ottobre e presenti subito un’alternativa a Issad Rebrab per la parte siderurgica del piano. Il linguaggio è meno diretto ma la sintesi è questa. La esprimono in due note distinte Fim e Fiom, nazionali e locali, diramate mentre a Firenze il presidente della Regione Enrico Rossi incontrava un rappresentante del gruppo Jindal Steel&Power nell’ambito della revisione dell'accordo di programma per Piombino.

Insieme a Danieli e British Steel, il gruppo indiano è tra le realtà industriali date per interessate a subentrare al magnate algerino. Più che ad affiancarlo.

Il rinnovato interesse di Jindal (Rossi ne aveva già incontrato i vertici in altre occasioni) può essere sostenuto dalle novità nello scenario produttivo italiano introdotte dall’acquisizione dell’Ilva di Taranto ad ArcelorMittal.

Il disegno che puntava all'acquisizione delle acciaierie del capoluogo jonico da parte di Jindal avrebbe assegnato a Piombino la sola attività di laminazione dei prodotti tarantini. Adesso, anche in previsione di eventuali dazi sull’import di acciaio extra Ue, ci sarebbero i margini per investire in Europa anche nel ciclo integrale. Un elemento che Rossi stesso ha difeso in più di un’occasione.

Su tutto, resta la necessità di fare in fretta. Della nave di blumi che avrebbe permesso la ripartenza del treno a rotaie si sono perse le tracce. La comunicazione tra direzione locale e i vertici algerini del gruppo è ridotta ai minimi termini. Due elementi che alimentano il clima di sfiducia crescente.

Nell’incontro di ieri con Rsu e segreterie sindacali, la direzione locale ha confermato che sull’attracco in banchina del carico di semiprodotti non si hanno certezze. L’impegno contenuto nell’Addendum di far ripartire la laminazione entro agosto potrebbe essere parzialmente raggiunto con l’arrivo su ferrovia di 3.600 tonnellate di blumi dall’Austria. Le prime mille tonnellate arriverebbero la settimana prossima. Si tratta comunque di poca cosa. Tre giorni scarsi di lavoro. Più difficile che Rebrab riesca a far fede all’altro punto dell’Addendum. Gli accordi commerciali per la vendita di 80mila tonnellate di rotaie da consegnare entro dicembre non potranno essere onorati in mancanza di semiprodotti sufficienti. Fonti sindacali spiegano che, realisticamente, l’impianto non è in grado di andare oltre le 20mila tonnellate mensili.

Agosto, quindi, fabbrica praticamente ferma. Uniche eccezioni per i piccoli lavori di smantellamento, la logistica (limitatamente all’arrivo delle tradotte dall’Austria) e il servizio di salvaguardia impianti.

Per la Fiom, che ieri ha riunito il Comitato degli iscritti alla presenza del segretario nazionale Rosario Rappa e il responsabile della siderurgia Mirko Rota, la violazione dell’accordo raggiunto al ministero il 30 giugno non può che essere causa di risoluzione del contratto.

«Alla luce di quanto sta accadendo - si afferma - Aferpi dimostra di non essere in grado di riprendere sostanzialmente l’attivita produttiva ad agosto, tant’è che di fronte alla richiesta del commissario straordinario di conoscere il programma di acquisto di semiprodotti, l’azienda non è stata in grado di fornire alcuna garanzia. Il governo si rivolga altrove alla ricerca di soggetti industriali credibili dal punto di vista industriale e finanziario».

Dello stesso tenore la nota della Uilm: «Questa assoluta mancanza di informazioni è preoccupante e non accettabile. Abbiamo appreso nella giornata di ieri che lo stesso commissario straordinario Nardi ha inviato una lettera sia al Gruppo Aferpi che al Gruppo Cevital per monitorare l’applicazione dell’Addendum e in particolare vigilare sulla ripresa dell'attività produttiva. Il ministero dello Sviluppo economico verifichi da subito la concretezza dell’interesse del sito piombinese da parte di altri soggetti industriali “siderurgici”, a partire da quelli che hanno già manifestato, più o meno palesemente, la volontà di investire sulla ex Lucchini. Auspichiamo che contestualmente la stessa Cevital prenda coscienza delle sue reali possibilità di realizzare in “solitaria” un progetto “ambizioso” come quello di Piombino e assuma un approccio più aperto alle partnership».

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