Il Tirreno

«Ricavare altri pozzi è un rischio per l’isola»

di Stefano Bramanti
«Ricavare altri pozzi è un rischio per l’isola»

I dubbi del geologo e consigliere del Parco Damiani sulle misure attuate da Asa «La chiave è ridurre gli sprechi e sul dissalatore occhio al rapporto costi/benefici»

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PORTOFERRAIO. «Occorre un sistema integrato per le risorse idriche elbane, fatto di numerosi interventi incentrati sul concetto di sostenibilità nel lungo periodo, tra cui un deciso stop alle abbondanti dispersioni della rete idrica isolana, il non sfruttare troppo i pozzi e riscoprire le sorgenti non considerate a dovere, mentre invece ho dubbi sulla creazione di un dissalatore». È la ricetta del geologo e consigliere del direttivo del Parco Alessandro Damiani, già intervenuto su uno dei problemi eterni di un’Elba incapace di avere soluzioni durature e valide per l’oro blu.

«Il dissalatore – specifica – deve essere ben ponderato in fatto di costi/benefici e sul suo impatto ambientale. Ovviamente senza un’analisi certosina del progetto non posso esprimermi con la necessaria cognizione di causa, ma sarebbe stato auspicabile che si fosse valutato di investire anche in altro modo i previsti 13 milioni di euro necessari al dissalatore, al fine di risolvere la crisi idrica elbana».

Il geologo analizza vari aspetti partendo dalle dispersioni massicce della rete idrica, annoso problema che mette all’apice delle priorità. «Ha poco senso – afferma – immettere nuove risorse idriche, centinaia di litri al secondo in un sistema in cui le perdite sono di molte decine di punti percentuale. Naturalmente sostituire l’intera rete dell’acquedotto avrebbe costi improponibili, ma prima o poi il problema dovrà essere affrontato». Poi tocca il tasto dei pozzi pubblici e privati che sono alcune migliaia sull’isola e se perdurano le scarse precipitazioni all’Elba pompare di continuo l’acqua potrebbe essere svantaggioso. «Non si può continuare ad attingere risorse idriche dal sottosuolo – spiega – È un sistema molto delicato da non sfruttare all’infinito che può portare al peggioramento della qualità dell’acqua di falda. Va ricordato che la maggior parte dell’acqua potabile arriva dalla Val di Cornia, anch’essa in crisi dal punto di vista idrico».

Nasce quindi la sua proposta di sistema integrato per risolvere la sete elbana che affronti il tema a 360 °. «Ci vuole l’eliminazione strutturale delle perdite, – dice – poi il recupero delle acque piovane che ora se ne vanno disperse e il recupero e utilizzo dove possibile delle sorgenti, con un loro stoccaggio provvisorio, ma anche un loro accumulo nel tempo in grossi contenitori interrati. E si potrebbe anche analizzare – ribadisce – se si può arrivare all’autonomia idrica dell’isola con l’accumulo di acqua sorgiva, di alta qualità come quella del Capanne. Vanno fatti conti matematici per verificare la reale quantità di acqua disponibile derivante dalle sorgenti, per alcuni anni. Ma abbiamo l’incognita siccità che pesa, ecco perché parlo sempre di sistema integrato, non si può puntare solo su una soluzione ma su varie, un po’ come si fa negli investimenti in banca».

Damiani conferma l’importanza della riduzione dei consumi domestici, partendo dall'uso di sistemi tecnici in commercio in grado di contenere nettamente lo spreco di acqua. «Basta fare due conti – conclude – dei litri risparmiati in un giorno in tal modo e moltiplicarli per un anno. E va favorito anche l’uso di acque depurate per annaffiare, lavaggi di auto e simili. Vanno fatte campagne di sensibilizzazione della popolazione su tali argomenti, una azione formativa nelle scuole, convegni, articoli di giornale, La cosa importante da capire è che non si può improvvisare ed agire nell’emergenza; dobbiamo fare una programmazione a lunga scadenza supportata da studi specialistici, per avere prospettive e strategie ventennali e a lungo termine».

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