Il Tirreno

Salvamento, il piano c’è solo in Costa Est

di Guido Fiorini
Salvamento, il piano c’è solo in Costa Est

A Baratti manca una sorveglianza organica dell’arenile, ma ci sono cartelli che avvertono: “Balneazione non assistita”

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PIOMBINO. La tragedia di lunedì pomeriggio a Baratti ha fatto tornare l’attenzione sui piani di salvamento. Non sono obbligatori per i Comuni, ma sono un dettaglio importante per ottenere la bandiera blu.

E, al di là dei riconoscimenti turistici, consentono di salvare delle vite. Al momento solo la Costa Est ne è dotata, fin dal 2009, tanto che tutta la zona è bandiera blu Fee (Foundation for Environmental Education), mentre a Baratti, pur essendo iniziato un percorso per ottenerla, il piano di salvamento ancora non c’è. Tanto che in spiaggia ci sono i cartelli di avvertimento: “Balneazione non assistita”, scritti in tre lingue. Avvertono che chi fa il bagno lo fa, in sostanza, a proprio rischio e pericolo.

«Qui in Costa Est - ci dice Fabrizio Lotti, del consorzio balneare – abbiamo il piano di salvamento fin dal 2009. E ogni anno lo abbiamo migliorato, per dare ai nostri ospiti la maggiore sicurezza possibile. Adesso il sistema funziona molto bene, tanto che la Fee spesso lo porta come esempio, considerandolo uno dei migliori in Italia».

Il piano di salvamento non copre solo la spiaggia attrezzata e in concessione ai bagnetti, ma anche la spiaggia libera e prevede una sorveglianza balneare lungo il tratto di Costa del Comune di Piombino compreso fra Perelli (ad ovest della foce del fosso Acquaviva) e TorreMozza (fino al confine con il comune di Follonica) e si estende su 7.665 metri di costa dei quali 5.420 di spiaggia libera per la balneazione e 2.145 di spiaggia attrezzata per la balneazione.

«La nostra scelta – dice ancora Lotti – è stata chiara. Vogliamo che tutta la zona sia al sicuro. Quindi copriamo anche i costi della spiaggia libera. Nella stesura è stata decisiva la collaborazione, oltre che del Comune, anche della Capitaneria di Porto».

Il piano prevede 33 postazioni di salvataggio di cui 30 torrette e 3 rulli carrabili. Ogni torretta è soprelevata dal piano spiaggia di almeno 2 metri e ha un pennone su cui issare le prescritte bandiere di segnalazione. La Ddslocazione delle postazioni di Salvataggio è stata studiata tenendo conto di vari parametri: varchi e vie di accesso alla spiaggia; tipologia e consistenza dei flussi turistici; pressione antropica stagionale; pressione antropica settimanale; presenza di stabilimenti balneari e spiagge attrezzate; consistenza e configurazione della spiaggia libera e fenomeni erosivi. Gli assistenti bagnanti, oltre ad essere muniti di apposito brevetto di abilitazione, indossano una maglietta rossa con la scritta “salvataggio”.

«Il servizio inizia alle 10 e prosegue fino alle 18, in alcuni giorni della settimana fino alle 19 e in alcune zone alle 20, quelle dove i bagnanti restano più a lungo. Oltre alle torrette, dislocate lungo tutta la spiaggia, abbiamo anche dieci defibrillatori. I nostri bagnini sono tutti molto esperti, anche per il grande lavoro di formazione e coordinamento che fa Larissa Belinska, la coordinatrice del piano. Lei lavorava per la società di Follonica a cui affidammo il primo piano di salvamento, nel 2009. Poi abbiamo deciso di fare da soli. Certo ha un costo, ma la sicurezza dei bagnanti è fondamentale».

Già, il costo. Ogni postazione costa circa 10mila euro, tutto il piano arriva a 370mila. Il 30% lo paga il Comune, il resto i titolari dei bagnetti.

«Qui i bagnetti sono molti e ci dividiamo questa spesa, peraltro fondamentale. Altrove è più difficile, mi rendo conto».

A Baratti, infatti, il piano di salvamento non c’è. «Loro sono in ritardo, perché all’inizio avevano problemi con le fogne, quindi non avrebbero avuto comunque la bandiera blu. Poi, sistemate quelle, hanno iniziato il percorso per fare il piano di salvamento, ma i costi sono alti e i bagnetti sono meno di noi. Ci arriveranno, è auspicabile».

Al momento, a Baratti, ci sono due postazioni di controllo, peraltro non sempre coperte, e un defibrillatore, nella zona della Perla.

In sostanza dalla parte opposta del golfo rispetto a dove è avvenuta la tragedia di lunedì.

Lì ci sono solo i cartelli “Balneazione non assistita”. In tre lingue, però.

@guifiorini . ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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