Sicurezza
I Balneari puntano su dune e ciclabili
Nel documento presentato dal Consorzio al Comune la difesa dell’ambiente è centrale per lo sviluppo
PIOMBINO. Tra gli imminenti provvedimenti annunciati dall’assessora all’urbanistica Carla Maestrini c’è anche l’affidamento di un incarico esterno per la realizzazione del Piano particolareggiato della Costa est.
Sul tema esiste un documento del Consorzio balneare costa est, presentato in un convegno e inviato al Comune nell’ottobre scorso. Un documento che rappresenta la visione e le proposte dei balneari, allo stesso tempo una fotografia e una prospettiva per la zona e per un settore che in anni di crisi nera della nostra economia, ha invece vissuto una crescita costante. Una crescita che ha a che fare anche con la maturazione dei rapporti tra Società Parchi e Balneari, all’inizio non facili, nel confronto fra chi era impegnato nella tutela del paesaggio e della natura e chi intraprendeva una nuova strada improntata allo sviluppo e alla crescita dei servizi. Poi però i Balneari si sono convinti che la tutela ambientale conviene, anzi è fondamentale elemento di appeal turistico. Tanto che i componenti del Consorzio hanno partecipato «a un corso di formazione sulla gestione della fascia costiera», avviando con la Parchi «un confronto continuo sui temi di gestione della duna, di difesa costiera e gestione dell’arenile». Che nel tempo ha portato alla Bandiera blu.
Il turismo è (prevalentemente) balneare. Le presenze turistiche in Val di Cornia dal 2000 al 2010 sono raddoppiate, sfondando quota due milioni, «valori di poco inferiori ai flussi che investono l’Arcipelago Toscano – si legge nel documento – Questo elemento conduce a considerare la Val di Cornia come un distretto turistico di tipo prevalentemente balneare».
La duna e l’appeal turistico. L’analisi dei dati sui flussi turistici secondo il Consorzio dimostra «che le motivazioni per le quali si ha il piacere di trascorrere le vacanze in Val di Cornia sono in primis quelle legate al mare e in seconda battuta le bellezze culturali, paesaggistiche e naturalistiche». Così che i balneari arrivano a sposare un concetto di servizio turistico «che si innesta, a dosi omeopatiche, all’interno di un sistema naturalistico di pregio, fatto di dune e aree umide, pinete e pianure a coltivo, che si vuole e si deve conservare tal quale, senza stravolgerne i lineamenti». Atteggiamento definito «una scelta di campo, dove le imprese balneari possano continuare a prestare servizi, innovativi e moderni, anche attraverso approcci di tipo “Smart Land”, ma ancora saldi agli elementi identitari del luogo».
Il target. I dati definiscono il target di turismo «che caratterizza la nostra zona: un turismo non massificato, composto prevalentemente da famiglie con una certa capacità di spesa e dove i componenti possiedono un livello di istruzione medio alto. Un turismo che richiede servizi di livello medio alto, ma che ricerca anche elementi di valenza culturale, paesaggistica e identitaria del luogo».
Il mercato. «Ciò che è assodato – riflette il Consorzio balneare Costa est – è che i trend di crescita maggiori si hanno in ambiti di turismo “green”, legati alla tutela naturalistica e paesaggistica e che mantengano inalterati gli elementi identitari dei luoghi. Per questo non è necessario riprendere modelli di altre località che, se delocalizzati possono diventare delle caricature, ma è opportuno valorizzare ciò che già abbiamo e magari tutelarlo maggiormente e renderlo ancor più attraente».
Le proposte (e le incompatibilità). I balneari della Costa est propongono un progetto condiviso con i comuni che gravano sul Golfo di Follonica, «determinando scelte chiare e nette evitando la convivenza di situazioni contrastanti, come per esempio la micro portualità su costa sabbiosa in aderenza alle aree in Concessione demaniale».
I lavori sulla duna e lo stop alla manutenzione. «Nel 2014 si è concluso il lavoro di realizzazione delle opere di difesa del sistema dunale e razionalizzazione degli accessi al mare da parte della Provincia – dice il Consorzio – realizzato con la tecnica dell’ingegneria naturalistica. A oggi non sappiamo di chi sia la proprietà dell’opera (Regione o Comune di Piombino), e la normale conseguenza è che non vengono attivate manutenzioni, così che il tempo di durata dell’opera stessa si ridurrà notevolmente».
Erosione. Il Consorzio sostiene che il fenomeno erosivo può essere tamponato «con le bancate di sabbie cementate presenti in gran parte del Golfo (beach rock), posizionate a qualche decina di metri dalla linea di riva, che funzionano come un’opera naturale di difesa costiera». C’era già un progetto nel 2012 del Comune di Piombino, la Regione «lo ritenne idoneo ma non c’erano le risorse». Così nulla si è fatto, nonostante il Consorzio sia disponibile a «cofinanziarne la realizzazione».
Ripascimento. «La Provincia due anni fa aveva redatto un progetto esecutivo per il dragaggio della foce del Cornia – spiegano i Balneari – dove sono stoccati circa 10.000 mc di materiale sabbioso idoneo al riutilizzo per ripascimento e specifiche analisi chimiche ne certificavano l’idoneità, ora scadute perché hanno efficacia di 3 anni. Effettuando nuove analisi, il progetto potrebbe essere riabilitato».
Dragaggio porto Enel. Il porto della Centrale Enel è quasi completamente chiuso dalla sabbia. «Le sabbie presenti nello specchio acqueo del porto – dice il Consorzio – devono essere verificate chimicamente per capire se sono idonee al ripascimento oppure devono avviarsi al trattamento. Con dragaggio si potrebbe valutare la possibilità di ricavare un grande volume di sabbie per il ripascimento dell’intera costa est».
La pista ciclabile. Risale al 2008 un Protocollo d’intesa tra Comuni di Piombino, Follonica e Scarlino per la realizzazione di una pista ciclabile del Golfo. «Mentre i due Comuni grossetani hanno realizzato gran parte dell’infrastruttura – ricordano i balneari – nel territorio piombinese non si è ancora iniziata l’opera. Si tratterebbe di completare l’innesto da Pratoranieri a Torre Mozza con strade già esistenti dove non sono necessari grandi investimenti per poi raggiungere le ciclabili già presenti all’interno del Parco costiero della Sterpaia sino a raggiungere Orti Bottagone. Una infrastruttura dolce, non invasiva, in un concentrato di elementi a forte valenza paesaggistica e naturalistica». Anche qui il Consorzio è disponibile a cofinanziare l’intervento ma dopo anni tutto è ancora fermo.
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