Finanza
Fuoco e chiodi, Pasquale e l’arte della mascalcia
È rimasto uno dei pochi maniscalchi che ancora ferra i cavalli a caldo «Ci vuole cura per gli zoccoli. È un lavoro nel quale serve tanta precisione»
VAL DI CORNIA. A fare il maniscalco sono rimasti in pochi e Pasquale Colella è uno di quei pochi che della mascalcia ha fatto il suo mestiere.
L’antica arte del ferrare il cavallo risale al periodo celtico. Gli antichi romani iniziarono poi ad apportare delle modifiche inventando il chiodo a testa a gambo quadrato da applicare agli “ipposandali”.
Nel corso del Medioevo, momento in cui il cavallo assunse un ruolo importante per la definizione della classe sociale, anche la mascalcia si raffinò, diventando oggetto di trattati e assumendo pian piano quei connotati scientifici che oggi garantiscono il benessere del piede del cavallo.
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«In tutta Italia siamo solo 1000 persone per più di 400.000 cavalli. In Toscana siamo circa un centinaio» queste le stime approssimative del maniscalco. Un mestiere tramandato di padre in figlio: «Mio padre era istruttore di mascalcia presso il Centro Militare veterinario a Grosseto, l’unica scuola italiana dove poter apprendere questo mestiere. Ho iniziato con lui come apprendista a 14 anni. Con il tempo mi sono appassionato sempre di più del lato ortopedico equino e della sua biomeccanica, così ho proseguito gli studi».
Esistono centinaia di tipi di ferrature, quali sono le più applicate?
«Dipende dal piede del cavallo. Se è sano vengono applicate le ferrature normali a seconda del tipo di disciplina svolta dal cavallo. Ad esempio, chi pratica il reining ha bisogno di ferri, sliders, che permettono di far scivolare il cavallo durante l’esecuzione degli sliding stop. Chi, invece, fa le passeggiate o la monta da lavoro, ha bisogno di ferri detti da campagna, adatti ai diversi tipi di suolo. Le ferrature olandesi sono quelle che adesso vanno per la maggiore, perché a livello di ferro sono le migliori e si possono usare per tutte le discipline. Se un cavallo ha delle patologie a livello di appiombi o ha problemi locomotori, ha bisogno di ferrature correttive terapeutiche».
Quali sono i rischi del maniscalco?
«I rischi sono di due tipi. Quelli immediati si hanno quando si ha a che fare con un cavallo che non è tanto abituato alla ferratura o che non vuole lasciarsi ferrare. Qui il rischio di infortunio è alto perché in questi casi i cavalli tendono a sferrare i calci. Poi ci sono i rischi di contrarre problematiche articolari, che si vedono a lungo termine, dovute alla posizione che il maniscalco deve mantenere durante il suo lavoro».
Anche per i cavalli ci sono dei rischi?
«Assolutamente sì. È qui che sta la bravura del maniscalco che deve essere in grado di leggere l’appiombo del cavallo, l’asse digitale e deve saper dare la giusta inclinazione naturale, perché una ferratura sbagliata con un asse fuori posto o un appiombo fatto male può comportare dei seri problemi al cavallo, talvolta irreversibili, come le zoppie o l’artrosi. Anche i chiodi vanno saputi mettere, altrimenti si possono creare infezioni o ascessi o tante altre problematiche».
Che tipo di chiodi usi?
«Personalmente preferisco i chiodi ramati che si differenziano dai chiodi in metallo, perché sono satinati e hanno un rivestimento in rame. Questo permette di evitare le infezioni perché non si arrugginiscono e non avviene la prolificazione di batteri anaerobici nella parete del piede».
Cosa è la ferratura a caldo?
«La ferratura a caldo si usa scaldando il ferro mediante una forgia a 1000 gradi ed è un’operazione di rifinitura e perfezionamento. Non riuscendo a spianare con la raspa al 100% il piede allora si scalda il ferro, di modo che, una volta applicato sull’unghia, si abbia una spianatura perfetta senza imperfezioni tra ferro e unghia. Inoltre, in questo modo si riescono a uccidere anche i batteri che rimarrebbero accumulati, perché durante l’applicazione il ferro è a una temperatura di circa 300 gradi».
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Come vengono costruiti i ferri?
«Una volta venivano fatti a mano con l’uso delle verghe, si forgiava il ferro battendolo con la mazza sull’incudine. Adesso vengono fatti in fabbrica mediante stampi già preparati e ne esistono di varie misure».
Può cambiare la misura di un piede di un cavallo?
«Sì, o per la crescita oppure perché cambia il tipo di alimentazione. Ad esempio se aumenta perché c’è stato un passaggio di proprietà, quindi cambia chi se ne prende cura e di conseguenza anche l’alimentazione e il luogo, significa che il cavallo sta meglio sia a livello biologico che mentale».
C’è sempre bisogno della figura del maniscalco?
«Questo mestiere aveva subito un calo negli anni scorsi, solo adesso sta tornando in auge. Comunque sia i cavalli da ferrare sono tanti: ad esempio io ne ho circa 400, sarebbe il lavoro per tre persone e ferro su Roma, Viterbo, Siena, Grosseto, Elba, Livorno e Pisa».
Jessika Biondi
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