Il Tirreno

Ecco Matteo, il buttero di Suvereto

di Jessika Biondi
Matteo e Tiziana con i loro cavalli (foto di Pavla Doneska)
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Matteo e Tiziana con i loro cavalli (foto di Pavla Doneska)

Addestratore e istruttore, con la compagna Tiziana ha riportato la monta da lavoro

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SUVERETO. Mandriano, buttero, domatore, addestratore, istruttore chiamatelo come volete, ma Matteo Gherardini è tutto questo e insieme alla sua compagna, Tiziana Aspettati Avunti, ha preso in mano le redini della scuderia dell’Agriturismo La Fontanella, riportando a Suvereto e in Val di Cornia l’antica tradizione della monta maremmana.

I butteri sono tipiche figure della Maremma e rievocano un passato segnato dal duro lavoro con il bestiame, dall’alba al tramonto, con il solo aiuto dei loro cavalli, trasportavano intere mandrie tra gli acquitrini toscani dal monte alla valle, e viceversa.

L’Asd Passioni di Maremma, di cui Tiziana e Matteo sono i fondatori, ha come obiettivo principale l’avvicinamento di cavalli e cavalieri (esperti o meno) al bestiame, offrendo clinic sullo sbrancamento, aperti a tutti coloro che avessero voglia di fare un’esperienza direttamente a contatto con i bufali. Solitamente chi pratica questo mestiere lo fa perché in mezzo ai cavalli ci è nato e cresciuto, ma Matteo ha avuto un’infanzia comune a quella di quasi tutti nella zona.

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«Ho frequentato l’Iti a Piombino, mio padre aveva un negozio di elettronica, in teoria il mio destino era già segnato, ma sentivo che la mia strada era un’altra: sterrata e battuta dai ferri dei maremmani. Ho lavorato con mio padre fino a che non sono riuscito ad avere i soldi per comprarmi la mia prima cavalla, Hedra, e ho fatto doppi turni lavorando come barman per riuscire a mantenerla e pagarmi le lezioni. Ho iniziato tardi, ma poi non ho più smesso».

Perché questa passione?

«Da ragazzino sono sempre stato affascinato dalle storie che si raccontavano sul leggendario Buffalo Bill, dal mondo western e dagli Indiani. E i cavalli erano il filo conduttore di tutte le vicende».

Dove hai iniziato a lavorare?

«Qui in zona. Poi mi sono spostato e ho tenuto lezioni sia a Riparbella che a Rosignano al San Marco. È stato in questo periodo che ho conosciuto Tiziana e sono arrivati i successi. Ha sempre creduto in me e il suo supporto è fondamentale. Così ho vinto il campionato regionale di monta da lavoro. Gareggiando per la squadra toscana per il trofeo delle regioni della Città di Castello sono arrivato primo assoluto. Nel 2013 anche Tiziana vinse i regionali partecipando nella categoria debuttanti. Successivamente mi sono trasferito a Marina di Grosseto insieme a lei, dove abbiamo fondato la nostra associazione e approfondito il lavoro con il bestiame».

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Cosa ti ha spinto a tornare?

«Nella nostra zona non sono molte le associazioni sportive dilettantistiche che trattano la monta da lavoro e la cultura del cavallo si è andata un po’ a perdere. Volevo dare il mio contributo e portare tutto quello che avevo imparato nel posto in cui sono nato».

Perché la monta da lavoro?

«Perché è il tipo di equitazione che ha caratterizzato nel passato il nostro territorio. Riunisce più discipline insieme e, se fatta agonisticamente, prevede l’esecuzione di quattro prove: una di addestramento, una di attitudine, una di velocità e una di sbrancamento».

Che tipo di attività svolgete?

«Io e Tiziana facciamo di tutto. Insegniamo gli elementi di equitazione di base a chi si cimenta per la prima volta in questo sport. Con i più piccoli lavoriamo con i pony e insegniamo loro come prendersi cura dei cavalli. Offriamo lezioni di livello più avanzato di monta da lavoro e da settembre anche di salto ad ostacoli. Ogni fine settimana montiamo in sella per fare delle passeggiate tra le campagne di Suvereto e dintorni, che si concludono con delle cene a base di prodotti tipici locali. Organizziamo anche trekking di più giorni, ha avuto molto successo il Trekking delle Amazzoni, pensato per sole donne che riproporremo presto. Il 2 e il 3 settembre monteremo i cavalli sul camion e partiremo alla volta di Ravenna, dove parteciperemo a un clinic di sbrancamento 2x20, in cui due cavalieri dovranno lavorare con 20 vitelli. Verso ottobre è previsto un trekking di più giorni sulle ippovie toscane, dove faremo tappa al lago Boracifero, percorreremo la via delle acque termali di Venturina e di Sassetta, e visiteremo il bio-lago di Sassopisano. E presto un clinic di Yoga a cavallo».

E con il Gruppo Equestre di San Vincenzo?

«Con il gruppo equestre c’è una bella collaborazione, ad ogni nostra passeggiata sono sempre presenti. Siamo stati invitati al loro spettacolo Non solo Cavalli del 17-18 giugno scorso e per ricambiare l’invito il Gruppo Equestre sarà presente al nostro evento Alla fonte dei Cavalli, uno spettacolo che si terrà qui alla Fontanella, il 29 luglio alle 18».

Perché consiglieresti questo tipo di sport?

«Come sport è completo, riesce ad allenare tutti i muscoli del corpo. Ma il vero motivo è che l’equitazione ha un qualcosa in più rispetto alle altre attività sportive. Ti ritrovi a dover salire in sella ad un animale di circa sei quintali che devi saper ascoltare e rispettare. I cavalli hanno un linguaggio tutto loro: puoi capire quello che stanno provando a seconda della posizione in cui tengono le orecchie, muovono la coda o battono gli zoccoli. A loro devi avvicinarti piano, senza agitare le braccia o urlare. Ci vuole educazione e rispetto, ma soprattutto empatia con i cavalli e se non ce l’hai, saranno loro i primi ad insegnartela. Non è un caso, se proprio l’ippoterapia viene usata come supporto ad altre terapie in casi di soggetti con delle difficoltà psichiche o deambulatorie».
 

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