Il Tirreno

Troppi vincoli sulle miniere il Parco pensa di toglierli

di Luigi Cignoni

Sopralluogo del consiglio direttivo con il sindaco Renzo Galli: «Ci diano la possibilità di sfruttare questi luoghi, così cadono a pezzi»

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RIO MARINA . Sopralluogo, ieri mattina a cala Serengola in pieno comparto minerario, dei componenti del consiglio direttivo del parco nazionale, l’ente sotto la cui giurisdizione ricadono le aree dismesse dall’attività mineraria. Non solo è stato visitato il complesso industriale della cala, attivo fino alla fine degli anni Sessanta; poi abbandonato definitivamente e oggi in assoluto degrado. Ma il team, che era guidato dal sindaco di Rio Marina Renzo Galli, si è spostato anche all’interno delle miniere, raggiungendo le cave a cielo aperto di Venezia e Pistello, sino a monte Calandozio, per poi scendere da La Calcinaia e fare quindi ritorno a Rio Marina. Un tour quasi completo ma esauriente, durato diverse ore, sebbene sotto un sole che non concedeva sconti. «Gli obiettivi che ci eravamo proposti con questa iniziativa – ammette il primo cittadino di Rio Marina – erano quelli di far vedere direttamente ai consiglieri del direttivo del parco nazionale lo stato in cui versano queste zone. Che sono abbandonate, degradate e pure anche dissestate. Per poter raggiungere monte Calandozio ci siamo serviti di un gippone fuoristrada, ma ne è valsa la pena». L’escursione dei membri del vertice del parco nazionale non è stata un’improvvisata. Era stata a lungo pensata e programmata, dopo che era stata inoltrata la richiesta formale da parte dell’amministrazione comunale di Rio Marina durante i lavori dell’ultima convocazione della Comunità del parco, che è l’organo consultivo, d’indirizzo e propositivo dell’ente parco. «Lo scopo principale – rivela ancora il sindaco di Rio Marina – era quello di gettare le basi per avviare le procedure legislative di rivisitazione dei vincoli sotto i quali soggiacciono le aree minerarie che il Demanio dello Stato ha restituito alla comunità riese. Che ne facciamo di queste superfici, se non possiamo intervenire, per toglierle dallo stato fatiscente in cui oggi si trovano? »

Se i componenti del consiglio direttivo hanno accettato l’invito della giunta Galli a visitare i luoghi, la circostanza fa ben sperare che ci sono tutti i presupposti per rivedere le disposizioni di legge ancora vigenti. «Sicuramente il segnale è positivo e fa ben sperare per il futuro», ammette lo stesso Renzo Galli, non nascondendo la difficoltà del percorso e il tempo che ancora dovrà trascorrere per arrivare a recuperare le vecchie cave e miniere a cielo aperto di Rio Albano. Come la dice lunga il fatto che l’equipe abbia visitato per primo gli impianti di cala Seregola. Ultimamente il luogo era salito agli onori della cronaca come probabile sito su cui intervenire per convertire le volumetrie esistenti e realizzarci il primo centro termale di questo versante, utilizzando le acque calde (circa 48 gradi di temperatura) che fuoriescono da un pozzo ricavato a Cavo. «Consideriamo che attualmente cala Seregola è meta di molti bagnanti che risiedono in questo versante dell’isola e anche da molti turisti attratti in questi luoghi dalla sabbia che brilla di minerale. Non ci sono transenne, che impediscono l’entrata negli ambienti quasi diroccati e questo la dice lunga sulla sicurezza e l’incolumità delle persone, incuriosite da queste strutture e desiderosi di conoscere cosa si faceva in questi ambienti». E poi c’è un altro aspetto da considerare. «Li ho portati apposto su monte Calandozio per far ammirare loro il panorama che si scorge da lassù, sia sul canale di Piombino, sia sulla costa sud e nord dell’isola. È un peccato non far godere di quello spettacolo i turisti che giungono a Rio Marina a visitare le miniere. Penso che abbiamo avviate le procedure per rivedere i vincoli. Voglio sperare che ci sia la volontà di tutti a voler andare verso la medesima direzione».

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