Sicurezza
L’uomo ragno ha il teatro nel cuore
Vola sui social il trailer di Spider-Man con la voce narrante di Lorenzo Frediani, dal centro didattico musicale alla scuola di Grassi e Strehler
PIOMBINO.Avventura di quelle che t’inchiodano. Non da meno il video di mymovies. it che la promuove, dove molta parte ce l’ha la “voce narrante”: «Il mondo cambia. Cambieremo anche noi».
A interpretare la recensione di Spider-Man Lorenzo Frediani pochi anni più dell’attore protagonista, che sembra quasi parlare pure della sua di storie visto il coraggio (vero) e la determinazione di seguire il suo talento.
Piombinese, 25 anni, formazione scolastica in città (diploma di liceo scientifico, voto 98/100) nel sangue ha sempre avuto anche altro: «Vero – sorride – Fin dalle medie ho partecipato ai laboratori teatrali, mi hanno aiutato a capire che recitare mi divertiva, mi faceva star bene. Ma le persone che mi hanno fatto nascere una passione vera per l’arte sono state Rossella Canaccini e Viviana Tacchella, in questo prime maestre che ho avuto, e che mi hanno cresciuto e insegnato per dieci anni. Con loro ho passato gran parte della mia adolescenza, e tutti i ricordi legati all’inizio del mio percorso hanno a che fare con la loro scuola: i primi personaggi, le prime imitazioni, i primi sketch. Tutto per me inizia lì, grazie a Vivi e Ross».
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Per poi nella memoria degli amici esibirsi ovunque, da Calamoresca al giardino dei Lombriconi, dov’è cresciuto. «Esperienza di quelle che cambiano – ricorda – sul set del film “La passione”, di Carlo Mazzacurati. Avevo un piccolo ruolo, e che è stato il mio primo confronto col cinema e con dei professionisti. Così dopo il liceo mi sono spostato a Milano per studiare alla scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, fondata da Grassi e da Giorgio Strehler. Lì ho incontrato grandi personalità del mondo del teatro e molti bravi insegnanti, tra i quali Maurizio Schmidt, che considero il mio maestro. Grazie a Milano, città di Strehler appunto, ho visto spettacoli stupendi, cominciato a scoprire veramente il teatro, e iniziato a capire la profondità delle emozioni che questa forma d’arte scatena. Anni fondamentali per la mia crescita, con insegnanti esigenti, momenti difficili e tanto studio».
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Finita la scuola, il lavoro. «E la prima esperienza importante – racconta – lo spettacolo “Candide”, regia di Fabrizio Arcuri, al Teatro Argentina di Roma: primo impegno in una produzione di un teatro stabile, con un regista e un cast di altissimo livello. Lavorare in teatri così grandi ti mostra la complessità della macchina teatrale: vedi lavorare attori, regista, disegnatore luci, musicisti, tecnici, tutti con lo stesso obiettivo, e gli insegnamenti più grandi li trai proprio vedendo lavorare gli altri».
Esperienza all’estero, fatta. «“Mistero Buffo” di Dario Fo, regia di Massimo Navone, al festival di Avignone in Francia – spiega Lorenzo – Ci sono centinaia di spettacoli al giorno, pubblico da tutta Europa e tu reciti nella tua lingua. Un testo come “Mistero Buffo” ti dà la possibilità di fare questo: riesci a far comprendere, e far ridere anche gli spettatori stranieri raccontando la tua storia, solo usando l’espressività del corpo o i toni della voce. Avere un pubblico che non conosce la tua lingua ti costringe a essere completamente “dentro” a ciò che fai ed estremamente chiaro e preciso in ogni momento sul palco».
In scena, formazione continua. «Non mi sono mai confrontato con l’insegnamento, non credo di avere l’esperienza necessaria – aggiunge – ma sono affascinato dall’aspetto tecnico della recitazione. Probabilmente non esiste un unico metodo per recitare, da secoli si dibatte su questo, ma credo che ogni bravo attore ne abbia uno, che ne sia consapevole o no. Per questo sono molto legato agli insegnanti che hanno cercato il più possibile di trasmettermi il loro metodo, di darmi una serie di strumenti e principi, che in molte circostanze aiutano ad avere un punto di partenza solido per cominciare ad affrontare un testo, un personaggio».
Passione e impegno. «Non puoi mai stare in un posto solo, le radici vengono con te – conferma – poi ci sono quei momenti quando vedi uno spettacolo bello ed importante ed è evidente che l’uomo ha bisogno dell’arte, anche in questo momento dove sembra di trovare tutto ovunque. Perché il teatro, il cinema, la musica non sono un’abitudine, spesso rivelano capolavori: è qui che capisci tutto quello che fai, e ti impegni per continuare cercando di dar corpo al progetto che davvero assicura soddisfazione. Attraverso l’arte, il teatro in particolare, l’uomo cerca di raccontare se stesso, di interrogarsi con domande che lo riguardano nel profondo, e per questo una buona parte del mestiere si impara giorno per giorno, osservando la vita. Ci sono spettacoli a cui ti affezioni, perché magari hai un ruolo grande, o molto divertente, o altri perché il progetto ti appassiona di più, ma in generale ciò che ti dà forza è quello che ogni sera cerchi di lasciare nel pubblico. Nella mia breve esperienza mi è capitato che uno spettatore mi abbia ringraziato per averlo fatto emozionare, riflettere, ridere. Forse è solo per lasciare in chi ti guarda quella sensazione che veramente hai scelto di fare questo lavoro».
«Credo di non avere l’età, né l’esperienza per dare consigli saggi a chi è più giovane. L’unica cosa che mi sento di dire... è di andare a fondo nelle scelte che si fanno e cercare il più possibile di stare accanto a chi può insegnarti per imparare al meglio una cosa. Credo che saper fare bene una cosa sia difficilissimo, e mi piace pensare che in futuro (quando finirà la moda di essere allo stesso tempo artisti, politici, giornalisti, poeti, fotografi, chef, cantanti... ) avrà possibilità chi sa fare anche una sola cosa, ma bene. Per questo – sottolinea – sono anni che studio per imparare a farne una». A breve Lorenzo sarà di nuovo a casa per gli affetti, il mare, per prepararsi ai prossimi set che lo aspettano: che sia tv, cinema, web. Piombino in scena con lui.
Gran bel talento. Arrivederci (presto).
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