Il Tirreno

La discarica a 32 metri entro il 2018

di Guido Fiorini
La discarica a 32 metri entro il 2018

Già partiti i lavori di riqualificazione dell’area. E i cattivi odori sono legati al “parcheggio” della spazzatura urbana

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PIOMBINO. I cattivi odori di questi giorni che provengono dalla discarica di Ischia di Crociano, complice lo scirocco, sono figli di una sorta di favore che Rimateria sta facendo a Sei Toscana. Si tratta della “trasferenza”, termine tecnico che significa “parcheggio”, dei rifiuti solidi urbani destinati agli impianti dell’Ato in Maremma, alle Strillaie e a Cannicci. Altre cause sono dovute ai lavori di risistemazione dell’impianto di captazione del biogas, ora in pessime condizioni e anche a un errore nel deposito di parte dei rifiuti, che quindi sono stati spostati. Le ultime due cause saranno eliminate nel giro di pochi giorni, per la “trasferenza” ci sarà da aspettare la fine dell’anno, quando Rimateria, i cui impianti sono fuori dall’Ato visto che trattano rifiuti speciali, non consentirà più il parcheggio dei rifiuti domestici, peraltro dopo aver allungato il favore di un anno.

Le scuse di Rimateria per i miasmi sono l’occasione per fare il punto della situazione con il presidente, Valerio Caramassi. Entro luglio conta di chiudere la cessione della prima quota del 30% delle azioni della società a Unirecuperi di Reggio Emilia anche se, su indicazione dei consulenti di entrambe le parti, per farlo non sarà sufficiente la delibera dell’assemblea dei soci di qualche giorno fa, ma servirà il via libera di tutti e sei i consigli comunali interessati. Con tempi che già si sono allungati di parecchio. La seconda quota del 30% sarà trattata da settembre in poi e ci sono già alcune manifestazioni di interesse.

Presidente facciamo il punto. Partendo dalla situazione che avete trovato.

«Al 16.7.2015, giorno d’insediamento del nuovo management, quello che abbiamo trovato era un’area di circa 40 ettari con quattro discariche, di cui una non autorizzata chiamata “cumuli stoccati in modo incontrollato” e due società: Tap e Asiu. La prima inattiva e la seconda con un debito doppio del fatturato di quell’anno, e una perdita anche nel bilancio 2014 di diverse centinaia di migliaia di euro. Questi sono i dati, pubblici e facilmente ricavabili anche dai numerosi articoli da voi pubblicati negli ultimi due anni. In questo quadro, il mandato del nuovo management prevedeva la risoluzione definitiva del passaggio a Sei Toscana del ramo degli rifiuti urbani, deciso almeno tre anni prima; la riunificazione delle due società in una unica, Rimateria; l’assunzione dell’oggetto sociale della Tap nella nuova società, con gli stessi obiettivi, ovvero la gestione dei rifiuti speciali da cui l’elaborazione di un progetto coerente con l’oggetto sociale; la vendita della maggioranza delle azioni per un totale complessivo del 60%, con l’obiettivo di implementare know how ed esperienza nel settore, oltreché far fronte al debito pregresso senza che questo ricadesse sui cittadini, ma mantenendone pubblico il controllo strategico».

E cosa avete fatto?

«Fin dal settembre 2015 abbiamo elaborato un piano di risanamento finanziario e un “Piano di riqualificazione ambientale e paesaggistica” delle aree in questione; si è tradotto questo in un piano industriale presentato agli enti autorizzatori, alle banche e a Sei Toscana che, con le dovute garanzie, e proprio in funzione della qualità riconosciuta al piano industriale ha potuto prendere in affitto, fin dal 1° di novembre 2015, il ramo dei rifiuti solidi urbani. A gennaio 2016 abbiamo presentato agli enti autorizzatori anche il progetto esecutivo relativo alla variante 4 (rialzo discarica ex Asiu e appoggio alla ex Lucchini) come parte integrante del nuovo piano industriale traguardato al 2025 e, nell’agosto 2016, abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Quindi i dati economici e finanziari sono migliorati e tornati in attivo già nel 2015: Rimateria è una società “in bonis”, come si dice in gergo. Ovvero: crea valore, non lo distrugge. Risanamento finanziario e ambientale sono dunque il perno del nostro piano industriale. L’unica alternativa era il fallimento di Asiu con verosimile trascinamento anche di Tap, con tutte le conseguenze del caso, e la consegna ai posteri di un’area, sulla quale insistevano ed insistono quattro discariche di rifiuti prodotti dalle industrie per decine di anni e lì posizionati, con autorizzazioni, ma anche senza. Quattro, non una sola, cioè quella dell’Asiu. Alta 26 metri, non 10 come era originariamente all’apertura, che verrà portata, come da autorizzazione, a 32 metri».

In cosa consiste il piano industriale?

«Il nostro piano industriale, illustrato in 23 incontri pubblici, uno al mese, è basato su tre linee di business esclusivamente riferite ai rifiuti speciali: riciclo, stoccaggio e trattamento, smaltimento. Come ogni piano industriale ha come riferimento obbligato le leggi, il mercato e il contesto ambientale, sociale, istituzionale nel quale opera. I controlli, nel frattempo sono stati plurimi da parte di Noe, Arpat, Finanza, Forestale e anche interni, essendovi infatti personale specializzato dedicato a tempo pieno. Il contesto ambientale è fatto da una area Sin di circa 900 ettari con problematiche accertate verso le quali Rimateria si sta organizzando per offrire servizi finalizzati, a prescindere dall’evoluzione degli accordi di programma in essere relativamente agli sviluppi industriali che la zona prenderà. Ed è fatto anche, purtroppo, da indubbie sofferenze impiantistiche ereditate quale frutto di pluriennali sofferenze finanziarie. Non a caso, ottenuta l’autorizzazione alla variante 4 il (2 agosto 2016) si è potuto procedere alla emanazione del bando per la vendita delle quote Asiu e Lucchini il giorno 29 agosto 2016, al passaggio del personale e degli asset Asiu a Rimateria (1° settembre 2016), alla messa in liquidazione di Asiu (1° gennaio 2017) e, con le prime risorse introitate, alla immediata messa a gara del ripristino della rete di captazione del biogas e alla regimazione delle acque».

Che tempi avete?

«È previsto che l’utilizzo dei volumi autorizzati come sopraelevazione della discarica ex Asiu termini nell’estate 2018 e sono previsti interventi di mitigazione paesaggistica, lato Geodetica, già in corso. Impatto visivo e impatti odorigeni, oltre alla riqualificazione ambientale, sono stati dunque oggetto di immediato lavoro e di progettazione da parte di Rimateria. L’area delle discariche in questione (non una sola discarica) è, ad oggi, l’unica area dentro il Sin, oggetto di lavori di riqualificazione ambientale e paesaggistica. Prevede investimenti di circa 50 milioni e un aumento dell’occupazione diretta, a regime, di circa 50 unità. Darà lavoro indiretto, per tre-quattro anni, a circa 100 persone. Prevede l’utilizzo di materiali da riciclare (le scorie abbancate nella Li53) e materiali da smaltire. Di certo sarebbe stato paradossale e delittuoso, oltreché finanziariamente impossibile, adoperare materiale di cava anche per la riqualificazione di questa area».



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