Sicurezza
Giocano a calcio e sognano un lavoro
di Claudia Guarino
I migranti ospitati a Villa Gaia, a Suvereto, partecipano al torneo Van Toff e si preparano a un futuro migliore
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SUVERETO. C’è chi sogna di diventare un elettricista, chi desidera portare avanti il suo vecchio lavoro da tappezziere e chi, invece, vorrebbe occuparsi della vendita di automobili. I ragazzi ospitati nel centro di accoglienza di Villa Gaia, a Suvereto, hanno il volto fresco dei vent’anni e lo sguardo accogliente di chi spera in un futuro migliore. Sorridono e scherzano, inciampando, qualche volta, in quell’italiano che hanno appena iniziato a studiare. Il loro insegnante si chiama Edoardo Grandi. Lui è anche il coach, gioca con i ragazzi e li allena per il torneo di calcio a cinque Van Toff. Perché quest’anno alla ventesima edizione della competizione dedicata a Ruggero Toffolutti, organizzata da Uisp Piombino in collaborazione con l’associazione “Ruggero Toffolutti contro le morti sul lavoro”, partecipano anche i richiedenti protezione internazionale di Suvereto. Sono una decina e hanno una squadra tutta loro. Si chiama Rugge 66/Kalo Tan. Perché Kalo Tan significa decimo mese, come ottobre, il periodo in cui la maggior parte di loro è arrivata a Villa Gaia. «Abbiamo partecipato al torneo grazie all’associazione Toffolutti – dice Grandi –. È una bellissima esperienza. I ragazzi sono entrati in contatto con la realtà della competizione e con la sua organizzazione, rendendosi conto che per giocare in una squadra ci sono degli ostacoli da superare, non sempre è tutto facile. Io credo che una tale visione delle cose possa anche essere proiettata, al di là del punto di vista calcistico, nella vita reale. E questo è un insegnamento importante. Abbiamo vinto, comunque, la prima partita. È stata una grande emozione, anche se i match successivi, purtroppo, non sono andati così bene». Ma, al di là dei risultati, la partecipazione al torneo Van Toff è, per i richiedenti protezione internazionale, un’opportunità di integrazione. I ragazzi hanno infatti la possibilità di confrontarsi con la realtà della zona, ritagliandosi uno spazio nell’attività locale ed entrando in contatto con i calciatori delle altre squadre. «Nonostante il Van Toff sia un campionato molto competitivo – afferma Grandi –, da parte dei membri delle altre squadre ci sono stati rispetto e un atteggiamento positivo. Questo è un bel segnale». I ragazzi della Rugge 66/Kalo Tan si allenano a Montioni, una volta a settimana. Il team è formato da dieci persone che si alternano in campo insieme al loro allenatore. E della squadra fanno parte anche tre ragazzi della Vivalda, l’altro centro di accoglienza presente nel territorio di Suvereto. «Per quanto riguarda le nostre attività, le porte sono aperte anche ai ragazzi di altri centri, perché è un bene se tra di loro si stabiliscono dei rapporti», sottolinea Mara Girardi, vicepresidente di Articolo 2, l’associazione che gestisce Villa Gaia. I giovani calciatori sono più o meno tutti concordi nel considerare la partecipazione al Van Toff una bella esperienza, la quale, dice Grandi «potrebbe avere anche un seguito se si presentassero altre occasioni». Per qualcuno giocare a pallone è un modo di passare il tempo, facendo attività sportiva. Qualcun altro ama profondamente il calcio, giocava anche nel suo Paese d’origine e, se ne avesse l’opportunità, gli piacerebbe «diventare un giocatore professionista». Chi parla viene dal Senegal e, mentre pronuncia tali parole, ride, «se Dio vuole» aggiunge. Certo, la strada è difficile, ma «in questo momento mi sento felice, perché giocare è un’opportunità». «È un modo per vedere persone e per farci conoscere», dice un altro ragazzo. Anche perché Villa Gaia è un centro piuttosto distante dai paesi del circondario ed entrare in contatto con la realtà del posto per i ragazzi «è importante – sottolinea Girardi –. Sono stati, ad esempio, al Meeting antirazzista di Cecina e per loro è stata un’esperienza interessante. Per quanto riguarda le attività del centro che vanno oltre il gioco del calcio, invece, abbiamo organizzato un orto, ci sono dei laboratori di espressione artistica, attraverso i quali i ragazzi possono imparare a esprimere il proprio vissuto. Vorremmo anche collaborare con degli agronomi e creare delle iniziative pubbliche con musica e cucina africana. La nostra è un’esperienza recente. Abbiamo avuto delle difficoltà, ma facciamo del nostro meglio». Villa Gaia ospita 19 persone. Otto donne e dieci uomini. C’è anche una bambina. Sta seduta sopra un tavolo e osserva con sguardo attento la vita che le scorre intorno, giocherellando con i suoi capelli ricci e nerissimi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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