Il Tirreno

Sciopero e blocco al Gagno 

di Guido Fiorini

La rabbia dei sindacati per il decreto: «Il Governo non rispetta gli accordi»

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PIOMBINO. Sciopero generale e manifestazione, con presidio, e probabile blocco del traffico, al Gagno (intorno alle 9,30-10). Oggi i sindacati tornano in piazza per protestare contro il Governo e il decreto che, al momento, cambia le carte in tavola rispetto agli accordi per Aferpi e l’applicazione del contratto di solidarietà. Una soluzione in extremis nelle stanze di Roma forse l’hanno trovata (vedi articolo nella pagina a fianco, ndr), ma il decreto che la mette nero su bianco ancora non c’è, per cui la protesta di oggi è stata confermata. Del resto i sindacati e gli operai, ormai esasperati da una battaglia che va avanti da anni e di cui non si vede la fine, vogliono farsi sentire anche in vista dell’accordo sulla ripresa dell’attività produttiva, sul piano industriale e sulla conferma di due anni della Marzano e della “sorveglianza” da parte del commissario Piero Nardi. Anche su questo un accordo pare esserci, ma fino a domani non se ne conosceranno i dettagli. E non è detto che contenga tutte le richieste presentate nell’ultimo incontro a Roma al ministero.

Ieri, nella vecchia stanza del consiglio di fabbrica, teatro di tante battaglie, è stata presentata la manifestazione di oggi: dietro al tavolo c’erano Fabrizio Zannotti, David Romagnani, Lorenzo Fusco, Jonathan Ghignoli, Paolo Cappelli e Daniele Pallini. Voci diverse, ma unite dalla stessa rabbia per un decreto, quello al momento in vigore, che non rispetta gli accordi firmati con il Governo nel giugno di due anni fa.

«L’accordo prevedeva - ha detto Romagnani - 24 mesi più 24 mesi di solidarietà. E a una settimana dalla scadenza il Governo ha fatto un decreto che cambia le carte in tavola, creando un nuovo ammortizzatore che dura sei mesi in meno, scadendo a dicembre 2018, dà in busta ai lavoratori circa 250 euro di media in meno e costa all’azienda 3,2 milioni di euro in più. E, quel che è davvero grave, questi soldi dovrebbero arrivare dall’Inps che, con i tempi che ha, non inizierà a pagare se non fra 6-7 mesi. Ci chiediamo come potranno le famiglie degli operai andare avanti in queste condizioni. E certo non si vede alcuna prospettiva».

«Cinque giorni fa - ha aggiunto Fabrizio Zannotti - eravamo a Roma per l’indotto. E nessuno ci ha accennato che era in preparazione questo decreto. Ora ce lo troviamo fra capo e collo, pur a fronte di un accordo che i lavoratori hanno onorato. Fra l’altro a due giorni dalla scadenza del 30 giugno ancora non sappiamo nulla dell’accordo su piano industriale e continuità produttiva. Per questo andiamo in piazza e siamo pronti anche a manifestazioni più forti».

Il problema è che Aferpi è sostanzialmente ferma, sta lavorando solo un treno su tre, mentre ancora non arriva la nave con i blumi. L’unica attività che si notava ieri affacciandosi alla finestra era di un paio di operai che annaffiavano le aiuole.

«Se a Piombino bisogna morire - ha detto Paolo Cappelli – se la dovranno sudare. Noi certo non molliamo e mi auguro che alla manifestazione di domani ci siano anche i sindaci dei Comuni vicini, visto che molti operai vengono da fuori Piombino».

E sul piatto non ci sono solo gli ammortizzatori: «È chiaro che il 30 l’azienda dovrà dimostrare di avere un piano industriale, di aver almeno ordinato il forno elettrico e anche di far partire a breve logistica e agroalimentare».

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