Gioco
Il sogno del giovane scrittore che non ha paura di aspettare
Trentacinque anni, una laurea al Dams, Simone Pattavina vive a Venturina e ha lanciato una raccolta fondi per riuscire a pubblicare il suo primo libro
Ha lanciato una sfida pubblica per sostenere il suo romanzo attraverso il crowdfunding, raccolta fondi collettiva per sostenere un’idea che ha preso piede negli ultimi anni grazie a Internet. E sta aspettando che il progetto diventi realtà, per dare una svolta alla sua vita con la pubblicazione dell’opera.
Trentacinque anni, venturinese, origini siciliane (il padre ha vinto un concorso delle Ferrovie e la famiglia si è trasferita in Val di Cornia), Simone Pattavina, una passione sfrenata per la narrativa e il cinema, laurea al Dams di Bologna, qualche sceneggiatura scritta durante il liceo e l’università, contatti con varie produzioni e l’attesa di una proposta che non arriva, ha deciso di dedicarsi ai romanzi provando a mandarli in visione alle varie case editrici, avendo come risposta solo la possibilità di una pubblicazione a pagamento. Che ha rifiutato.
«Stavo per arrendermi - spiega - poi ho trovato online la realtà Bookabook (casa editrice in crowdfunding), ho ripreso in mano le pagine che avevo iniziato a scrivere sei anni prima, mi sono proposto, ho passato due selezioni e alla fine mi hanno premiato facendomi partecipare a una delle loro campagne. Per arrivare, come spero, a una pubblicazione».
Quando ha incominciato a scrivere?
«Verso la fine del liceo, perlopiù sceneggiature, con l’idea ingenua che un giorno potessero diventare dei film. Poi ho deciso di iscrivermi al Dams, con la speranza di concretizzare quello che fino ad allora era un hobby».
Scrittura a parte che tipo di rapporto ha avuto con la scuola?
«Ci andavo perché ero obbligato. Ma ero il classico studente di cui gli insegnanti dicevano: "Ha le capacità ma non si applica per sfruttarle al massimo". Parole che mi hanno accompagnato da sempre e mi accompagnano tuttora».
[[atex:gelocal:il-tirreno:piombino:cronaca:1.15543534:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15543534:1652374682/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ha mantenuto le amicizie con i suoi compagni?
«Alcune le ho mantenute e coltivate e sono stati proprio i miei compagni di scuola i primi sostenitori del mio progetto».
Lei è un sognatore o uno con i piedi per terra?
«Un sognatore che spesso entra in conflitto con la vita di tutti i giorni».
Vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
«Sono pessimista, ma il mio è un pessimismo ragionato».
A trentacinque anni non ha ancora un lavoro. Per scelta o per mancanza di occasioni?
«Ho coltivato la passione per la narrativa e la scrittura per il cinema, come se fossero le uniche due strade da seguire, anche se a volte vedo l’assurdità della cosa, in un mondo che cerca legittimamente strade più concrete. E ho inseguito il mio sogno tralasciando altre possibilità... Non so se riuscirò nell’impresa e in ogni caso saranno i risultati a dirmi che cosa fare in futuro».
Vive ancora in famiglia. Anche questa è una scelta?
«Un po’ una scelta, un po’ un obbligo, dal momento che non ho un lavoro».
Appartiene in pratica alla categoria di quei giovani adulti definiti da Tommaso Padoa-Schioppa "bamboccioni"?
«Se si ritiene che si debba seguire un percorso di vita stabilito da altri, con step precisi in precisi momenti della vita, allora io rientro in quella infelice categoria. Lascio comunque agli altri la possibilità di giudicarmi o giudicare le persone e le loro scelte, per quanto possano sembrare assurde. Per ora sono così, prendere o lasciare».
E' figlio unico?
«No, ho un fratello, laureato in giurisprudenza».
Dal momento che i suoi progetti puntano sulla narrativa e sul cinema non le stanno strette Venturina e la Val di Cornia?
«A volte un po’, ma non abbastanza da convincermi a vivere altrove».
Ha una ragazza?
«No. Sono single».
È un solitario?
«Desidero prendermi i miei spazi, anche se dipende tutto dal momento in cui vivo».
Cosa fa nel tempo libero visto che ne ha parecchio?
«Scrivo, leggo, guardo le serie tv: mi piacerebbe scriverne una. E da tre anni coltivo la passione per la fotografia, che spero di poter approfondire sempre di più, compatibilmente con le mie capacità, riuscendo a fare anche qualche lavoro».
Quali sono gli scrittori che ama?
«Passo da un genere all’altro, secondo l’umore. Mi piacciono romanzi di Stephen King, quelli di James Ellroy; amo lo stile di Hemingway, il fascino del mistero dei libri di Carlos Ruiz Zafon. Ho seguito con passione la saga di Arturo Bandini di John Fante, ma mi sono appassionato anche a libri come "Espiazione" di Ian McEwan, "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee, "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Peter Cameron, tutta la saga di Harry Potter della Rowling, i libri di Donato Carrisi e "Furore" di John Steinbeck».
La prima lettura della vita?
«"Il giro del mondo in ottanta giorni" di Jules Verne, letto e riletto in seconda media».
E il film?
«Non ricordo bene. Probabilmente qualche classico di Walt Disney. Il primo film visto al cinema però è stato "Jurassic Park", mentre mi hanno letteralmente folgorato "Forrest Gump" e "L’attimo fuggente", due storie con una nota malinconica che ben mi rappresenta».
Che rapporto ha con Internet?
«Buono. È un mondo fantastico con possibilità immense, attraverso cui si possono condividere opinioni e visioni, si può muovere la solidarietà in modo pratico e veloce, ci si può informare e rimanere in contatto le persone. Ma è soltanto una base di partenza, perché poi il rapporto reale è qualcosa di insostituibile. Senza contare che c’è il rovescio della medaglia: gli haters, la disinformazione, la pirateria che affanna i creativi, il distacco nei rapporti interpersonali...Per quanto mi riguarda uso Internet come passatempo e come mezzo di informazione, mentre, a causa del mio carattere schivo, non sono molto social».
Il romanzo che vorrebbe pubblicare è una specie di giallo. Come mai ha scelto questo tema?
«"Virginia e l’assassino" è un thriller ma anche un romanzo adolescenziale. È la storia di Virginia, 15 anni e una sorella sparita nel nulla. Un fatto tragico che crea una spaccatura nel suo carattere e nella sua vita. Schiva e taciturna, passa le giornate senza amicizie coltivando un bel rapporto coi nonni, mentre i suoi genitori soffrono sempre di più la crisi della perdita di una figlia. Il mistero all’interno di un libro è un espediente per attirare l’attenzione del lettore, anche se la cosa più importante sono i personaggi, con la loro evoluzione, la loro crescita, le loro paure e le loro difficoltà. Scegliere come protagonista del mio romanzo una adolescente, mi ha permesso di narrare un racconto di maturazione attraverso delle difficoltà, cosa stimolante dal punto di vista narrativo, ma anche da quello umano».
E la scelta del thriller?
«È una forma che mi ha spinto a creare una tensione naturale e necessaria nel rapporto che la storia stessa ha con il lettore ed è stato uno stimolo forte a livello di scrittura. Il mondo degli adolescenti poi è un mondo che ho sempre amato, un periodo di crescita in cui le emozioni scoppiano in modo potente. Cosa interessante anche dal punto di vista narrativo».
Si è ispirato a qualcuno in particolare o il suo thriller è solo frutto di fantasia?
«Qualche anno fa lessi "Amabili resti" di Alice Sebold, emotivamente forte e un po’ malinconico. Mi piacque e pensai che sarebbe stato interessante scrivere qualcosa del genere, elaborando la mia storia, pur se in modo diverso. Spero di essere riuscito a fare qualcosa di buono, ma questo lo dovranno decidere i lettori. A loro l’ardua sentenza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
