Il Tirreno

Ecco la sentenza sul canile: 45 cani da spostare in 8 giorni

di Guido Fiorini
Ecco la sentenza sul canile: 45 cani da spostare in 8 giorni

Il Comune perde il ricorso sulle “eccessive emissioni sonore”  e il Tribunale fissa termini molto stretti. Chiarei: «Lo faremo, ma sono deluso»

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PIOMBINO. 45 cani da spostare entro otto giorni, cinquanta euro di multa dal nono giorni in poi se gli stessi resteranno dove sono adesso: è stata depositata ieri l’ordinanza del tribunale che impone al Comune di chiudere l’attuale canile. Anche se, in realtà, alcuni servizi, con un massimo di cinque cani, potranno restare. Il Comune cercherà una soluzione immediata in giunta, in attesa che sia pronto il “canile minimo” previsto non più a Fiorentina ma a Montegemoli (600mila euro il costo). Proprio giovedì prossimo, 29 giugno, andranno in consiglio l’approvazione del progetto esecutivo e l’adozione della variante al Pip (Piano insediamenti produttivi) di Montegemoli: in quella zona, infatti, un canile non sarebbe previsto.

L’ordinanza. Il Tribunale di Livorno ha rigettato il reclamo del Comune di Piombino contro l’ordinanza (risale al 10 ottobre 2016) con la quale aveva imposto di risolvere entro novanta giorni il problema delle “immissioni sonore superiori alla normale tollerabilità” dal canile comunale. Quindi il giudice, a otto mesi da quella sentenza, impone al Comune “lo spostamento dei cani eccedenti il numero di cinque. Spostamento da eseguire immediatamente e comunque non oltre 8 giorni dalla comunicazione del Tribunale”. L’ordinanza dispone anche che, in caso di mancata ottemperanza all’ordine, sia l’ufficiale giudiziario a provvedere a eseguire facendosi assistere da ditta di sua fiducia e, al limite, anche della forza pubblica, con spese a carico del Comune. E il Tribunale, in chiusura, condanna il Comune di Piombino a pagare 50 euro al giorno, per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del provvedimento a decorrere dal nono giorno successivo alla comunicazione. Le altre spese, tutte a carico del Comune, sono 1700 euro per la fase di studio, 800 euro per la fase introduttiva, 1800 euro per la fase istruttoria, 1150 euro per la fase decisoria.

La replica del Comune. L’assessore Marco Chiarei chiarisce che il Comune rispetterà l’ordinanza. Le modalità saranno decise in giunta. Ma non fa troppi giri di parole per dire che la sentenza non la condivide.

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«Abbiamo ricevuto questa mattina (lunedì 26) – scrive in una nota – la sentenza sulla causa intentata dall’avvocato Alessandro Napoleoni contro il Comune per il disturbo del canile. Ci riserviamo nei prossimi giorni di approfondirne i contenuti, ma a mio avviso è una sentenza ingiusta. Il Comune di Piombino però è un’istituzione seria e quindi rispetterà i contenuti del dispositivo del collegio giudicante del Tribunale di Livorno. Mi domando però, e sono legittimato a farlo come amministratore che deve tutelare l’interesse generale, come sia possibile imporre l’obbligo di spostare 45 cani in solo 8 giorni. Desta un certo stupore un passaggio della sentenza nella quale si definisce “congruo” il termine di 8 giorni laddove si legge testualmente: “in considerazione dell’arco di tempo già trascorso nella pendenza del procedimento”. In sostanza, seguendo questa strana logica, il Comune avrebbe dovuto già trasferire i cani anche in assenza di sentenza. Quindi qualsiasi cittadino può comprendere facilmente che se c’è un dibattimento in corso, un’amministrazione pubblica, o anche un privato cittadino, non può certo attuare misure per le quali non ha nessun obbligo. Ci si difende e si aspetta una sentenza, dopodiché devono essere prescritte misure realmente attuabili».

«I cani non sono un pacco di scartoffie da caricare su un camion - continua Chiarei -  ma esseri viventi che reclamano diritti e su cui le normative vigenti si sono espresse chiaramente. Imporre un trasferimento in 8 giorni, sommato al fatto che tra pochi mesi avremo un nuovo canile, significherebbe infliggere un evidente maltrattamento ai nostri cani. Il collegio giudicante non ha considerato alcuna delle argomentazioni del Comune, anche in materia di un eventuale trasferimento dei cani e su cui, proprio all’ultima udienza, aveva portato dati oggettivi, che dimostravano che tale sciagurata eventualità avrebbe richiesto tempi e modalità di svolgimento tutt’altro che rapidi. Mi sento anche preso un po’in giro dato che da molti mesi il Comune ha svolto un lavoro eccezionale. Infatti abbiamo rispettato tutti gli impegni che nel dibattimento ci venivano via via richiesti, soprattutto in termini di certezza di realizzazione del nuovo canile. Lo abbiamo fatto producendo atti formali: al 30 novembre prossimo avremo la nuova struttura. A nulla è servito. Questa causa aveva avuto il merito di accelerare la realizzazione del nuovo canile ed era un elemento vincente per tutte le parti in causa. Invece c’è stato un accanimento incomprensibile che però ha avuto pieno accoglimento nella sentenza. Così va il mondo. Non sono servite neanche le molte firme raccolte dai cittadini e dagli abitanti dello stesso quartiere dove abita il ricorrente. I giudici non le hanno considerate. In conclusione il Comune dovrà attuare quanto prescritto dal collegio giudicante ma davvero l’amarezza, il senso di frustrazione e la sensazione di aver subito un’ingiustizia rimangono forti».
 

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